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	<title>Lo stilita migratore &#187; non di solo pane</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Sogno</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 18:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell'esame e nell'interpretazione di sogni coerenti e rigorosi, occorre vagliare attentamente il fatto, sinora a quanto pare trascurato, che la loro verità è quasi sempre poco soddisfacente: perché, quando richiamiamo alla memoria un sogno, colmiamo e integriamo, senza farci caso o senza volere, le sue lacune. Raramente e forse mai un sogno coerente è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Sogno">Nell'esame e nell'interpretazione di sogni coerenti e rigorosi, occorre vagliare attentamente il fatto, sinora a quanto pare trascurato, che la loro verità è quasi sempre poco soddisfacente: perché, quando richiamiamo alla memoria un sogno, colmiamo e integriamo, senza farci caso o senza volere, le sue lacune. Raramente e forse mai un sogno coerente è stato così coerente in realtà come ci appare nel ricordo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Sogno">Peter Jessen</a></cite>.</small></div></div><p>Un androne ampio, sostenuto da larghe colonne di marmo. La luce proviene dal portone aperto alle mie spalle, e il vociare dei passanti fa da sfondo alla conversazione che sto tenendo.</p>
<p>&#8211; Ormai conosco le vostre intenzioni, e non vi lascerò portare a termine il vostro piano.</p>
<p>Il mio interlocutore è un uomo incappucciato, che mostra solo un mento sbarbato e un naso prominente. Dietro di lui, appoggiati alle colonne, altri quattro uomini ascoltano, ghignando.</p>
<p>&#8211; Ah sì? Quanto coraggio, quanto coraggio… E dimmi, sai già come riuscire a ostacolarci? Anzi, sai già come uscire vivo da quel portone?</p>
<p>&#8211; Ovviamente si. Non sono uno sprovveduto, e ve ne accorgerete presto.</p>
<p>Ma in quel momento un suono basso e vibrante inizia a riecheggiare per la città, proveniente da un punto molto lontano, sul mare, come se centinaia di corni suonassero tutti assieme. La città ammutolisce e anch&#8217;io vengo preso da un timore ancestrale mentre il mio interlocutore allarga ancora di più il suo sorriso.</p>
<p>&#8211; E dimmi, tu che non sei uno sprovveduto, lo sai cos&#8217;è questo suono?</p>
<p>&#8211; No, non ne ho idea. È opera vostra?</p>
<p>&#8211; Non del tutto. Vedi, a questo mondo ci sono molte cose meravigliose, grandi e piccole. Le grandi, soprattutto, sono interessanti. Ci sono i Giganti, per esempio. Poi cose ancora più grandi, come i Gargantua. E poi cose ancora più grandi, come i Titani. Come lui. Vai pure, ragazzo, vai pure. Passerai delle ore… Sì, <em>interessanti</em>.</p>
<p>Indietreggio verso il portone, gli incappucciati si limitano a osservarmi e ridere. Fuori ci sono capannelli di persone che parlottano, ma la maggioranza delle persone sembra calma, come se sapesse cosa la aspetta. Chi si fa prendere dall&#8217;agitazione di solito ha vestiti da forestiero, come me. Mi incammino verso destra, lungo la strada che curvando a sinistra conduce verso il porto. Le facciate di pietra dei palazzi riflettono il cupo suono che lentamente si sta facendo via via più forte. Quando sento uno stralcio di conversazione illuminante mi fermo ad origliare per qualche istante, sono degli abitanti della città che spiegano la situazione ad un forestiero.</p>
<p>&#8211; …È un Titano, qualcuno l&#8217;ha richiamato. Succede con una certa frequenza.</p>
<p>&#8211; Di solito non fa danni, solo che uccide chiunque non suoni qualcosa mentre lui si avvicina.</p>
<p>&#8211; Suonare? Ma state scherzando?</p>
<p>&#8211; No, no, siamo seri. Bisogna suonare qualcosa, qualsiasi strumento.</p>
<p>&#8211; O cantare, va bene anche cantare. Ma allora bisogna farlo bene.</p>
<p>Mi allontano, riprendendo il mio cammino verso il porto. La situazione mi sembra surreale, ma intorno a me ci sono capannelli di persone sempre più numerosi che tirano fuori ogni sorta di strumento musicale e cominciano ad accordarli. Altri gruppetti si stanno accordando per creare dei cori e distribuirsi le parti, ma cantano canzoni che non conosco. E non ho nessuno strumento.</p>
<p>Mentre cammino preso nei miei pensieri incrocio il Gira che mi fa segno di seguirlo. Mi avvicino a lui, e nella cacofonia che pian piano sta prendendo piede riesce solo a dirmi</p>
<p>&#8211; Seguimi, in sede abbiamo due flauti.</p>
<p>Vorrei chiedergli di più, ma un tizio che sta provando un buffo fischietto mi taglia la strada e mi fa allontanare da lui. La calca mi impedisce di riavvicinarmi abbastanza per continuare a parlare, ma la sede è sempre sulla stessa via che conduce al porto e quindi riesco a seguirlo, seppur con difficoltà. Prima di arrivare, però, troviamo Bomba sul nostro cammino, e il Gira fa segno anche a lui di seguirci.</p>
<p>Finalmente arriviamo alla sede, una piccola stanza a pianoterra, sull&#8217;angolo tra la strada principale e una sua traversa. I muri che fanno angolo sono in legno, e le due porte hanno vetri impiombati. Entriamo tutti e tre, e il Gira da un cassetto di un canterano tira fuori i due flauti. Poi, senza dire nulla, piega a triangolo tre pezzi di stoffa e ce li porge, in quello che sembra essere una sua versione del gioco delle pagliuzze. In qualche modo però capisco che sta barando, perché vuole lasciare i due flauti a me e a Bomba, e questo non lo posso tollerare: sapendo che comunque non sarei riuscito a discutere con lui mi limito a uscire rapidamente dalla porta abbandonandoli entrambi all&#8217;interno, e torno a dirigermi verso il porto.</p>
