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	<title>Lo stilita migratore &#187; armoniche e frastuoni</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Un grande inno all&#8217;indifferenza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 14:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da Bob Geldof.Citando Pestilenza in John Doe, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi. I don&#8217;t mind [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html"><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="349"></embed></object></blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html">Bob Geldof</a></cite>.</small></div></div><p>Citando Pestilenza in <a title="Pagina di John Doe su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Doe_(fumetto)" target="_blank">John Doe</a>, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi.</p>
<blockquote><p>I don&#8217;t mind if you go<br />
I don&#8217;t mind if you take it slow<br />
I don&#8217;t mind if you say yes or no<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if you live or die<br />
Couldn&#8217;t care less if you laugh or cry<br />
I don&#8217;t mind if you crash or fly<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if you come or go<br />
I don&#8217;t mind if you say no<br />
Couldn&#8217;t care less baby let it flow<br />
&#8216;Cause I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t care if you sink or swim<br />
Lock me out or let me in<br />
Where I&#8217;m going or where I&#8217;ve been<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if the government falls<br />
Implements more futile laws<br />
I don&#8217;t care if the nation stalls<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t care if they tear down trees<br />
I don&#8217;t feel the hotter breeze<br />
Sink in dust in dying sees<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind if culture crumbles<br />
I don&#8217;t mind if religion stumbles<br />
I can&#8217;t hear the speakers mumble<br />
And I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if the Third World fries<br />
It&#8217;s hotter there I&#8217;m not surprised<br />
Baby I can watch whole nations die<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind about people&#8217;s fears<br />
Authority no longer hears<br />
Send a social engineer<br />
And I don&#8217;t mind at all</p></blockquote>
<p>Anche i meno anglofoni si saranno resi conto trattare dell&#8217;indifferenza, ma lascio comunque accesso ad una <a title="Traduzione di " href="http://www.dartagnan.ch/article.php?sid=4056" target="_blank">buona traduzione del testo</a>.</p>
<p>Bob Geldof&#8230; ricordo che da bambino andavo a cercare la sua cassetta (sì, le musicassette a nastri, già, sono abbastanza vecchio da ricordarle), era &#8220;<a title="Pagina dell'album sul sito ufficiale di Geldof" href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html" target="_blank">the vegetarians of love</a>&#8220;, e la riavvolgevo per ascoltare solo questa canzone: operazione questa ripetuta abbastanza volte da farmela entrare nel sangue, ma anche abbastanza per donarmi una completa ignoranza sul resto dell&#8217;opera di Geldof che mi trascino tutt&#8217;ora. Una canzone con cui mi trovo in completo accordo, dicevo, ma curiosamente il prendere atto di questa situazione mi lascia indifferente.</p>
<p>Mi ha accompagnato per anni, mutando di significato a seconda dei periodi e rimanendomi comunque aderente; mi sono interrogato a fondo su questo miracolo, e sono giunto ad una conclusione: è potuto succedere esclusivamente perchè non mi sono mai soffermato a cercare di capire il testo, del resto conoscente benissimo il mio rapporto con l&#8217;inglese. In questa maniera mi bastava sapere che il testo parlasse di un uomo indifferente ai casi della vita e che lo stesso uomo ne fosse felice, e i bersagli dell&#8217;indifferenza erano del tutto ininfluenti; potevano essere i pensierini a casa alle elementari, o i problemi con gli amici alle medie, o i disastri sentimentali alle superiori, o le disillusioni ideologiche negli anni successivi: poco importava, tutto si poteva annullare in un &#8220;non importa&#8221; e una risata con qualche amico. Solo pochi giorni fa ho scoperto l&#8217;esistenza di un videoclip, del quale mi sono ovviamente innamorato, e solo oggi ho preso la decisione di leggermi il testo.</p>
<p>Sono impressionato. Non pensavo potesse esistere qualcun&#8217;altro così tanto disinteressato ai fatti del mondo. Questo atteggiamento viene spesso etichettato come dannoso, moralmente abbietto o socialmente pericoloso, costringendo la gente comune ad accollarsi un quantitativo esagerato di interessi: interesse per la partita, per il rapimento i Giampippetto in Kissadovekistan, per i bambini del Biafra, per il matrimonio di Tizia Talaltra con il suo ego. Tutte cose che con la propria vita, ammettiamolo, non hanno nulla a che spartire: la propria vita è interessata molto di più da quelle persone che ballano con te quando ti sei spogliato delle restrizioni morali più soffocanti (perchè avete già visto il filmato, vero?).</p>
<p>Perché, alla fine, quello che realmente conta sono i momenti che hai vissuto, non certo quello che ti hanno raccontato: di quello, insomma, <em>I don&#8217;t mind at all</em>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le Déjeuner sur l'Herbe", di Édouard Manet</h2><span>Mi ha sempre affascinato come quei due riescano a parlare indifferenti (ma con l'occhio furbetto!) in presenza di una ragazza nuda. E mi ha ancora di più incuriosito sapere quale fosse stata la catena di eventi che ha portato a quella situazione. Forse, se avessi letto qualcosa sul libro di Arte, potrei avere maggiori informazioni su cui poggiare le mie ipotesi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/07/le_dejeuner_sur_lherbe.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ligabue &#8211; Cosa vuoi che sia</title>
