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	<title>Lo stilita migratore &#187; c&#8217;è un mondo là fuori</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?» Il tenente annuì. «Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»Tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Marstenheim</a></cite>.</small></div></div><p>Mi accingo ad un lavoro drammaticamente pericoloso: provare a scrivere una critica ad un libro consigliato da <a title="Gamberi Fantasy - &quot;vi farò pescatori di gamberi&quot;" href="http://fantasy.gamberi.org" target="_blank">Gamberetta</a>. Forse non tutti i lettori sono in grado di capire questo mio timore, ma chi la conosce e segue il suo blog (anzi, il Suo) sa a cosa sto andando incontro; la maggioranza ha però i suoi diritti, e quindi introdurrò brevemente colei che mi ha introdotto al libro di cui in oggetto.</p>
<p>Scoprii Gambery Fantasy per puro caso, onestamente non ricordo nemmeno più come; forse grazie al celeberrimo <a title="Recensione a Nihal della Terra del Vento" href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/" target="_blank">post sulla Troisi</a>, ma non è questo il punto. Sta di fatto che, dopo essermi letto alcune delle più belle stroncature della mia vita, l&#8217;ho inserita tra i miei feed… e mi si è aperto un mondo. Senza esagerazione: voi lo sapete cosa vuol dire scrivere bene? Si? Anch&#8217;io lo pensavo, e ho scoperto che toppavo alla grande; quasi vent&#8217;anni di istruzione obbligatoria mi avevano dato un sacco di nozioni ma non la capacità di capire cosa sia in effetti la scrittura. Non sapevo stabilire se una frase fosse scritta bene o male, peggio che mai un testo complesso come un&#8217;opera di narrativa: l&#8217;ignoranza crassa delle regole della scrittura mi impediva di distinguere tra un buon testo e uno cattivo. Non che ora sia miracolosamente migliorato, ovvio, anzi son quasi sicuro di non essermi spostato di una virgola, ma almeno ho la concezione di cosa occorra guardare, di quali siano i <em>point-of-failure</em> più comuni, oserei dire del <em>Bene</em> e del <em>Male</em>. Ma forse sto trascendendo.</p>
<p>Ora tutti voi potete capire. Gamberetta, oltre che di libri, ha parlato anche di critiche; io ricordo di averlo letto, quell&#8217;intervento. Ricordo di aver annuito con fare convinto mentre lo leggevo, e mi ripetevo &#8220;giusto, giustissimo, ora non cadrò più in questo errore&#8221;. Sto leggendo anche i suoi sunti sulla scrittura creativa, e anche lì annuisco come un dromedario ubriaco. Ma come tante altre cose nella vita, mi entra da un occhio e mi esce dall&#8217;altro; ora rileggo quello che ho appena scritto e percepisco di essere andato contro le Sue direttive, ma non ricordo a quali. Ho però solo più mezz&#8217;ora di tempo per finire questo articolo, quindi mi assumo il rischio di venire sbriciolato e ridotto al rango di mangime per il krill, sospiro e proseguo.</p>
<p>Marstenheim, stavamo dicendo. Partiamo dalle cose semplici e diciamo che è un buon romanzo. Un <em>ottimo</em> romanzo, se nonostante quanto scritto sopra il mio parere ha ancora un valore. L&#8217;ambientazione è strana al punto giusto: nelle sue fondamenta è realistica abbastanza da poter essere visualizzata senza problemi, e questo permette di concentrarsi sugli elementi anormali. Per capirsi, è molto più facile immaginare uno zombie che cammina in una cittadina terrestre degradata, piuttosto che immaginare uno zombie che cammina in una città alveare sottomarina di una civiltà extraterrestre di cefalopodi pentapodi, no? Le razze dominanti sono due, umani e saxxon; i saxxon sono i più interessanti perché sono identici agli uomini, fisicamente e cerebralmente. In effetti è un punto che mi è rimasto un po&#8217; oscuro, e mi riprometto di rileggere il libro con più calma per capire se sono stato distratto io o meno: perché sono identici? In un libro in cui a tutto viene data una spiegazione se non scientifica almeno <em>coerente</em> (tranne un paio di scene, in cui la mancanza di spiegazione viene giustificata dall&#8217;effetto narrativo) questa mi risulta una pecca abbastanza pesante. Rarefatti all&#8217;inizio ma soverchianti alla fine sono gli zombie, tipologia di creatura che non mi è mai stata molto simpatica ma che qua, a tratti, sa offrire delle scene godibili. Abbiamo poi gli Uomini Ratto, estremamente ben resi, coerenti e drammaticamente simpatici, da un certo punto di vista i veri protagonisti dell&#8217;ambientazione. Da ultimi, per numero ma non per importanza, due o tre vampiri; vampiri seri, intendiamoci: nessuna insana passione per il glitter sottopelle.</p>
<p>La narrazione avanza seguendo più linee narrative che si incrociano con la giusta rarità: ciò non toglie che lo facciano, comunque, e il gran bailamme finale avviene in maniera naturale e senza forzature. Gli incontri fortuiti sono pochi, il che è un bene, e ogni gruppo si muove coerentemente alle proprie conoscenze e alle proprie tradizioni. I personaggi sono ben delineati, con caratteri differenti mostrati anche loro con coerenza e continuità per tutta la storia. Onestamente ricordo pochissime descrizioni fisiche, ciononostante le fisionomie dei protagonisti mi sono ben chiare nella mente, evidentemente sono state fatte nella maniera criptica che consigliava anche Asimov (se non ricordo male, ovviamente): introducendo il personaggio dare solo due o tre caratteristiche salienti e indispensabili per avere un&#8217;idea, e poi col proseguire della narrazione accennare distrattamente a qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Non voglio proseguire oltre in questa analisi. Anzi, a voler essere sinceri non sono proprio in grado. Il proposito di questo intervento era dichiaratamente di fare pubblicità sia a un blog che seguo con piacere sia ad un libro che ho letto con estrema soddisfazione. Però altre due righe sulla distribuzione le voglio proprio aggiungere. Marstenheim è <em>gratis</em>, magica parola per noialtri genovesi col braccino corto. Onestamente non sono ancora andato a spulciare sul blog dell&#8217;Autore per indagarne il motivo, ma non faccio fatica ad immaginarlo: il mondo editoriale italiano è una palude mefitica, e lo dico sia da ex-libraio che da ex-aiuto-vice-sostituto-editore; è sostanzialmente impossibile farsi pubblicare per i propri meriti letterari se non pagandosi le stampe. Gamberetta ha discusso con ottime argomentazioni su questa piaga sociale e non mi pare il caso di ripeterle peggio qua (avrei messo il link al post ma proprio non riesco a ritrovarlo). Alla resa dei conti, un libro autofinanziato nella migliore delle ipotesi va a pareggiare le spese (ovviamente per l&#8217;autore; l&#8217;editore ci guadagna, eccome se ci guadagna): alla luce di questo semplice fatto la distribuzione gratuita sotto licenza <a title="Licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ " target="_blank">Creative Commons by-nc-sa</a>, oltre che essere eticamente encomiabile è anche economicamente molto furba, e spero che possa portare all&#8217;Autore quella fama che, onestamente, merita. E ricordiamo che la fama è più facilmente monetizzabile di un buon libro.</p>