<p>La strada finisce alle mura della città, e il porto è poco più fuori, in fondo ad una discesa. All&#8217;orizzonte, il mare. Il suono è sempre più forte, ma ancora non si vede nulla di strano; tutto attorno la gente continua a provare la sua personale esecuzione, e io mi appoggio alla colonna della guardiola al lato della porta della città, meditando sul da farsi. Ma alcune persone che stanno entrando con fare circospetto nella base della torre di guardia, alle mie spalle, attirano la mia attenzione. Sono un gruppetto numeroso, e sbirciando vedo che stanno aprendo una botola all&#8217;interno della torretta stessa. Decido di seguirli, anche se ad una certa distanza, e lo stesso fa altra gente alle mie spalle. La botola si apre su una rampa di scale di pietra che conduce ad un tunnel sotterraneo sviluppato verso il centro della città, e dopo un centinaio di metri arriviamo ad un grosso salone sotterraneo. Al centro, su uno spoglio altare, c&#8217;è un piccolo scrigno dorato, custodito da quattro draghi lucertoloidi di colori differenti. Il gruppo che sto seguendo si è disposto a ventaglio e quattro dei componenti avanzano suonando degli strumenti a fiato che non riesco a vedere ne sentire, ma i draghi cadono immediatamente a terra morti. Un quinto uomo, sorridendo, avanza verso lo scrigno e lo mette in una bisaccia. A questo punto tutti gli uomini davanti a me, una ventina di elementi solo ora mi accorgo essere, tirano fuori dalle loro saccocce delle tuniche da confraternita bianche con gli orli dorati, e si organizzano in un lato della sala posizionandosi come un coro. Io e tutta le gente che li aveva seguiti, capendo che comunque anche loro non hanno modo di opporsi al titano, ci facciamo avanti e ci mischiamo alla confraternita, senza che nessuno di loro ci dica nulla, ed aspettiamo.</p>
<p>Dopo pochi minuti l&#8217;eco di passi calmi e cadenzati rimbomba lungo il corridoio, fino a quando un uomo con la barba ben curate e dai vestiti semplici ed eleganti, in tonalità di verde, entra nella sala, con le mani giunte dietro la schiena. È il Titano, ha preso forma umana ma lo possiamo sentire, non c&#8217;è ombra di dubbio, e infatti il coro comincia a cantare un pezzo di Sting, <em>Desert Rose</em> forse. Il Titano ascolta sereno, ma molti degli imbucai non conoscono la canzone e si limitano a boccheggiare a tempo. Il coro è diretto dall&#8217;uomo che si era impossessato dello scrigno, e alla fine dell&#8217;esecuzione si rivolge serenamente verso il Titano:</p>
<p>&#8211; Questa era l&#8217;introduzione, ma sfortunatamente molti sconosciuti si sono intrufolati nel nostro coro rovinandone l&#8217;esecuzione. Se volesse essere così buono da concederci il tempo di isolarli ed allontanarli potremo poi proseguire degnamente con gli altri pezzi.</p>
<p>Il Titano accondiscende bonariamente con un lieve cenno della testa al che tutti gli intrusi vengono allontanati e spinti dall&#8217;altra parte della sala. Ma sento il maestro dire ai suoi coristi:</p>
<p>&#8211; Se c&#8217;è qualcuno che conoscete fatelo pure rientrare.</p>
<p>Mi volto verso il coro e vedo che al centro c&#8217;è di nuovo il Gira, anche se non ha la tunica e spicca come una mosca nel latte. Io sono speranzoso, ma quando arriva il suo turno chiama una persona vicino a me, che io non conosco per nulla; poi, però, tira una gomitata ad un corista vicino, mi indica e mi fa chiamare da lui. Io tutto felice rientro nel coro, ma mentre prendiamo l&#8217;accordo iniziale mi accorgo di essere finito tra i tenori invece che tra i bassi…</p>
<p>…e mi sveglio.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il sogno del cavaliere", di Raffaello Sanzio</h2><span>Di rado mi capita di fare sogni in cui io sia protagonista. E mai mi è successo di vivere un'avventura così complessa e logicamente connessa. Ho intenzione di provare a farla illustrare da mia sorella, perché c'erano un sacco di dettagli visuali interessanti e lei vorrebbe provare a trasporla in fumetto... Credo possa essere interessante, e cercherò di farle un menabò.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2011/05/sognodelcavaliereraffae-300x295.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Horror vacui</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 20:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi? Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh? Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti? Dice: “Non si può”. Ah, no? “No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco. “Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.stukhtra.it/?p=2407">“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi?
Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh?
Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti?
Dice: “Non si può”. Ah, no?
“No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco.
“Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire.
Dice: “Ma scusa, se quelli là verificano tutto…”. Embé?
“…se verificano tutto”, dice, “dove finisce lo sguardo incantato?”. Cominciano a girarmi. Che c’entrano lo sguardo incantato e la poesia e…?