		<link>http://belinde.net/critiche/annylab-blog/ligabue-cosa-vuoi-che-sia/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 10:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[AnnyLab Blog]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[vite di aliene genti]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì di giugno, caldo umido fuori, aria condizionata e plastica dentro, in quel PC City in cui mi pago le vacanze... La radio di questo posto è qualcosa di orrendo, ho passato una giornata a sentire idiozia commerciali (a pensarci bene la Laura era una delle proposte migliori, e questo dice molto sul resto :-((( [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://annylab.blogspot.com/2008/06/ligabue-cosa-vuoi-che-sia.html">Venerdì di giugno, caldo umido fuori, aria condizionata e plastica dentro, in quel PC City in cui mi pago le vacanze... La radio di questo posto è qualcosa di orrendo, ho passato una giornata a sentire idiozia commerciali (a pensarci bene la Laura era una delle proposte migliori, e questo dice molto sul resto :-((( scusami Vale non uccidermi!!! uhuhu)...</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://annylab.blogspot.com/2008/06/ligabue-cosa-vuoi-che-sia.html">AnnyLab Blog</a></cite>.</small></div></div><p>Non pago di aggiornare con cadenza vincolata alle fasi lunari, adesso ci metto anche dei secoli per iniziare a pensare di poter scrivere qualcosa… comunque sia, eccomi qua. Quest&#8217;oggi abbiamo una guest star, un&#8217;emerita sconosciuta per tutti i lettori del blog escluso (o incluso?) lei stessa: inutile quindi che vi chiediate chi diavolo sia, non la conoscete…</p>
<p>Ve l&#8217;ho mai detto che non sopporto gli interventi composti da un solo testo di una canzone? Non mi pare. È un&#8217;usanza per me deprecabile: già è ardua pensare di capire il significato di una canzone come l&#8217;Autore l&#8217;aveva pensata, figuriamoci capire cosa ha provocato in una persona che l&#8217;ha sentita, o addirittura peggio quali passaggi mentali gli abbia indotto. In generale, secondo me una canzone buttata lì, nuda e cruda, non è altro che una sequenza casuale di caratteri: tanto varrebbe mettere delle <a href="http://www.ascii-art.de/" target="_blank">ASCII-arts</a>, che almeno si capiscono.</p>
<p>Questa volta, però, finalmente ho trovato un uso intelligente di un testo. Una canzone genera emozioni? E allora spieghiamole, &#8216;ste emozioni… Alternare il testo con pensieri a ruota libera è, devo ammetterlo, un ottimo modo per trasformare un intervento intimista <em>nescio</em> (per la natura stessa degli interventi intimisti, ovviamente) in qualcosa che si legge con interesse, apprezzabile per il botta e risposta tra l&#8217;Autore e l&#8217;Autrice; una sorta di &#8220;trova le differenze&#8221; comunicativo, un confronto da cui, alla resa dei conti, AnnyPan esce vincitrice per un semplice fatto: il testo della canzone citata non si riferisce a nulla di particolare se non ad un vago senso di disillusione nei confronti del mondo, mentre l&#8217;Autrice ci porta (volenti o nolenti) accenni di una vita vissuta. Mette carne al fuoco, insomma.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;intervento è gradevole alla lettura come tutti i precedenti che ho letto (a differenza di me, scrive veramente un botto, e non ho la minima intenzione di rileggere tutta la sua produzione in ordine cronologico), e non è che ci sia molto altro su cui discutere se non informazioni personali che mi guardo bene dal trattare: tutto sommato ho imparato a non ficcare il naso negli affari di gente che conosco poco, pochissimo o nulla, sperando che lo stesso facciano con me. Per concludere, e per utilizzare formule di rito mai desuete, consiglio la lettura del blog <em>bla bla bla</em>, mi è piaciuto molto <em>bla bla bla</em>, auguri e figli maschi <em>bla bla bla</em>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"I musici", di Michelangelo Merisi da Caravaggio</h2><span>Eh già, adesso magari vi aspettate che ogni volta ci sia una giustificazione logica e letteraria nel legame testo - immagine… Oh, questo mi piace e stop.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/06/caravaggio-i-musici.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>ANGELI CADUTI</title>
		<link>http://belinde.net/critiche/blood-red-rose/angeli-caduti/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 17:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blood Red Rose]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[21 maggio 2007 - interno, notte Come sempre l'ispirazione per scrivere arriva nella notte, quando ti sporgi dalla finestra per sentire il vento della sera sul viso, quando del casino della folla non c'è più traccia. Allora prendi il taccuino e la penna prima che i fiori che stanno sbocciando in te appassiscano…Tratto da Blood [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://vy-luckyrose.spaces.live.com/Blog/cns%21483A68A5467F5E78%211099.entry">21 maggio 2007 - interno, notte
Come sempre l'ispirazione per scrivere arriva nella notte, quando ti sporgi dalla finestra per sentire il vento della sera sul viso, quando del casino della folla non c'è più traccia.