<p>Due parole in conclusione? Leggetelo. Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/" target="_blank">articolo di Gamberetta</a> trovate il libro in più formati che non sul <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html" target="_blank">sito di Angra</a>. Scaricatelo, fatelo scaricare, fate in modo che la gente ne parli. Se questo modo di scrivere e farsi leggere prende piede, forse potremmo cominciare ad avere del fantasy italiano degno di tale nome.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giudizio di Paride", di Pieter Paul Rubens</h2><span>Drammatico riuscire a giudicare con giudizio quando sei di bocca buona; peggio che peggio, se poi devi pure giudicare del bello.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/12/rubens-il_giudizio_di_paride.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parlando del naufragio di un guscio di noce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
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		<description><![CDATA[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.Tratto da Soren Kierkegaard.Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">Soren Kierkegaard</a></cite>.</small></div></div><p>Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L&#8217;onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto &#8220;ovvero gli amici&#8221;), per motivi già citati in articoli precedenti.<br />
Non capisco del tutto questo fenomeno&#8230; Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un&#8217;opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un&#8217;opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un&#8217;opinione travalica grandemente la capacità &#8211; o forse la volontà &#8211; creativa dei seppur rispettabili Autori&#8230; o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch&#8217;io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt&#8217;ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall&#8217;esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.<br />
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire &#8220;cosa vuole fare da grande&#8221;. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant&#8217;Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell&#8217;ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.<br />
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso &#8220;non lo so&#8221;. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin&#8217;ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata&#8230; ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema &#8220;belind*&#8221; rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.<br />
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno &#8220;stay tuned&#8221;, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/03/la_nave_dei_folli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Gran Pescatore di Chiaravalle</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 20:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica della ragion d'essere]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.Tratto da La Bibbia (Mt 6, 34).Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; Mirabile dictu (e qua la formazione scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">La Bibbia (Mt 6, 34)</a></cite>.</small></div></div><p>Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; <em>Mirabile dictu</em> (e qua la formazione scientifica la fa da padrone, <em>laudatus sit</em> il latino da Baci Perugina) anche lo Stilita Migratore si presta ai <em>divertissement</em> da fine anno con un inaspettato ritorno alle origini, approntando un commentario astrologicamente ineccepibile agli interventi futuri dei blog dei miei conoscenti; di voialtri lettori, in ultima analisi, perché credo che l&#8217;unico senza velleità da bloggaro sia il giovane ma mai abbastanza lo<span style="text-decoration: line-through;">r</span>dato Brus. Ma tralasciamo codeste fanfaluche e giungiamo al dunque.</p>
<h3>AnnyLab Blog</h3>
<p>Inizio d&#8217;anno burrascoso per il blog della povera milanese. Riemergendo da un&#8217;apocalisse di panettoni, passerà i primi mesi dell&#8217;anno alternando deliri illuminotecnici, deliqui sociali, delitti musicali e derelitti umani. La Luna in Acquario le schiaccerà il pesce rosso e le fornirà l&#8217;energia per caracollare con passo deciso ma incerto verso dicembre. In effetti i deliri / deliqui / delitti / derelitti si susseguiranno ininterrottamente fino alla fine dell&#8217;anno, se non dei tempi.</p>
<h3>Bloggozzo! Zabriskie Point</h3>
<p>Trasportato dal treno lillipuziano che è il destino del suo Autore, languirà per alcuni mesi per poi risvegliarsi a primavera; questo l&#8217;autore, mentre il blog riprenderà l&#8217;attività cerebrale non prima dei caldi di giugno, quando Mercurio in Ariete renderà palese la necessità di un termometro migliore. Situazione tranquilla fino a dicembre e cataclismi in periodo natalizio quando Bloggozzo, inneggiando al ritorno alle tradizioni, s&#8217;ammanterà nuovamente di un inguardabile rosso arterioso.</p>
<h3>Blood Red Rose : Blog</h3>
<p>Silenzio assoluto fino a giugno, qualcosa di vacuo nell&#8217;estate, silenzio per il resto dell&#8217;anno. Venere entra nella seconda casa del Sagittario e trova la muffa nel passato di pomodoro scaduto, evento questo che giustifica gli interventi schifati estivi.</p>
<h3>CaMpUs</h3>
<p>Filmatini, filmatini, filmatini in ripetizione continua fino al solito e ritrito giugno. Marte entra nel Leone ma si blocca al livello del peritoneo, e tutta l&#8217;estate sarà segnata da quest&#8217;impossibilità. Si prevedono crisi di panico settembrine e fiumi di banalità invernali. Con le castagne cadranno anche i maroni dell&#8217;autrice, per un motivo tutt&#8217;ora ignoto ma verosimilmente futile.</p>