Dice: “C’entrano eccome! Tu guardi le stelle e pensi che influenzano la tua vita… il macrocosmo e il microcosmo si toccano attraverso le energie sottili… e ti senti parte del Tutto e…”. Stronzate.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.stukhtra.it/?p=2407">Stukhtra</a></cite>.</small></div></div><p>Più volte &#8212; troppe volte &#8212; mantenendo questo blog mi sono trovato nella fastidiosissima situazione di voler scrivere qualcosa ma realizzare di non aver nulla da dire: a volte ho trovato un <em>escamotage</em> per dire qualche banalità e parlare subito dopo del problema della mancanza di contenuti (producendo quindi un <em>forbito polpettone di nulla</em>, secondo la nomenclatura di un mio amico), altre volte mi sono limitato a fissare questo editor vuoto per alcuni minuti e gettare la spugna, per ributtarmi nel vorticoso fluire di una vita monotòna e tranquilla. Ora la situazione non è certo differente: ho prodotto un <em>incipit</em> non certo memorabile, sperando che potesse pasturare il campo e attirare pensieri più corposi, ma se pur la speranza è l&#8217;ultima a morire bisognerebbe comunque evitare l&#8217;accanimento terapeutico.</p>
<p>Fallito l&#8217;approccio &#8220;provatela che magari ti va bene&#8221; cerco di attuare una strategia più rigorosa e squisitamente scientifica: analizzare la situazione per capire quale sia stato l&#8217;evento scatenate di questo ennesimo bisogno di comunicare. Uso l&#8217;indicativo presente con il precipuo scopo di confondere il lettore, perché in realtà il progetto sopra esposto non è uno strumento per ottenere un <em>concept</em> bensì un mezzo per raggiungere uno scopo e la sua elucubrazione non è avvenuta contestualmente all&#8217;atto dello scrivere &#8212; come il tempo verbale darebbe ad intendere &#8212; ma si può situare nello spazio bianco tra questo paragrafo e il precedente. Ma abbandoniamo questo inutile gioco di introspezione del testo e introduciamo il concetto che l&#8217;opinabile figura retorica voleva esprimere: su chi posso scaricare la colpa di avermi ridato il prurito alle dita.</p>
<p>Da qualche tempo seguo su Facebook una pagina che mi sta dando molte soddisfazioni: <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Cinismo-mon-amour/122660451083368" target="_blank">Cinismo mon amour</a>; per chi non voglia, non possa o non debba avventurarsi tra le pagine di FB posso dire essere sostanzialmente una raccolta di aforismi e <em>divertissement</em> squisitamente dissacranti e, manco a dirlo, cinici. Una pagina dai contenuti talmente ben scelti da riuscire a scardinarmi dal mio consueto stato di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lurker" target="_blank">lurkeraggio</a> e farmi scrivere qualche commento qua e là. Una pagina talmente ben scritta da farmi nascere il desiderio di produrre qualcosa che potesse finire lì sopra, maledizione. Ma come succede sempre quando un tuo amico sta impostando i volumi del microfono e ti dice all&#8217;improvviso &#8220;di&#8217; qualcosa&#8221;, l&#8217;afasia diventa tua compagna fino a quando non ti dice &#8220;va bene l&#8217;<em>uno due tre prova</em>&#8220;; ed eccomi qua, frustrato perché ti sembra che Wilde, Twain, Churchill e compagnia cantante abbiano detto tutto quello che c&#8217;era da dire, e te rimani lì a masticare delle banalità che normalmente non etichetteresti nemmeno come &#8220;facezie&#8221;.</p>
<p>Lo stacco di paragrafo dovrebbe ormai avervi fatto capire che mi sono soffermato a pensare al seguito. Un&#8217;ennesima pulsione introspettiva (e il prossimo passo sarà una colonscopia, se non mi fermo) mi ha portato a pensare alle meccaniche con cui produco, parlando, le mie solite freddure e battute varie, realizzando come, in larga misura, mi limiti ad attingere ad un grosso serbatoio di roba già vista o letta mischiandola e attualizzandola; il che sarebbe indubbiamente positivo, se fosse solo un completamento della produzione, ma sfortunatamente è preponderante. E fa sempre un po&#8217; male, quando ti rendi conto di non sapere fare bene una cosa che invece pensavi di dominare egregiamente.</p>
<p>Ma tutto questo elucubrare, alla resa dei conti, mi porta qualcosa di buono? No, decisamente no. Non sarà certo grazie ad una maggiore autocoscienza che riuscirò a superare i miei (evidenti) limiti. Rimarrà tutto una &#8212; e passatemi il francesismo &#8212; sega mentale, con l&#8217;unico effetto positivo dato dall&#8217;aver riempito un vuoto comunicativo che durava da un sei mesi circa (dovrei controllare, ma credo sia la pausa più lunga che mi sia mai preso). Forse porterà qualche sparuto visitatore, giusto perché ho intenzione di notificare l&#8217;esistenza di questa pagina a colei che a quanto dice è la creatrice di <em>Cinismo mon amour</em> (a te, solo a te, un piccolo inciso: <strong>non</strong> ti sto chiedendo di far girare il link, nè in maniera implicita nè esplicita: sei citata, andavi informata, punto. Poi, ovviamente, fai come ti pare), ma nulla di più. Alla fine qualcosa da dire salterà fuori… non c&#8217;è da fasciarsi la testa: come diceva un tale, &#8220;la situazione è grave, ma non è seria&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"I mangiatori di patate", di Vincent Van Gogh</h2><span>Ho sempre pensato che la conversazione languisse un po', a questa tavola.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2010/06/mangiatoripatate-300x216.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
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		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?» Il tenente annuì. «Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»Tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Marstenheim</a></cite>.</small></div></div><p>Mi accingo ad un lavoro drammaticamente pericoloso: provare a scrivere una critica ad un libro consigliato da <a title="Gamberi Fantasy - &quot;vi farò pescatori di gamberi&quot;" href="http://fantasy.gamberi.org" target="_blank">Gamberetta</a>. Forse non tutti i lettori sono in grado di capire questo mio timore, ma chi la conosce e segue il suo blog (anzi, il Suo) sa a cosa sto andando incontro; la maggioranza ha però i suoi diritti, e quindi introdurrò brevemente colei che mi ha introdotto al libro di cui in oggetto.</p>
<p>Scoprii Gambery Fantasy per puro caso, onestamente non ricordo nemmeno più come; forse grazie al celeberrimo <a title="Recensione a Nihal della Terra del Vento" href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/" target="_blank">post sulla Troisi</a>, ma non è questo il punto. Sta di fatto che, dopo essermi letto alcune delle più belle stroncature della mia vita, l&#8217;ho inserita tra i miei feed… e mi si è aperto un mondo. Senza esagerazione: voi lo sapete cosa vuol dire scrivere bene? Si? Anch&#8217;io lo pensavo, e ho scoperto che toppavo alla grande; quasi vent&#8217;anni di istruzione obbligatoria mi avevano dato un sacco di nozioni ma non la capacità di capire cosa sia in effetti la scrittura. Non sapevo stabilire se una frase fosse scritta bene o male, peggio che mai un testo complesso come un&#8217;opera di narrativa: l&#8217;ignoranza crassa delle regole della scrittura mi impediva di distinguere tra un buon testo e uno cattivo. Non che ora sia miracolosamente migliorato, ovvio, anzi son quasi sicuro di non essermi spostato di una virgola, ma almeno ho la concezione di cosa occorra guardare, di quali siano i <em>point-of-failure</em> più comuni, oserei dire del <em>Bene</em> e del <em>Male</em>. Ma forse sto trascendendo.</p>