Allora prendi il taccuino e la penna prima che i fiori che stanno sbocciando in te appassiscano…</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://vy-luckyrose.spaces.live.com/Blog/cns%21483A68A5467F5E78%211099.entry">Blood Red Rose</a></cite>.</small></div></div><p>Come i migliori osservatori avranno senz&#8217;altro notato, questo blog ne viene da un lungo periodo di silenzio, dovuto a tutta una serie di fattori tra cui la pigrizia fa la parte del leone. Tuttavia oggi — finalmente, oserei dire — il blog della Vy mi ha fatto pensare; il &#8220;finalmente&#8221; non è dato dalla qualità dei post ma dagli argomenti trattati, che non incontravano il mio interesse, ma questa volta alcuni dei concetti espressi li ho scoperti intersecati a miei pensieri degli ultimi giorni.</p>
<p>Ammetto che le prime righe non mi hanno ispirato molta fiducia, perchè quell&#8217;accenno ai pensieri notturni, alla solitudine, al prendere il taccuino, e i fiori… temevo un &#8220;attacco poetico&#8221;, lo ammetto, e sinceramente non me la sentivo di proseguire: aborro la poesia se non per talune — pochissime, invero — opere di Montale o Ungaretti, e darei fuoco a chiunque esponga versi sciolti in pubblico (rispetto qualsiasi perversione, a patto sia vissuta privatamente). Con il terzo paragrafo la voglia di proseguire non è cambiata; l&#8217;odore di saggezza vissuta mi sembrava decisamente eccessivo, e già mi predisponevo ad una fugace lettura con la coda dell&#8217;occhio, <span style="font-style: italic;">&#8220;in altre faccende affaccendato&#8221;</span>, e quel <span style="font-style: italic;">&#8220;forse stiamo solo crescendo&#8221;</span> sembrava confermare le mie illazioni: certo che state crescendo, come tutti, in qualsiasi età. Ma abbandoniamo questo tono da vecchietto petulante…</p>
<p>Una frase isolata: <span style="font-style: italic;">&#8220;Ed io? Beh&#8230; rimango coerente con me stessa.&#8221;</span></p>
<p>È stato un lampo. Non tutti conoscono la canzone <a href="http://www.paroles.net/chansons/11798.htm">&#8220;Le bourgeois&#8221;</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Brel">Jacques Brel</a>, ma alcuni suoi versi mi sono risuonati in testa con insistenza:</p>
<p><cite>Jojo se prenait pour Voltaire<br />
Et Pierre pour Casanova<br />
Et moi, moi qui étais le plus fier<br />
Moi, moi je me prenais pour moi</cite></p>
<p>La canzone, bellissima e di cui consiglio un attento ascolto, è stata liberamente tradotta da Giorgio Gaber col titolo &#8220;I borghesi&#8221;, ma sarebbe più corretto dire che &#8220;I borghesi&#8221; è stata ispirata da &#8220;Le bourgeois&#8221;; tratta di tre amici, che da giovani si trovavano sempre ad una certa locanda per schernire gli avventori dell&#8217;antistante cafè, esponenti dell&#8217;alta borghesia cittadina: misteriosamente però, crescendo, senza soluzione di continuità si trovano a stupirsi della maleducazione dei ragazzini che frequentano la locanda antistante il loro cafè preferito. Amo le canzoni di Brel, e questo collegamento, seppur lieve, ha calamitato la mia attenzione. Forse, per quel post, non tutte le speranze erano perdute.</p>
<p>L&#8217;argomento cambia ancora, e parte un <span style="font-style: italic;">excursus</span> su una branca dell&#8217;Impressionismo: le opere a sfondo sociale di Manet e Degas. Non sono un esperto di pittura, e nemmeno un appassionato, ma bene o male il libro d&#8217;arte me lo sono sfogliato non fosse che per passarmi il tempo nelle ore di italiano, e <a href="http://ilmatto.altervista.org/_altervista_ht/assenzio.jpg">&#8220;L&#8217;Assenzio&#8221;</a> di Degas mi ha sempre affascinato. Tuttavia non avevo mai approfondito la cosa, nè mi ero soffermato molto sull&#8217;altro figuro sulla destra della protagonista e sulla sua insita bruttezza, tantomeno avevo fatto collegamenti coi poeti maledetti (vi ho mai parlato dei miei raporti con la poesia?). Insomma, parafrasando, <span style="font-style: italic;">ho visto, e ho