<h3>Il mio demone è SOLITUDINE</h3>
<p>Non ho sinceramente voglia di scrivere un panegirico per dire &#8220;verrà scritto qualcosa che mi interessa poco, con uno stile che non apprezzo e scopi che non condivido&#8221;. Urano vorrebbe entrare nella Vergine, ma daltronde chi non lo vorrebbe?</p>
<h3>THE PARADISE CITY</h3>
<p>Aggiornamenti saltuari trasudanti gioia e soddisfazione per la prima metà dell&#8217;anno, noia e frustrazione nel periodo estivo quando la <em>Valentina di passo</em> raggiunge i territori di riproduzione antistanti il Mille, un filo d&#8217;ansia verso ottobre, quando intimamente percepirà l&#8217;assoluta mancanza di coesione del suo piano di studi. Tranquilla incoscenza per il resto dell&#8217;anno. Il parallelo astrale è cristallino: Plutone entra nell&#8217;Ariete e ne esce dopo un completo ciclo digestivo.</p>
<h3>Vado a lavarmi&#8230;</h3>
<p>Perché, questo blog è ancora mantenuto? Mercurio entra nei Pesci provocando l&#8217;intossicazione alimentare del blog, che esala stentati interventi per tutto l&#8217;anno, spirando miseramente abbandonato a dicembre, quando per un prodigio di metempsicosi si trasferirà nell&#8217;ennesimo nuovo blog della Manu.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Gli emisferi con i segni zodiacali e le costellazioni", di C. Vanvitelli e F. Pascale</h2><span>Diamine quant'è difficile trovare qualcosa di zodiacamente artistico, specialmente se non si ha voglia di cercarlo... Dalla Reggia di Caserta, non so manco cosa sia di preciso, ma ci dev'essere qualcosa sullo Zodiaco. Accontentatevi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/12/3130c-300x185.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Sub limine cerebri</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 08:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aderenti alla realtà]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta... Mi fece tornare in me il raglio d'un asino sulla piazza del mercato. L'asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">"L'Idiota" di Fëdor Michajlovi? Dostoevskij</a></cite>.</small></div></div><p>Poi ti vengono a dire &#8220;come mai odi la gente&#8221;. Sono lì, bello sereno elegante e tranquillo ad un banco all&#8217;ingresso di un convegno, pronto a registrare chi, tra i presenti, ha bisogno dei crediti ECM. Ora, poco importa sapere cosa effettivamente siano, sta di fatto che sono robe che interessano specifiche categorie di dottori. Ero lì, dicevo, tutto carino e disponibile; non sapevo che la nemesi della mia bile si avvicinava con passo imperioso.</p>
<p>&#8211; Devo fare qualcosa qua?<br />
&#8211; Non lo so, signora, qua ci si può iscrivere se non lo si è ancora fatto, oppure ci si registra per i crediti ECM.<br />
&#8211; E cosa sarebbero?<br />
&#8211; Se non li conosce vuol dire che non la interessano. Sono crediti formativi in ambito medico: le servono?<br />
&#8211; Direi proprio di no. Devo iscrivermi?<br />
&#8211; Se non l&#8217;ha giá fatto da casa sì. Vuole cortesemente compilare questo modulo?</p>
<p>Le porgo sorridente la fotocopia del modulo, lei mi guarda come se le avessi lanciato contro un piraña; controllo il foglio, non ha denti nè aculei. Tentenno un istante, poi decido che non è il caso di addomesticarla col cibo e riprovo con la dialettica:</p>
<p>&#8211; L&#8217;iscrizione è obbligatoria per seguire il convegno.<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Inizia a compilare, ogni tanto mi lancia delle occhiate di sottecchi come se stessi facendo la dimostrazione dell&#8217;aspirapolvere sull&#8217;arazzo di Bayeux. All&#8217;improvviso si anima, alza di scatto la testa come i vitelli alla parola &#8220;tonnato&#8221; e parla verso un signore che, da alcuni minuti, stava cercando di mesmerizzare la macchinetta del caffè.</p>
<p>&#8211; Devi iscriverti anche tu.<br />
&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Ma senza tesserino non ti fanno entrare.<br />
&#8211; Allora mi dia un modulo.</p>
<p>Prodigio del sillogismo. Glielo passo, nel mentre controllo l&#8217;operato della signora. Non ha compilato tre campi obbligatori, giusto quelli dove si dichiara cosa si è professionalmente e quali sessioni si intende seguire: come dire, la propria dichiarazione di esistenza nei confronti del convegno.</p>
<p>&#8211; Signora, dovrebbe compilare anche questi tre campi &#8212; dico indicandoglieli.<br />
&#8211; Devo compilare tutto?<br />
&#8211; No, solo quelli con l&#8217;asterisco, vede che sotto c&#8217;è scritto &#8220;obbligatori&#8221;?<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Me lo ripassa, ha compilato la data.</p>
<p>&#8211; No signora, questi tre.</p>
<p>Nel mentre il signore, carico d&#8217;astio per l&#8217;insuccesso con la macchinetta del caffè, fissa il foglio con l&#8217;intensità di un topo verso il formaggio al centro del pavimento: subodora l&#8217;inganno, ma non sa da che parte possa arrivare la minaccia. Mi fissa con attenzione, sono l&#8217;elemento perturbatore nel suo fragile mondo, mi studia come gli esperti giocatori di poker. Prova ad ipnotizzarmi, poi a mettermi le monetine in tasca per un cappuccino, ma si accorge dell&#8217;errore e si rifugia nelle sue certezze:</p>
<p>&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Sì, ma l&#8217;iscrizione è obbligatoria.</p>
<p>Nel frattempo la ragazza al banco con me pietosamente accetta il modulo della signora, fingendo di non accorgersi che mancano dei campi: tre, per essere precisi. La signora però è insoddisfatta.</p>
<p>&#8211; Magari sono io che oggi non capisco niente, però in queste fotocopie non si legge bene il programma.<br />
&#8211; Le fotocopie servono solo per il modulo di iscrizione, i pamphlet originali sono sul tavolo all&#8217;ingresso, gliene vado a prendere uno.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma, uno arriva qua e non capisce di cosa si parli.<br />
&#8211; Si presume che chi si vuole iscrivere sappia di cosa si parli.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma.</p>
<p>Nel frattempo il signore ha elaborato un piano, e una luce diversa gli brilla negli occhi cespugliosi; appoggia il foglio sul tavolo e proclama, con fiero cipiglio:</p>
<p>&#8211; Grazie ma non mi interessa.</p>
<p>La signora invece, ergendosi contro le avversità come un platano ai discotecari impasticcati, brandisce il badge appena consegnatole e chiede:</p>