<p>Ora tutti voi potete capire. Gamberetta, oltre che di libri, ha parlato anche di critiche; io ricordo di averlo letto, quell&#8217;intervento. Ricordo di aver annuito con fare convinto mentre lo leggevo, e mi ripetevo &#8220;giusto, giustissimo, ora non cadrò più in questo errore&#8221;. Sto leggendo anche i suoi sunti sulla scrittura creativa, e anche lì annuisco come un dromedario ubriaco. Ma come tante altre cose nella vita, mi entra da un occhio e mi esce dall&#8217;altro; ora rileggo quello che ho appena scritto e percepisco di essere andato contro le Sue direttive, ma non ricordo a quali. Ho però solo più mezz&#8217;ora di tempo per finire questo articolo, quindi mi assumo il rischio di venire sbriciolato e ridotto al rango di mangime per il krill, sospiro e proseguo.</p>
<p>Marstenheim, stavamo dicendo. Partiamo dalle cose semplici e diciamo che è un buon romanzo. Un <em>ottimo</em> romanzo, se nonostante quanto scritto sopra il mio parere ha ancora un valore. L&#8217;ambientazione è strana al punto giusto: nelle sue fondamenta è realistica abbastanza da poter essere visualizzata senza problemi, e questo permette di concentrarsi sugli elementi anormali. Per capirsi, è molto più facile immaginare uno zombie che cammina in una cittadina terrestre degradata, piuttosto che immaginare uno zombie che cammina in una città alveare sottomarina di una civiltà extraterrestre di cefalopodi pentapodi, no? Le razze dominanti sono due, umani e saxxon; i saxxon sono i più interessanti perché sono identici agli uomini, fisicamente e cerebralmente. In effetti è un punto che mi è rimasto un po&#8217; oscuro, e mi riprometto di rileggere il libro con più calma per capire se sono stato distratto io o meno: perché sono identici? In un libro in cui a tutto viene data una spiegazione se non scientifica almeno <em>coerente</em> (tranne un paio di scene, in cui la mancanza di spiegazione viene giustificata dall&#8217;effetto narrativo) questa mi risulta una pecca abbastanza pesante. Rarefatti all&#8217;inizio ma soverchianti alla fine sono gli zombie, tipologia di creatura che non mi è mai stata molto simpatica ma che qua, a tratti, sa offrire delle scene godibili. Abbiamo poi gli Uomini Ratto, estremamente ben resi, coerenti e drammaticamente simpatici, da un certo punto di vista i veri protagonisti dell&#8217;ambientazione. Da ultimi, per numero ma non per importanza, due o tre vampiri; vampiri seri, intendiamoci: nessuna insana passione per il glitter sottopelle.</p>
<p>La narrazione avanza seguendo più linee narrative che si incrociano con la giusta rarità: ciò non toglie che lo facciano, comunque, e il gran bailamme finale avviene in maniera naturale e senza forzature. Gli incontri fortuiti sono pochi, il che è un bene, e ogni gruppo si muove coerentemente alle proprie conoscenze e alle proprie tradizioni. I personaggi sono ben delineati, con caratteri differenti mostrati anche loro con coerenza e continuità per tutta la storia. Onestamente ricordo pochissime descrizioni fisiche, ciononostante le fisionomie dei protagonisti mi sono ben chiare nella mente, evidentemente sono state fatte nella maniera criptica che consigliava anche Asimov (se non ricordo male, ovviamente): introducendo il personaggio dare solo due o tre caratteristiche salienti e indispensabili per avere un&#8217;idea, e poi col proseguire della narrazione accennare distrattamente a qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Non voglio proseguire oltre in questa analisi. Anzi, a voler essere sinceri non sono proprio in grado. Il proposito di questo intervento era dichiaratamente di fare pubblicità sia a un blog che seguo con piacere sia ad un libro che ho letto con estrema soddisfazione. Però altre due righe sulla distribuzione le voglio proprio aggiungere. Marstenheim è <em>gratis</em>, magica parola per noialtri genovesi col braccino corto. Onestamente non sono ancora andato a spulciare sul blog dell&#8217;Autore per indagarne il motivo, ma non faccio fatica ad immaginarlo: il mondo editoriale italiano è una palude mefitica, e lo dico sia da ex-libraio che da ex-aiuto-vice-sostituto-editore; è sostanzialmente impossibile farsi pubblicare per i propri meriti letterari se non pagandosi le stampe. Gamberetta ha discusso con ottime argomentazioni su questa piaga sociale e non mi pare il caso di ripeterle peggio qua (avrei messo il link al post ma proprio non riesco a ritrovarlo). Alla resa dei conti, un libro autofinanziato nella migliore delle ipotesi va a pareggiare le spese (ovviamente per l&#8217;autore; l&#8217;editore ci guadagna, eccome se ci guadagna): alla luce di questo semplice fatto la distribuzione gratuita sotto licenza <a title="Licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ " target="_blank">Creative Commons by-nc-sa</a>, oltre che essere eticamente encomiabile è anche economicamente molto furba, e spero che possa portare all&#8217;Autore quella fama che, onestamente, merita. E ricordiamo che la fama è più facilmente monetizzabile di un buon libro.</p>
<p>Due parole in conclusione? Leggetelo. Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/" target="_blank">articolo di Gamberetta</a> trovate il libro in più formati che non sul <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html" target="_blank">sito di Angra</a>. Scaricatelo, fatelo scaricare, fate in modo che la gente ne parli. Se questo modo di scrivere e farsi leggere prende piede, forse potremmo cominciare ad avere del fantasy italiano degno di tale nome.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giudizio di Paride", di Pieter Paul Rubens</h2><span>Drammatico riuscire a giudicare con giudizio quando sei di bocca buona; peggio che peggio, se poi devi pure giudicare del bello.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/12/rubens-il_giudizio_di_paride.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Era da molto che non ci incontravamo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sí qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.Tratto da "Non chiederci la parola" di E. Montale.&#8211; Era da molto che non ci incontravamo. &#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">"Non chiederci la parola" di E. Montale</a></cite>.</small></div></div><p>&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.<br />
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.<br />
&#8211; Tu mi ferisci.<br />
