Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sí qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
– Era da molto che non ci incontravamo.
– Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.
– Tu mi ferisci.
– Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.
– Ma anch’io voglio portarti ad un equilibrio!
– Il tuo è irrealizzabile.
– Sei tu ad essere disfattista.
– Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard… E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?
– Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.
– Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.
– …che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.
– Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.
– Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.
– Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.
– La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?
– Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l’adattabilità.
– Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano “ma sei sempre lo stesso”?
– Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.
– Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c’entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po’ più favorevole.
– Un po’ di fortuna credo di meritarmela anch’io…
– …disse colui che non lasciava nulla al caso.
– Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c’è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.
– E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, perché dovresti andare avanti?
– Guarda che lo so che sei importante… Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d’insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.
– Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?…
– Cosa?
– Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.
– Litigheremo in continuazione.
– …che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?
– …sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.

San Giuseppe quale? a me ricorda un po’il Marco Polo delle mille lire!!!
Oppure non sarà mica un tale Marco Polo che passa le serate davanti al mille lire?
Era effettivamente un po’ che non ci vedevamo
Questo pezzo mi piace moltissimo. Se è opera tua, complimenti, se è opera di altri mi diresti da dove arriva??
PS: finalmente ho mollato gli ormeggi col mio blog. Non so dove andremo a finire ma intanto ho cominciato!