<p>&#8211; Con questo posso entrare oggi pomeriggio?<br />
&#8211; Si signora, glielo abbiamo dato perché si è iscritta.<br />
&#8211; Ah. A oggi pomeriggio, allora.<br />
&#8211; Arrivederci, signora.</p>
<p>Ora, che dire, mi dichiaro basito. Mi spiace vedere gente così fuori dal flusso globale di informazioni da non aver saputo che l&#8217;evoluzione cerebrale umana è proseguita oltre lo stadio australipitecino. Povera mentecatta indegna dell&#8217;ossigeno che consumi, cosa ci vieni a fare ad un convegno? Non so cosa fai nella vita, ma credo saresti più utile se restituissi i tuoi composti azotati al terreno. A te e le fotocopie e l&#8217;iscrizione e il pomeriggio e l&#8217;amico&#8230; Come recita la saggezza delle frasette nelle carte di Magic, &#8220;un giorno qualcuno ti perdonerà, ma non è questo il giorno e non sarò io a farlo&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le tentazioni di Sant'Antonio", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>L'altrui follia si manifesta in multiformi aspetti.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/10/tentazione_dali-300x213.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Un pomeriggio da orsi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 06:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fra cielo e terra]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso. Donc. Vediamo di andare con ordine. La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.liciatroisi.it/blog/2008_08_22/un-pomeriggio-da-orsi/">Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso.
Donc. Vediamo di andare con ordine.
La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di altezza, appostamento, cena frugale con salame e formaggio, e discesa a valle la sera, per rientrare alle 22.30 in albergo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.liciatroisi.it/blog/2008_08_22/un-pomeriggio-da-orsi/">FRA CIELO E TERRA</a></cite>.</small></div></div><p>Post scritto stranamente, in treno, senza la possibilitá di seguire l&#8217;intervento originale &#8212; per altro letto una sola volta e di sfuggita. Come sono aduso in casi come questo, mi riprometto di completare e correggere eventuali baggianate in un secondo tempo.</p>
<p>Un altro blog curato da qualcuno al di fuori della ristretta cerchia degli amici; Licia Troisi, autrice di una serie di libri (le saghe della terra del vento, per capirsi) che ho giá consigliato fino alla nausea, tiene un diario che seguo con costanza. Ultimamente è stata in vacanza al Parco d&#8217;Abruzzo, il che ha generato una piccola serie di interventi che, al solito, mi hanno fatto pensare. Anzi, mi hanno un pelo infastidito, pur condividendoli pienamente, a causa del tono con cui sono stati scritti.</p>
<p>Immaginiamo di prendere una &#8220;cittadina&#8221; dotata di una certa sensibilitá e posarla in mezzo ad una zona boschiva popolata &#8212; si dice (lo so che ci sono, è solo per retorica) &#8212; da animali con una carica archetipica notevole, quali lupi e orsi. Le diciamo che ci sono e immediatamente il bosco si tinge di tonalitá più cupe; diventa alieno. Ora, forse il fatto di esserci nato e cresciuto, in un bosco, me lo fa vedere sotto un&#8217;ottica particolare, ma proprio non capisco il senso di &#8220;timore ancestrale&#8221; che Licia esterna.</p>
<p>Anche da bambino giravo nel bosco; di notte avevo paura, ma quella paura irrazionale che provo tutt&#8217;ora quando esco da una stanza buia&#8230; Il bosco era il bosco, i suoi rischi erano gli stessi che di giorno, animali pericolosi non ce n&#8217;erano se non in casi particolari facilmente evitabili; vi cammini dentro esattamente come in qualsiasi altro ambiente che richieda attenzione, con rispetto ma non timore/meraviglia. Lo stesso con gli animali: li osservi perché sono belli, e li misuri in relazione a te e al tuo spazio. È questo, alla resa dei conti, che mi ha infastidito: che Licia esalta un millantato ritrovato contatto con una natura che reputa purtuttavia inconoscibile, mentre a parer mio quel ritrovato contatto è proprio misura di quanto sia ancora lontana dall&#8217;averlo realmente. Insomma, per dirla semplice, credo si abbia un buon rapporto con la natura quando tra i primi pensieri che ti vengono in mente quando incroci qualche animale c&#8217;è &#8220;sono in un buon posto per non farmi incornare?&#8221;; assicuratisi la via di fuga, ci si può dedicare alla contemplazione. Se non segui questa sequenza, vuol dire che non ti sei ancora rapportato con l&#8217;ambiente circostante e lo osservi come fosse una cartolina&#8230; E una cartolina, per forza di cose, non può trasmettere tutto: da qui il senso di inconoscibilitá, alienazione and so on.</p>
<p>Con questo non voglio dire &#8220;io sono figo e lei no&#8221;: solo voglio sottolineare quanto la vita civile allontani dalle radici della stessa civiltà, in modi sottili ma marcati, al punto che, posti di fronte a qualcosa che non siamo più in grado di comprendere, possiamo descriverlo solo mediante espedienti letterari (ehi, alla fine è pur sempre una scrittrice!), ovvero finzione.</p>
<p>Detto questo, posso finalmente affermare che la invidio un casino perché in Abruzzo non ci sono mai stato, e se ci andassi vorrei anch&#8217;io andare alla ricerca di lupi e orsi, e passeggiare nella foresta all&#8217;imbrunire, appostarmi su crinali ventosi&#8230; Non glielo perdono, voglio andarci anch&#8217;io.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Piccola nota di colore: sto arrivando a Milano Centrale; ci sono strade, e case, e ho provato paura e straniamento, ci sono cose sconosciute fuori dal finestrino, e spazi inesplorati. Voglio un bosco.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Predica di San Francesco agli uccelli", di Giotto di Bondone</h2><span>Un raro esempio di due possibilità diametralmente opposte: o il signor Francesco era in perfetta comunione con gli animali, in modo da potervi addirittura comunicare; oppure, ma qua la Chiesa mi bastona, era talmente preso nel suo discorso da non capire l'assoluto disinteresse degli uccelli stessi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/storia_arte05.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>De artis scribacchiandi</title>