&#8211; Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.<br />
&#8211; Ma anch&#8217;io voglio portarti ad un equilibrio!<br />
&#8211; Il tuo è irrealizzabile.<br />
&#8211; Sei tu ad essere disfattista.<br />
&#8211; Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard&#8230; E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?<br />
&#8211; Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.<br />
&#8211; Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.<br />
&#8211; &#8230;che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.<br />
&#8211; Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.<br />
&#8211; Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.<br />
&#8211; Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.<br />
&#8211; La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?<br />
&#8211; Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l&#8217;adattabilità.<br />
&#8211; Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano &#8220;ma sei sempre lo stesso&#8221;?<br />
&#8211; Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.<br />
&#8211; Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c&#8217;entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po&#8217; più favorevole.<br />
&#8211; Un po&#8217; di fortuna credo di meritarmela anch&#8217;io&#8230;<br />
&#8211; &#8230;disse colui che non lasciava nulla al caso.<br />
&#8211; Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c&#8217;è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.<br />
&#8211; E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, <em>perché dovresti</em> andare avanti?<br />
&#8211; Guarda che lo so che sei importante&#8230; Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d&#8217;insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.<br />
&#8211; Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.<br />
&#8211; Litigheremo in continuazione.<br />
&#8211; &#8230;che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?<br />
&#8211; &#8230;sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Giuseppe che legge a lume di candela", di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti</h2><span>Checché se ne dica, alla fine il segreto sta sempre nel documentarsi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/11/0930_mostra_fiamminga_18-300x220.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parlando del naufragio di un guscio di noce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.Tratto da Soren Kierkegaard.Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">Soren Kierkegaard</a></cite>.</small></div></div><p>Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L&#8217;onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto &#8220;ovvero gli amici&#8221;), per motivi già citati in articoli precedenti.<br />
Non capisco del tutto questo fenomeno&#8230; Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un&#8217;opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un&#8217;opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un&#8217;opinione travalica grandemente la capacità &#8211; o forse la volontà &#8211; creativa dei seppur rispettabili Autori&#8230; o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch&#8217;io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt&#8217;ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall&#8217;esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.<br />
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire &#8220;cosa vuole fare da grande&#8221;. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant&#8217;Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell&#8217;ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.<br />
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso &#8220;non lo so&#8221;. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin&#8217;ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata&#8230; ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema &#8220;belind*&#8221; rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.<br />
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno &#8220;stay tuned&#8221;, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/03/la_nave_dei_folli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>De artis scribacchiandi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.Tratto da Roberto Gervaso.Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest. Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Roberto Gervaso</a></cite>.</small></div></div><p>Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.</p>
<p>Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo ogni giorno che &#8216;stò affarino è decisamente comodo per un sacco di roba insospettata: tra le altre cose mi gestisce persino il blog. E così, testando testando, mi son trovato per l&#8217;ennesima volta a pensare.</p>
<p>L&#8217;affarino in questione ha una tastierina decisamente minuscola, il che obbliga ad una certa mira mentre si scrive (per quanto si impegni un sacco a cercare di capirti) e di conseguenza porta ad una lentezza di pensiero cui non ero più abituato: insomma, non sarò uno stenodattilografo, ma sulla tastiera batto abbastanza veloce; questo implica che posso permettermi un flusso di pensieri abbastanza consistente e tradurlo in frasi con una certa immediatezza. Qua no. Qua devo concentrarmi prima di battere, perché una correzione alla struttura della frase può essere una menata clamorosa e quindi preferisci &#8220;scrivere subito in bella&#8221;, e il periodo è quindi giá cristallizzato prima di vederlo scriversi.</p>
<p>Ho pensato, dicevo. Ho pensato a quanto il medium di scrittura possa influire sui pensieri che si fanno&#8230; Ricordo di quando scrivevo pagine e pagine fittissime per chiarire a me stesso qualche mia idea, di come inventassi spesso un dialogo alla Simplicio. O le prime volte di scrittura al Computer, i primi testi o abbozzi di racconti. Stili profondamente diversi a causa dei diversi tempi di lavorazione. E, per estrapolazione, quanto diversamente poteva pensare Leonardo mentre scriveva con la pelle d&#8217;oca al contrario? Quanto era dissimile da uno scriba egizio, o da un sacerdote della Cina preistorica mentre incideva i suoi pittogrammi in un guscio di tartaruga? Era possibile per un babilonese la scrittura creativa, dovendo tracciare i suoi caratteri cuneiformi sull&#8217;argilla umida?</p>
<p>Domande oziose, certo, e che dimenticheró in tempo zero. Ma interessanti. È quasi un peccato non si possa fare anche con la comunicazione parlata&#8230; Sarebbe comodo, avere a disposizione registri con diverse possibilitá per ogni occasione.</p>