visto sempre, solo una puttana che beve assenzio</span>. Non avevo mai pensato alla moralità dei protagonisti di quei quadri, e avevo dedicato alle loro vite la stessa curiosità che dedico ai passanti (non &#8220;alle belle passanti&#8221; di deandreiana memoria… tra poco tutto sarà chiaro), ovvero nessuna. Questo mi ha spinto a non emettere un parere sul loro stato, a non riflettere sul loro orgoglio di essere in <span style="font-style: italic;">quello stato</span>: per questo motivo, l&#8217;accenno da parte di Vy ad una redenzione mi ha colto impreparato. Redenzione? E da cosa? Da un essere come essi stessi si sono resi, certo sotto le spinte dell&#8217;ambiente, ma comunque per propria libera scelta? E qual è il peccato, se non l&#8217;aver esercitato il proprio diritto di dare alla propria vita una qualsivoglia direzione? Ha senso parlare di <span style="font-style: italic;">redenzione</span>, quando lo stesso peccato è così difficile da definire? Il male, se di male si può parlare, non si irradia verso chi circonda queste prostitute, ma rimane contenuto in esse stesse: sono loro, e loro soltanto, l&#8217;universo in cui il male — il Male che genera i Fiori — prospera; e se non deborda verso gli altri, che senso ha parlare di male, e quindi redenzione? Una redenzione col fuoco, poi…</p>
<p>La morale, che buffa cosa. È stato a questo punto, che i pensieri dei giorni scorsi si sono fatti avanti. Per lavoro ho impaginato l&#8217;opera ultima di Bruno Lauzi, <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788895010106/LAUZI-BRUNO/TANTO-DOMANI-MI-SVEGLIO.html">&#8220;Tanto domani mi sveglio&#8221;</a>, e qui vi avevo trovato un pensiero illuminante, o meglio un punto di vista, riguardo De&#8217; Andrè e i protagonisti delle sue canzoni. Fabrizio (la confidenza data da tanti anni di ascolto delle sue cassette mi permette di chiamarlo per nome) si appoggiò molto all&#8217;opera di Brel, ma le sue tematiche si discostavano molto spesso da quelle del cantautore belga;  il genovese aveva una passione per i personaggi negativi della società: li troviamo in &#8220;Bocca di rosa&#8221;, nel &#8220;Pescatore&#8221;, nel &#8220;Delitto di paese&#8221;, in &#8220;Jeordie&#8221;… e tutti hanno un tratto comune: sono andati contro i <span style="font-style: italic;">dictat</span> della società, sono stati puniti dalla stessa, ma agli occhi del cantautore per questo motivo sono puri. Loro non hanno bisogno di redenzione, perchè la loro stessa vita è stata redenzione dal peccato di vivere. Un punto di vista, ovviamente, opinabile, poichè si basa sul presupposto che la società sia errata in ogni sua qualità, e che gli intoccabili, i <span style="font-style: italic;">fellahin</span>, siano tali sempre e solo a causa della sopraffazione da parte dei ricchi e potenti.</p>
<p>Alla resa dei conti, molti dei personaggi di De&#8217; Andrè potrebbero essere ritratti da un Degas a caso, e sulla tela starebbero bene tanto quanto lo sono stati sul pentagramma. Ma la loro impostazione sarebbe molto diversa, perchè se Degas ha dipinto un lato decadente della sua società, De&#8217; Andrè lo ha esaltato, erigendolo ad esempio per la morale.</p>
<p>Mi rendo conto di non aver parlato, alla fine, del blog della Vy, ma credo che questo possa da lei venire considerato un successo, poichè finalmente è riuscita — almeno con me — a far pensare il lettore: e questa è una cosa che una cronaca di fatti o pensieri, o il semplice testo di una canzone, difficilmente potrà fare. Sì, lo ammetto, scrivere questo intervento <span style="font-style: italic;">mi è piaciuto</span>.</p>
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		<title>&#8230; a scuola di punk &#8211; lesson nr 2 &#8211; Origini e filosofia.</title>
		<link>http://belinde.net/critiche/zabriskie-point/a-scuola-di-punk-lesson-nr-2-origini-e-filosofia/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 09:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zabriskie Point]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>