		<link>http://belinde.net/prolifiche-produzioni/te-la-do-io-la-letteratura/de-artis-scribacchiandi/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.Tratto da Roberto Gervaso.Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest. Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Roberto Gervaso</a></cite>.</small></div></div><p>Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.</p>
<p>Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo ogni giorno che &#8216;stò affarino è decisamente comodo per un sacco di roba insospettata: tra le altre cose mi gestisce persino il blog. E così, testando testando, mi son trovato per l&#8217;ennesima volta a pensare.</p>
<p>L&#8217;affarino in questione ha una tastierina decisamente minuscola, il che obbliga ad una certa mira mentre si scrive (per quanto si impegni un sacco a cercare di capirti) e di conseguenza porta ad una lentezza di pensiero cui non ero più abituato: insomma, non sarò uno stenodattilografo, ma sulla tastiera batto abbastanza veloce; questo implica che posso permettermi un flusso di pensieri abbastanza consistente e tradurlo in frasi con una certa immediatezza. Qua no. Qua devo concentrarmi prima di battere, perché una correzione alla struttura della frase può essere una menata clamorosa e quindi preferisci &#8220;scrivere subito in bella&#8221;, e il periodo è quindi giá cristallizzato prima di vederlo scriversi.</p>
<p>Ho pensato, dicevo. Ho pensato a quanto il medium di scrittura possa influire sui pensieri che si fanno&#8230; Ricordo di quando scrivevo pagine e pagine fittissime per chiarire a me stesso qualche mia idea, di come inventassi spesso un dialogo alla Simplicio. O le prime volte di scrittura al Computer, i primi testi o abbozzi di racconti. Stili profondamente diversi a causa dei diversi tempi di lavorazione. E, per estrapolazione, quanto diversamente poteva pensare Leonardo mentre scriveva con la pelle d&#8217;oca al contrario? Quanto era dissimile da uno scriba egizio, o da un sacerdote della Cina preistorica mentre incideva i suoi pittogrammi in un guscio di tartaruga? Era possibile per un babilonese la scrittura creativa, dovendo tracciare i suoi caratteri cuneiformi sull&#8217;argilla umida?</p>
<p>Domande oziose, certo, e che dimenticheró in tempo zero. Ma interessanti. È quasi un peccato non si possa fare anche con la comunicazione parlata&#8230; Sarebbe comodo, avere a disposizione registri con diverse possibilitá per ogni occasione.</p>
<p>Nota bene: questo sistema non mi permette di inserire la citazione iniziale e l&#8217;immagine finale come di consueto; mi riprometto e giuro solennemente di occuparmene in un prossimo futuro.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Tommaso scrive assistito dagli angeli", di Giovanni Francesco Barbieri, detto <i>Guercino</i></h2><span>Si parlava di scrivere, no? Bah, m'han detto che i dottori della chiesa hanno scritto un sacco, percui... Tra l'altro, tornando al discorso della velocità di scrittura, mi chiedo a quante battute al minuto si possa arrivare sotto dettatura angelica.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/san_tommaso_daquino_e_gli_angeli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un grande inno all&#8217;indifferenza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 14:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da Bob Geldof.Citando Pestilenza in John Doe, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi. I don&#8217;t mind [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html"><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="349"></embed></object></blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html">Bob Geldof</a></cite>.</small></div></div><p>Citando Pestilenza in <a title="Pagina di John Doe su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Doe_(fumetto)" target="_blank">John Doe</a>, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi.</p>
<blockquote><p>I don&#8217;t mind if you go<br />
I don&#8217;t mind if you take it slow<br />
I don&#8217;t mind if you say yes or no<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if you live or die<br />
Couldn&#8217;t care less if you laugh or cry<br />
I don&#8217;t mind if you crash or fly<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if you come or go<br />
I don&#8217;t mind if you say no<br />
Couldn&#8217;t care less baby let it flow<br />
&#8216;Cause I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t care if you sink or swim<br />
Lock me out or let me in<br />
Where I&#8217;m going or where I&#8217;ve been<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if the government falls<br />
Implements more futile laws<br />
I don&#8217;t care if the nation stalls<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t care if they tear down trees<br />
I don&#8217;t feel the hotter breeze<br />
Sink in dust in dying sees<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind if culture crumbles<br />
I don&#8217;t mind if religion stumbles<br />
I can&#8217;t hear the speakers mumble<br />
And I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if the Third World fries<br />
It&#8217;s hotter there I&#8217;m not surprised<br />
Baby I can watch whole nations die<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind about people&#8217;s fears<br />
Authority no longer hears<br />
Send a social engineer<br />
And I don&#8217;t mind at all</p></blockquote>
<p>Anche i meno anglofoni si saranno resi conto trattare dell&#8217;indifferenza, ma lascio comunque accesso ad una <a title="Traduzione di " href="http://www.dartagnan.ch/article.php?sid=4056" target="_blank">buona traduzione del testo</a>.</p>
<p>Bob Geldof&#8230; ricordo che da bambino andavo a cercare la sua cassetta (sì, le musicassette a nastri, già, sono abbastanza vecchio da ricordarle), era &#8220;<a title="Pagina dell'album sul sito ufficiale di Geldof" href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html" target="_blank">the vegetarians of love</a>&#8220;, e la riavvolgevo per ascoltare solo questa canzone: operazione questa ripetuta abbastanza volte da farmela entrare nel sangue, ma anche abbastanza per donarmi una completa ignoranza sul resto dell&#8217;opera di Geldof che mi trascino tutt&#8217;ora. Una canzone con cui mi trovo in completo accordo, dicevo, ma curiosamente il prendere atto di questa situazione mi lascia indifferente.</p>