<p>Nota bene: questo sistema non mi permette di inserire la citazione iniziale e l&#8217;immagine finale come di consueto; mi riprometto e giuro solennemente di occuparmene in un prossimo futuro.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Tommaso scrive assistito dagli angeli", di Giovanni Francesco Barbieri, detto <i>Guercino</i></h2><span>Si parlava di scrivere, no? Bah, m'han detto che i dottori della chiesa hanno scritto un sacco, percui... Tra l'altro, tornando al discorso della velocità di scrittura, mi chiedo a quante battute al minuto si possa arrivare sotto dettatura angelica.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/san_tommaso_daquino_e_gli_angeli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Natale dietro la collina</title>
		<link>http://belinde.net/critiche/zabriskie-point/natale-dietro-la-collina/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 19:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zabriskie Point]]></category>
		<category><![CDATA[lacrimoni come se piovesse]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[… … … …Tratto da Zabriskie Point.Questo è un commento preventivo. Il mai abbastanza lodato Matte ancora non ha partorito (credo) il contenuto del post che a questo punto è tenuto a scrivere. Quale potrà mai essere l&#8217;argomento che mi spinge a scrutare con così tanta insistenza tra le brume del tempo che verrà? Vorrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://zabriskie-matte.blogspot.com/2007/12/post-post-vorrei-cantare-insieme.html">…
…
…
…</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://zabriskie-matte.blogspot.com/2007/12/post-post-vorrei-cantare-insieme.html">Zabriskie Point</a></cite>.</small></div></div><p>Questo è un commento preventivo. Il mai abbastanza lodato Matte ancora non ha partorito (credo)  il contenuto del post che a questo punto è tenuto a scrivere. Quale potrà mai essere l&#8217;argomento che mi spinge a scrutare con così tanta insistenza tra le brume del tempo che verrà?</p>
<p><cite>Vorrei cantare insieme a voi<br />
in magica armonia (…gica armo…)<br />
auguri Coca Cola e poi<br />
un coro in compagnia (canta insieme…)</cite></p>
<p>Credo in molti la ricordino. Per quanti anni ci ha accompagnato per tutto il tempo delle feste (che ai tempi, voglio ricordarlo, iniziava dopo l&#8217;8, e non a fine ottobre come il costume attuale prevede). Matte parlerà di questo, con quell&#8217;austera saccenza che tanto appassiona grandi e piccini. Introdurrà lo svolgimento con una breve narrazione dell&#8217;<span style="font-style: italic;">antefacto</span> che l&#8217;ha portato con le dita sulla tastiera, e si schernirà come suo solito per la scelta dell&#8217;argomento, quasi questo rivolgersi alle radici storiche e culturali della nostra società possa in qualche modo abbassare (innalzare?) il livello del suo blog. Tirerà fuori forse qualche critica all&#8217;americanismo di allora, magari sottolineerà come l&#8217;unico elemento maschile che effettivamente salta all&#8217;occhio sia un giocatore di rugby americano. E poi si lancerà nel solito revisionismo emotivo, probabilmente millantando atmosfere di caldo affetto familiare che, oggettivamente, nessuno ricorda.</p>
<p>Accortosi di essersi infilato in un ginepraio senza uscita, il nostro cercherà una facile via di fuga nell&#8217;analisi della musica, ritrovando note forse dickensiane, forse lapponi, a seconda di quanta sia la sua disperazione argomentativa in quel momento. A questo punto, finita ogni possibilità di tirare fuori argomenti nuovi per prolungare ulteriormente l&#8217;agonia del suo post, tenterà una repentina virata. Addurrà una sua non-volontà a lasciare il lettore con il video dello spot in questione, e con un doppio carpiato esplicativo troverà il modo di passare a qualche altro spot anni &#8217;80, probabilmente ricollegandosi ad un suo <a href="http://zabriskie-matte.blogspot.com/2007/11/le-20-auto-pi-brutte-del-mondo.html">post di qualche tempo addietro</a> e ricadendo su quello della Elba Innocenti.</p>
<p>È per questo che, contrariamente al solito, il filmato lo metto io. La prevedibile aleatorietà degli interventi del Nostro mi spinge a premunirmi, e sottoporvi questo piccolo brandello di storia — a me tanto caro da spingermi a salvarmelo addirittura sul cellulare, in modo da poterlo infliggere a chiunque durante lo Scambio dei Regali Idioti la vigilia di Natale.</p>
<p><a class="abp-objtab-04298304590620958 visible ontop" style="left: 0px ! important; top: 15px ! important;" title="Fare clic qui per bloccare l'oggetto con Adblock Plus" href="http://www.youtube.com/v/j0-F-dvV8sI&amp;rel=0&amp;color1=0xd6d6d6&amp;color2=0xf0f0f0&amp;border=1"></a><a class="abp-objtab-04298304590620958 visible ontop" style="left: 0px ! important; top: 15px ! important;" title="Fare clic qui per bloccare l'oggetto con Adblock Plus" href="http://www.youtube.com/v/j0-F-dvV8sI&amp;rel=0&amp;color1=0xd6d6d6&amp;color2=0xf0f0f0&amp;border=1"></a><a class="abp-objtab-048021208820092043 visible ontop" style="left: 0px ! important; top: 15px ! important;" title="Fare clic qui per bloccare l'oggetto con Adblock Plus" href="http://www.youtube.com/v/j0-F-dvV8sI&amp;rel=0&amp;color1=0xd6d6d6&amp;color2=0xf0f0f0&amp;border=1"></a><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="373" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/j0-F-dvV8sI&amp;rel=0&amp;color1=0xd6d6d6&amp;color2=0xf0f0f0&amp;border=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="373" src="http://www.youtube.com/v/j0-F-dvV8sI&amp;rel=0&amp;color1=0xd6d6d6&amp;color2=0xf0f0f0&amp;border=1" wmode="transparent"></embed></object></p>
<p>E, detto questo, le solite banalità: buone feste.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corsi e ricorsi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>
		<category><![CDATA[vite di aliene genti]]></category>

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		<description><![CDATA[È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro di Piero e Alberto Angela, "<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804410010/angela-piero/straordinaria-storia-dell.html">la straordinaria storia dell'uomo</a>", nel mezzo di una spiegazione del come si sia passati dall'intelligenza animale a quella umana (ammesso e non concesso esista una sostanziale differenza tra le due, cosa che non viene certo comprovata dall'osservazione etologica di molti calciatori e/o calciofili in generale). In quell'ambito, i due buontemponi si lanciarono in un simpatico giochetto: elencando in una lista enumerata con lettere 6 possibili cause/effetti dell'aumento dell'intelligenza umana, e sfidando il lettore a metterle in un possibile ordine cronologico, proposero come possibile la sequenza F-E-D-B-A-C — per i meno osservatori, <a style="font-style: normal;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feedback">feedback</a>. In seguito lo stesso mi saltò fuori cercando di capire perché casse e microfoni fischiano se avvicinati, per poi chiarirsi definitivamente quando cercai di indagare gli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attrattore#Attrattore_strano">attrattori strani</a> con  quella povera bestia di linguaggio di programmazione che era il qbasic.