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		<description><![CDATA[A grande richiesta dopo la lesson nr 1 mi trovo costretto in forte anticipo sulla mia tabella di marcia a parlare delle radici del punk a voi poveri mentecatti ... ... il fenomeno nasce in Inghilt ... sbagliato! a sorpresa la culla del punk sono gli Stati Uniti d'America (non era impossibile arrivarci, basti sapere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://zabriskie-matte.blogspot.com/2007/03/scuola-di-punk-lesson-nr-2-origini-e.html">A grande richiesta dopo la lesson nr 1 mi trovo costretto in forte anticipo sulla mia tabella di marcia a parlare delle radici del punk a voi poveri mentecatti ... ... il fenomeno nasce in Inghilt ... sbagliato! a sorpresa la culla del punk sono gli Stati Uniti d'America (non era impossibile arrivarci, basti sapere che i Ramones si formarono nel 1974, e certo non furono i primi...). Il grosso handicap del punk americano...</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://zabriskie-matte.blogspot.com/2007/03/scuola-di-punk-lesson-nr-2-origini-e.html">Zabriskie Point</a></cite>.</small></div></div><p>Mi sembra il minimo, per inaugurare questo blog, partire da chi della mia pulsione a scrivere in pubblico è stato il principale (nonché unico) fautore. In questo suo post, secondo di una probabilmente lunga serie che in molti temono si svilupperà in futuro, possiamo osservare il miglior Matte, quello che racchiude in sè gli elementi contrastanti della multiforme cultura punk e la precisa organizzazione di un assicuratore dell&#8217;alta borghesia sestrese. È raro, infatti, trovare qualcuno in grado di passare con tanta facilità e leggerezza dalla storiografia moderna, all&#8217;analisi musicale, alle note stilistiche, ai cenni filosofici&#8230; ma questa plasticità non dev&#8217;essere motivo di vanto. Notiamo infatti che gli argomenti esposti sono sviluppati ad un livello puramente nozionistico, quasi lo scheletro del post fosse stato pianificato con l&#8217;aiuto di <a href="http://labs.google.com/sets">Google Sets</a> usando le voci &#8220;punk culture&#8221;.  Non mi è molto piaciuto&#8230; la lettura dell&#8217;intervento non mi ha dato nulla che non mi potesse fornire una veloce lettura di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Punk">Wikipedia</a> delle pagine sull&#8217;argomento; ma in effetti il post è più importante per capire Matte che non il punk. Abbiamo una persona la cui sterminata ed eclettica cultura (ah, quante pagine di &#8220;Spigolature&#8221; e &#8220;Forse non tutti sanno che&#8230;&#8221; avrà letto, sulla Settimana Enigmistica?) spesso soverchia le sue reali facoltà intellettive, portandolo a trovare sinergie tra gli argomenti più improbabili&#8230; significativo esempio è il passaggio riguardo gli aspetti niciani del punk e Rapallo: ringraziamo il commento della sua più fanatica lettrice per aver spinto l&#8217;Autore ad esplicarsi.  Poi questo continuo richiamare e richiamarsi ad un movimento ormai spento (non morto, spento)&#8230; quasi cercando nell&#8217;immobilità di una cultura ormai cristallizzata rassicurazioni contro un mondo altrettanto spento purtuttavia in movimento. Indicativo è anche l&#8217;attaccamento ad una cultura sostanzialmente costruita a tavolino, in modo da adeguarsi alle (e placare le) normali pulsioni di una popolazione giovanile. Insomma, alla luce di queste osservazioni possiamo stabilire che, alla fine, un Matte punkettaro è comunque bello da vedere, specialmente vestito dei panni del mentore di nuove generazioni. Speriamo che la sua opera di rieducazione abbia successo: non tanto per il perpetuare della cultura punk, che alla resa dei conti disprezzo anche un po&#8217;, quanto per la possibilità che da al suo lettori di osservare la <span style="font-style: italic;">propria</span> cultura sotto un&#8217;ottica differente.</p>
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