<p>Mi ha accompagnato per anni, mutando di significato a seconda dei periodi e rimanendomi comunque aderente; mi sono interrogato a fondo su questo miracolo, e sono giunto ad una conclusione: è potuto succedere esclusivamente perchè non mi sono mai soffermato a cercare di capire il testo, del resto conoscente benissimo il mio rapporto con l&#8217;inglese. In questa maniera mi bastava sapere che il testo parlasse di un uomo indifferente ai casi della vita e che lo stesso uomo ne fosse felice, e i bersagli dell&#8217;indifferenza erano del tutto ininfluenti; potevano essere i pensierini a casa alle elementari, o i problemi con gli amici alle medie, o i disastri sentimentali alle superiori, o le disillusioni ideologiche negli anni successivi: poco importava, tutto si poteva annullare in un &#8220;non importa&#8221; e una risata con qualche amico. Solo pochi giorni fa ho scoperto l&#8217;esistenza di un videoclip, del quale mi sono ovviamente innamorato, e solo oggi ho preso la decisione di leggermi il testo.</p>
<p>Sono impressionato. Non pensavo potesse esistere qualcun&#8217;altro così tanto disinteressato ai fatti del mondo. Questo atteggiamento viene spesso etichettato come dannoso, moralmente abbietto o socialmente pericoloso, costringendo la gente comune ad accollarsi un quantitativo esagerato di interessi: interesse per la partita, per il rapimento i Giampippetto in Kissadovekistan, per i bambini del Biafra, per il matrimonio di Tizia Talaltra con il suo ego. Tutte cose che con la propria vita, ammettiamolo, non hanno nulla a che spartire: la propria vita è interessata molto di più da quelle persone che ballano con te quando ti sei spogliato delle restrizioni morali più soffocanti (perchè avete già visto il filmato, vero?).</p>
<p>Perché, alla fine, quello che realmente conta sono i momenti che hai vissuto, non certo quello che ti hanno raccontato: di quello, insomma, <em>I don&#8217;t mind at all</em>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le Déjeuner sur l'Herbe", di Édouard Manet</h2><span>Mi ha sempre affascinato come quei due riescano a parlare indifferenti (ma con l'occhio furbetto!) in presenza di una ragazza nuda. E mi ha ancora di più incuriosito sapere quale fosse stata la catena di eventi che ha portato a quella situazione. Forse, se avessi letto qualcosa sul libro di Arte, potrei avere maggiori informazioni su cui poggiare le mie ipotesi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/07/le_dejeuner_sur_lherbe.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8230;di un pastore errante in salotto.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 00:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Brutta cosa l&#8217;aver sonno ma non abbastanza. Sei lì, finalmente libero di respirare dopo una giornata in giacca e cravatta, e ti sembra brutto andare già a dormire nonostante le palpebre cadenti. E pensare che in questo momento potresti tranquillamente essere a divertirti al Sol Levante coi tuoi amici, non fosse per quella tua irrefrenabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brutta cosa l&#8217;aver sonno ma non abbastanza. Sei lì, finalmente libero di respirare dopo una giornata in giacca e cravatta, e ti sembra brutto andare già a dormire nonostante le palpebre cadenti. E pensare che in questo momento potresti tranquillamente essere a divertirti al <em>Sol Levante</em> coi tuoi amici, non fosse per quella tua irrefrenabile idiosincrasia nei confonti di qualunque cosa si possa ricondurre ad una discoteca. E te ne chiedi il motivo: in fondo ti piace stare in compagnia, ma appena qualcuno propone una serata del genere tu sorridi mesto e declini cortesemente, adduncendo improbabili levatacce il giorno dopo (come se una sveglia alle 6 ti avesse mai impedito di stare a raccontarsela fino alle 3). Anche quando ti viene preannunciato per tempo, e hai tutta la giornata per convincerti, quando arriva il momento di comporre le macchinate tu ti trovi sulla tua vespa che stai tornando a casa.</p>
<p>Addirittura ti capita per le feste, nonostante il loro punto clue sarà evidentemente dietro quei portoni, nonostante il resto della serata sia evidentemente solo un prodromo&#8230; non ce la fai. Nonostante ci sia della gente con cui sai che ti divertirai. Nonostante ci sia gente che non conosci ma che promette maledettamente bene. Nonostante sai che quella sera succederanno cose divertentissime che animeranno le discussioni per tutto il mese seguente. Nonostante, nonostante, nonostante.</p>
<p>Allora cerchi di analizzarti per capirti un po&#8217; almeno tu, visto che i tuoi amici evidentemente non ci riescono. E ti inventi scuse, quasi barocche nei loro arzigogoli logici. Ultimamente tra te e te va per la maggiore una spiegazione che si appoggia sulla tua incapacità di distinguere bene le parole nel rumore, e nella conseguente altissima possibilità di passare la serata a far flanella e senza riuscire a fare un discorso che sia uno, e tutti sanno quanto è importante per te discorrere&#8230; Ma non sta in piedi. Non può essere una spiegazione. Forse è solo dovuto alla folla. Odi la folla, la temi e ti schifa. Guardi con orrore, tutte le mattine, il serpentone di gente indifferenziabile che si forma all&#8217;uscita dei binari a Brignole fino a tutta via San Vincenzo, e non tolleri l&#8217;idea di trovartici in mezzo anche alla sera. Così, senza un motivo valido se non l&#8217;odio viscerale e atavico per l&#8217;annullamento.</p>
<p>Poi, finalmente, il sonno ha la meglio sulle tue pulsioni intimiste, e penosamente ti allontana dalla tastiera. Ma non ti allontana da te stesso: ti prende per mano e ti conduce attraverso la notte, fino ad arrivare a quel punto, domattina, dal quale questo <em>incerto mio incespicare</em> (ricchi premi e cotillon a chi azzecca la citazione) possa assumere i toni del risibile, alimentando dubbi sulla liceità di lasciare esposto al pubblico il post piuttosto che cancellarlo. Ma nel momento in cui scrivi queste parole hai già capito che non lo farai, e una volta di più rattristato dalla tua auto-prevedibilità finalmente ti accingi a premere il punsante &#8220;pubblica&#8221;.</p>