Era una cosa meravigliosa…prendi un numero, lo mastrussi in qualche maniera e trovi un altro numero; prendi anche questo, lo mastrussi nella stessa maniera e trovi un altro numero, ripetendo questa procedura un tot di volte ed avvicinandoti sempre più ad un numero limite, l'attrattore. E questo indipendentemente dal numero di partenza. Cambi lievissimamente i parametri del mastrussamento e scopri che la sequenza si fissa nella ripetizione di due, tre, N valori. Cambi ancora di un pelo e scoppia il caos, l'ordine scompare, i numeri si susseguono senza alcun senso. Ma stai facendo le stesse cose di prima! Com'è possibile che l'armonia di una frazione infinitesima prima si trasformi in quel rumore bianco?

La ricorsione è la più pratica scorciatoia dell'uomo per arrivare all'infinito: lo riduce in una sequenza breve di passi, lo rende maneggiabile. Mi piace osservarla anche nella gente che mi circonda: qualcuno esprime un'idea secondo il suo (pre)giudizio, chi lo ascolta la commenta, ed il primo la ricommenta secondo gli stessi canoni di prima. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, diversamente che tra i numeri gli esseri umani vedono andare a zero il livello della loro conversazione, specialmente se gli elementi di feedback aumentano di numero; insomma, più gente c'è, maggiori saranno le possibilità di decadere nel luogo comune, o nel reciproco disinteresse: in entrambi i casi, il flusso di concetti scende a zero.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">Lo stilita migratore</a></cite>.</small></div></div><p>Troviamo in queste righe un Belinde al suo splendore divulgativo, il che ci denota quanto voli basso il suo talento; prende un argomento di sicuro disinteresse e vi ricama sopra voli pindarici su argomenti di altrettanto grande disinteresse. La citazione semi aneddotica di un libro di Piero Angela è misura della conoscenza marginale degli argomenti trattati, ma l&#8217;Autore la sfoggia con la sicumera di un&#8217;aragosta cui hanno detto che in cucina la maionese è finita. Il lettore inizia la sua avventura nel testo con la serena convinzione che l&#8217;Autore abbia un qualche filo logico da seguire; forse ne era convinto l&#8217;Autore stesso, ma ben presto ogni speranza di rinvenire una qualche consequenzialità viene disattesa. Il rapido <span style="font-style: italic;">excursus</span> matematico è solo una breve parentesi prima di quegli argomenti che tanto cari stanno all&#8217;Autore, ovvero quelli di psicosociologia spicciola in cui può espettorare tutto il suo disprezzo per chi — come del resto è norma nella razza umana — riesce ad instaurare una forma di comunicazioni con altri esseri viventi. Non adduce prove, nè rigorosi ragionamenti logici, si limita ad enumerare una serie di suoi <span style="font-style: italic;">cliché</span> mentali, non evitando di inserire anche sprazzi di consolidata misantropia.</p>
<p>L&#8217;Autore, col suo stile saccente e superiore, pare volerci dire &#8220;poveri imbecilli, voi che tentate di capire la mia aulica prosa inconsci della vostra incapacità&#8220;; punto di vista questo che potrebbe anche essere apprezzabile, se fosse esposto da qualcun altro. Bisogna tuttavia riconoscere un pregio, in questo tutto sommato inutile post: l&#8217;oggetto stesso della discussione, la ricorsione. <span style="font-style: italic;">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati…</span></p>
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		<title>ANGELI CADUTI</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 17:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blood Red Rose]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[21 maggio 2007 - interno, notte Come sempre l'ispirazione per scrivere arriva nella notte, quando ti sporgi dalla finestra per sentire il vento della sera sul viso, quando del casino della folla non c'è più traccia. Allora prendi il taccuino e la penna prima che i fiori che stanno sbocciando in te appassiscano…Tratto da Blood [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://vy-luckyrose.spaces.live.com/Blog/cns%21483A68A5467F5E78%211099.entry">21 maggio 2007 - interno, notte
Come sempre l'ispirazione per scrivere arriva nella notte, quando ti sporgi dalla finestra per sentire il vento della sera sul viso, quando del casino della folla non c'è più traccia.
Allora prendi il taccuino e la penna prima che i fiori che stanno sbocciando in te appassiscano…</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://vy-luckyrose.spaces.live.com/Blog/cns%21483A68A5467F5E78%211099.entry">Blood Red Rose</a></cite>.</small></div></div><p>Come i migliori osservatori avranno senz&#8217;altro notato, questo blog ne viene da un lungo periodo di silenzio, dovuto a tutta una serie di fattori tra cui la pigrizia fa la parte del leone. Tuttavia oggi — finalmente, oserei dire — il blog della Vy mi ha fatto pensare; il &#8220;finalmente&#8221; non è dato dalla qualità dei post ma dagli argomenti trattati, che non incontravano il mio interesse, ma questa volta alcuni dei concetti espressi li ho scoperti intersecati a miei pensieri degli ultimi giorni.</p>
<p>Ammetto che le prime righe non mi hanno ispirato molta fiducia, perchè quell&#8217;accenno ai pensieri notturni, alla solitudine, al prendere il taccuino, e i fiori… temevo un &#8220;attacco poetico&#8221;, lo ammetto, e sinceramente non me la sentivo di proseguire: aborro la poesia se non per talune — pochissime, invero — opere di Montale o Ungaretti, e darei fuoco a chiunque esponga versi sciolti in pubblico (rispetto qualsiasi perversione, a patto sia vissuta privatamente). Con il terzo paragrafo la voglia di proseguire non è cambiata; l&#8217;odore di saggezza vissuta mi sembrava decisamente eccessivo, e già mi predisponevo ad una fugace lettura con la coda dell&#8217;occhio, <span style="font-style: italic;">&#8220;in altre faccende affaccendato&#8221;</span>, e quel <span style="font-style: italic;">&#8220;forse stiamo solo crescendo&#8221;</span> sembrava confermare le mie illazioni: certo che state crescendo, come tutti, in qualsiasi età. Ma abbandoniamo questo tono da vecchietto petulante…</p>