<p>Ciò non toglie che mi dispiace. Mai come ora vorrei essere diverso, o almeno diversificabile. Mai come ora vorrei mandare al diavolo la cosiddetta coerenza con se stessi, perché se questo provoca la schiavitù comportamentale che osservo su me stesso, evidentemente non è più una cosa buona. Ma ormai è tardi, la decisione è stata presa da ore, e riuscire sarebbe stupido. Rimandiamo tutto alla prossima occasione, e alla prossima scusa.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giardino delle delizie", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Tanta gente, troppa, impegnata spesso in attività che non capisci, non ti attirano o di contro nelle quali non riesci ad inserirti (e il fatto che siano in larga misura nudi dovrebbe fornire indizi sulla natura di questa terza categoria)</span><center><img src="http://files.splinder.com/2187d66fdbf5a2434901530f5671751c.jpeg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nubi di ieri sul nostro domani odierno</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 13:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando c'ho la ragazza faccio la conchetta per sentirmi il fiato, sto vent'anni in bagno, penso che si chiava, dopo non si chiava e non mi lavo più. Cerco nelle mie narici una testimonianza delle mie radici, ma vi trovo un fico e lo dovrò spalmare sotto qualche banco, come in gioventù. Questi sono i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.elioelestorietese.it/?page=disco/brano&amp;id_prodotto=96&amp;id_brano=166">Quando c'ho la ragazza faccio la conchetta per sentirmi il fiato,
sto vent'anni in bagno, penso che si chiava, dopo non si chiava e non mi lavo più.
Cerco nelle mie narici una testimonianza delle mie radici, ma vi trovo un fico e lo dovrò spalmare
sotto qualche banco, come in gioventù.
Questi sono i miei costumi, vendo paralumi, siete come me.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.elioelestorietese.it/?page=disco/brano&amp;id_prodotto=96&amp;id_brano=166">Elio E Le Storie Tese</a></cite>.</small></div></div><p>L&#8217;avete letta e riconosciuta, adorata o disprezzata, ma non ne siete rimasti indifferenti. E se anche non l&#8217;aveste mai sentita, sono sicuro che sin&#8217;ora non avrete mai dormito tra due guanciali. Per quale motivo è finita su questo blog? Solo per attirare l&#8217;attenzione dei lettori: mi scuso di conseguenza con chiunque arrivi qui alla ricerca dei testi di Elio.</p>
<p>Niente commento, oggi. Pensieri a ruota libera.</p>
<p>Non ho trovato fonti, da febbraio a questa parte: i blog di persone fisiche da me conosciute sembrano essersi arenati su una ristretta rosa di argomenti, quali &#8220;oh ma quanto sto male&#8221;, &#8220;oh ma che sfiga c&#8217;ho addosso&#8221;, &#8220;oh ma siete tutti brutti e cattivi&#8221;; in questo mare magnum di varie acredini e depressioni, spiccano sparute isole di banalità assortite — una fra tutte, quasi un eponimo del genere, <a href="http://zabriskie-matte.blogspot.com/" target="_new">Zabriskie Point</a> — che tuttavia non riescono a solleticarmi. Non so, questo ammosciamento generalizzato mi stupisce sempre. Tempo addietro mi sono trovato a commentare un <a href="http://musicinflamestemperament.spaces.live.com/Blog/cns%21B32E1FB6D7763BAF%212319.entry">post su The paradise city</a>, e ho continuato a pensarci sin&#8217;ora: vuoi perchè sono orgoglioso della mia prosa — ah, sia lode al mio ego! —, vuoi perché mi ha messo di fronte ad una situazione che, essendomi ogni giorno sotto gli occhi, mi è sempre sfuggita. In molti lamentano della morte civile che aleggia nelle nostre serate, in troppi raccontano con sguardo trasognato immortali nottate passate a Barcellona. In pochissimi si adoperano per dare una mossa alla propria vita: forse perchè questo richiede fantasia e applicazione, forse perchè occorre volontà. In effetti, è molto più comodo rimanere uguali a se stessi e traslarsi spazialmente in un luogo in cui ci si possa far portare dalla corrente, in cui la propria piattezza possa passare inosservata. Trovo sia un atteggiamento veramente vile nei confronti di se stessi.</p>
<p>Eppure mi sembra così naturale… coltivare degli interessi, parlarne in giro, inseguirli per tutt&#8217;Italia. Trascinarsi dietro qualcuno, in modo da ampliare anche gli interessi di tutti i propri conoscenti. <span style="font-style: italic;">Agire</span>, insomma, <span style="font-style: italic;">fare</span>. Ma è un discorso che cade nel vuoto. Molto più facile rimanere davanti al Mille, o al Balìn, o al Cafè de la Place, a bevacchiare e raccontarsi quella dall&#8217;uva, pianificando quell&#8217;unica settimana all&#8217;anno in cui inventarsi un nuovo vivere. Bello, per carità, simpatico e divertente, mi ci chiamo in mezzo anch&#8217;io: ma il fine settimana scorso ho conosciuto o reincontrato gente di Torino, Vicenza, Roma, Napoli, Catania. Ho parlato, ballato, riso. Ho pianificato viaggi, raccolto informazioni, imparato tecniche. E sono tornato a casa, sì nella morte civile, ma migliore e più completo: e la prossima volta sarà meglio, e ad ogni giro le possibilità di essere e rimanere felice aumenteranno di un poco. Perché altri non fanno scelte di questo genere? Perché annegarsi nell&#8217;inedia mentale?</p>
<p>Ecco cosa centrava Elio, all&#8217;inizio. Schiavi di abitudini insensate, sospinti da aspettative che verranno disattese per la propria incapacità di esibire una <span style="font-style:italic;">volontà</span>. In attesa di quella settimana di <cite>lieto ritornello, che non c&#8217;entra un cazzo, ma che piace ai giovani</cite>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"L'assenzio", di Edgar Degas</h2><span>Seduti in quel caffè, a non pensare a nulla. <cite>E scappò via con la paura di arrugginire, il giornale di ieri lo dà morto arrugginito... I becchini ne raccolgono spesso, tra la gente che si lascia piovere addosso.</cite></span><center><img src="http://img457.imageshack.us/img457/2118/degasl27assenzio6cu.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>E il prossimo anno al Festivalbar</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 18:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[I gatti senz'altro si arrangerebbero]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo so che di solito è buona regola adoperarsi in uno straccio di introduzione, ma qui la constatazione è cristallina: la Ferrero è un pozzo di pessime meraviglie. Vi sottoporrò oggi, se vorrete, la scenetta preparata per Kinder Delice, che ha per protagonisti una madre che in un recente passato era segretaria di Hugh Hefner, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://leuovadelnonno.splinder.com/post/16004074/E+il+prossimo+anno+al+Festival">Lo so che di solito è buona regola adoperarsi in uno straccio di introduzione, ma qui la constatazione è cristallina: la Ferrero è un pozzo di pessime meraviglie.