<p>Una frase isolata: <span style="font-style: italic;">&#8220;Ed io? Beh&#8230; rimango coerente con me stessa.&#8221;</span></p>
<p>È stato un lampo. Non tutti conoscono la canzone <a href="http://www.paroles.net/chansons/11798.htm">&#8220;Le bourgeois&#8221;</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Brel">Jacques Brel</a>, ma alcuni suoi versi mi sono risuonati in testa con insistenza:</p>
<p><cite>Jojo se prenait pour Voltaire<br />
Et Pierre pour Casanova<br />
Et moi, moi qui étais le plus fier<br />
Moi, moi je me prenais pour moi</cite></p>
<p>La canzone, bellissima e di cui consiglio un attento ascolto, è stata liberamente tradotta da Giorgio Gaber col titolo &#8220;I borghesi&#8221;, ma sarebbe più corretto dire che &#8220;I borghesi&#8221; è stata ispirata da &#8220;Le bourgeois&#8221;; tratta di tre amici, che da giovani si trovavano sempre ad una certa locanda per schernire gli avventori dell&#8217;antistante cafè, esponenti dell&#8217;alta borghesia cittadina: misteriosamente però, crescendo, senza soluzione di continuità si trovano a stupirsi della maleducazione dei ragazzini che frequentano la locanda antistante il loro cafè preferito. Amo le canzoni di Brel, e questo collegamento, seppur lieve, ha calamitato la mia attenzione. Forse, per quel post, non tutte le speranze erano perdute.</p>
<p>L&#8217;argomento cambia ancora, e parte un <span style="font-style: italic;">excursus</span> su una branca dell&#8217;Impressionismo: le opere a sfondo sociale di Manet e Degas. Non sono un esperto di pittura, e nemmeno un appassionato, ma bene o male il libro d&#8217;arte me lo sono sfogliato non fosse che per passarmi il tempo nelle ore di italiano, e <a href="http://ilmatto.altervista.org/_altervista_ht/assenzio.jpg">&#8220;L&#8217;Assenzio&#8221;</a> di Degas mi ha sempre affascinato. Tuttavia non avevo mai approfondito la cosa, nè mi ero soffermato molto sull&#8217;altro figuro sulla destra della protagonista e sulla sua insita bruttezza, tantomeno avevo fatto collegamenti coi poeti maledetti (vi ho mai parlato dei miei raporti con la poesia?). Insomma, parafrasando, <span style="font-style: italic;">ho visto, e ho visto sempre, solo una puttana che beve assenzio</span>. Non avevo mai pensato alla moralità dei protagonisti di quei quadri, e avevo dedicato alle loro vite la stessa curiosità che dedico ai passanti (non &#8220;alle belle passanti&#8221; di deandreiana memoria… tra poco tutto sarà chiaro), ovvero nessuna. Questo mi ha spinto a non emettere un parere sul loro stato, a non riflettere sul loro orgoglio di essere in <span style="font-style: italic;">quello stato</span>: per questo motivo, l&#8217;accenno da parte di Vy ad una redenzione mi ha colto impreparato. Redenzione? E da cosa? Da un essere come essi stessi si sono resi, certo sotto le spinte dell&#8217;ambiente, ma comunque per propria libera scelta? E qual è il peccato, se non l&#8217;aver esercitato il proprio diritto di dare alla propria vita una qualsivoglia direzione? Ha senso parlare di <span style="font-style: italic;">redenzione</span>, quando lo stesso peccato è così difficile da definire? Il male, se di male si può parlare, non si irradia verso chi circonda queste prostitute, ma rimane contenuto in esse stesse: sono loro, e loro soltanto, l&#8217;universo in cui il male — il Male che genera i Fiori — prospera; e se non deborda verso gli altri, che senso ha parlare di male, e quindi redenzione? Una redenzione col fuoco, poi…</p>
<p>La morale, che buffa cosa. È stato a questo punto, che i pensieri dei giorni scorsi si sono fatti avanti. Per lavoro ho impaginato l&#8217;opera ultima di Bruno Lauzi, <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788895010106/LAUZI-BRUNO/TANTO-DOMANI-MI-SVEGLIO.html">&#8220;Tanto domani mi sveglio&#8221;</a>, e qui vi avevo trovato un pensiero illuminante, o meglio un punto di vista, riguardo De&#8217; Andrè e i protagonisti delle sue canzoni. Fabrizio (la confidenza data da tanti anni di ascolto delle sue cassette mi permette di chiamarlo per nome) si appoggiò molto all&#8217;opera di Brel, ma le sue tematiche si discostavano molto spesso da quelle del cantautore belga;  il genovese aveva una passione per i personaggi negativi della società: li troviamo in &#8220;Bocca di rosa&#8221;, nel &#8220;Pescatore&#8221;, nel &#8220;Delitto di paese&#8221;, in &#8220;Jeordie&#8221;… e tutti hanno un tratto comune: sono andati contro i <span style="font-style: italic;">dictat</span> della società, sono stati puniti dalla stessa, ma agli occhi del cantautore per questo motivo sono puri. Loro non hanno bisogno di redenzione, perchè la loro stessa vita è stata redenzione dal peccato di vivere. Un punto di vista, ovviamente, opinabile, poichè si basa sul presupposto che la società sia errata in ogni sua qualità, e che gli intoccabili, i <span style="font-style: italic;">fellahin</span>, siano tali sempre e solo a causa della sopraffazione da parte dei ricchi e potenti.</p>
<p>Alla resa dei conti, molti dei personaggi di De&#8217; Andrè potrebbero essere ritratti da un Degas a caso, e sulla tela starebbero bene tanto quanto lo sono stati sul pentagramma. Ma la loro impostazione sarebbe molto diversa, perchè se Degas ha dipinto un lato decadente della sua società, De&#8217; Andrè lo ha esaltato, erigendolo ad esempio per la morale.</p>
<p>Mi rendo conto di non aver parlato, alla fine, del blog della Vy, ma credo che questo possa da lei venire considerato un successo, poichè finalmente è riuscita — almeno con me — a far pensare il lettore: e questa è una cosa che una cronaca di fatti o pensieri, o il semplice testo di una canzone, difficilmente potrà fare. Sì, lo ammetto, scrivere questo intervento <span style="font-style: italic;">mi è piaciuto</span>.</p>
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