Vi sottoporrò oggi, se vorrete, la scenetta preparata per Kinder Delice, che ha per protagonisti una madre che in un recente passato era segretaria di Hugh Hefner, un ragazzino con la faccia da schiaffi e la sua band di marmocchi, che guardando TRL tutti i pomeriggi hanno capito che con un paio di filastrocche composte con l'ausilio delle letterine magnetiche (o di quelle dello Scarabeo, qualora voleste cimentarvi) chiunque ha i suoi tre minuti Woodstock.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://leuovadelnonno.splinder.com/post/16004074/E+il+prossimo+anno+al+Festival">I gatti senz'altro si arrangerebbero</a></cite>.</small></div></div><p><cite>…non ci si può bagnare<br />
due volte nello stesso fiume<br />
nè prevedere<br />
i cambiamenti di costume…</cite></p>
<p>Quanta saggezza. Per i soliti illetterati, notifico la citazione di Battiato in <a href="http://www.battiato.it/discografia/anni90/imboscata.htm#passaggio">&#8220;Di passaggio&#8221;</a>, sperando di non dover spiegare i perché ed i percome di questo <span style="font-style:italic;">incipit</span>. I più accorti di voi si saranno accorti che sto citando un blog di un perfetto sconosciuto. I più sognatori lo crederanno un primo passo verso nuovi e fulgidi orizzonti. Personalmente non do peso alla cosa: il blog citato è, a mio parere, semplicemente delizioso, umanamente condivisibile, e pubblica in un momento di stanca degli aggiornamenti dei miei amici. Poi vabbè, amici.</p>
<p>Vediamo di spendere due parole per inquadrare il blog sotto esame; quante volte ci siamo basiti di fronte ad uno spot che dipinge scene di vita di popolazioni sì umanoidi ma che nulla hanno a che spartire con la nostra razza? Esseri luminosi e trascendenti, che raggiungono inviolate vette di pace e piacere soltanto cambiando la saponetta del cesso, o che perseguono (perseguitano) l&#8217;unità familiare grazie alle sottilette Kraft. Sì, li abbiamo guardati, li abbiamo ascoltati, ma non li abbiamo compresi: la Storia ci insegna che a questo punto dovremmo crocifiggerli. Il mai abbastanza lodato Jonlooker sembra perseguire questo obiettivo, ma vista la cronica carenza di legname si accontenta della cosiddetta &#8220;gogna mediatica&#8221;, che all&#8217;atto pratico è anche molto più economica. Scrive bene, scorrevole e discorsivo. Segue gli stessi ragionamenti che grosso modo qualsiasi essere pluricellulare fa di fronte alla televisione moderna, il che, come abbiamo già notato, porta a conseguenze grottesche; il che viene impreziosito da un&#8217;attenzione al dettaglio ragguardevole che porta all&#8217;attenzione minuzie sfuggite senz&#8217;altro ai più (che diavolo, quella frase, <span style="font-style:italic;">latte e cacao si scontrano a secchiate e un magma marrone soffoca un innocente rettangolo di pan di spagna</span> mi ha fatto venire un ictus!).</p>
<p>Non voglio approfondire più di tanto, perché questa volta sto scrivendo un post <span style="font-style:italic;">pro</span> piuttosto che <span style="font-style:italic;">contro</span>. Semplicemente mi faceva piacere pubblicizzare un lavoro che sto seguendo e che mi sta piacendo (e che stimo un sacco, vista la frequenza di aggiornamento. Ogni volta che mi cade l&#8217;occhio sul Cronopuntatore a sinistra verso una segreta lacrima, poi alzo le spalle e continuo serenamente a vivere la mia vita). Insomma, non giriamoci in giro, dovreste iniziare a leggere con continuità il blog di Jonlooker; personalmente vi consiglio di iniziare da <a href="http://leuovadelnonno.splinder.com/post/15839321/Appunti+sparsi+tra+il+pranzo+e">Appunti sparsi tra il pranzo e la cena</a>, giusto per entrare in atmosfera, ma poi dove si finisce si finisce e si trova sempre del buono. Poi, se per caso vi avanza tempo, fate un salto anche sul blog di <a href="http://www.shockdom.com/eriadan/">Eriadan</a>, attraverso il quale l&#8217;ho conosciuto e dal quale ho attinto <a href="http://belinde.blogspot.com/2007/11/hai-paura-del-buio.html">in passato</a>. Poi, ancora, spegnete tutto e vedete di fare (finalmente) qualcosa di produttivo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"American Gothic", di Grant Wood</h2><span>Non propriamente l'apoteosi del consumismo.</span><center><img src="http://www.silenzi.com/media/blogs/Silenzi.com/american_gothic.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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