Il Piccolo Popolo di Ciàn d’Ouxello – cap. 1

Il Piccolo Popolo di Ciàn d’Ouxello – cap. 1
This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is simply a collection of facts the inferences from which may be accepted or rejected as the reader may think fit.

Ti prudono le mani. Ti prudono le mani e stai lì, senza sapere bene cosa fare… cioè, lo sai benissimo cosa dovresti fare, l’elenco seppur non lunghissimo ti galleggia davanti agli occhi ad ogni cambio di pagina e ad ogni belinata che ti metti a fare. Però oggi è difficile concentrarsi: sarà la stanchezza per i lavori nell’orto al mattino, sarà per la giornata bella-ma-non-troppo… o forse per quel leprecauno che ti sta fissando intensamente da sopra il termosifone. Ora, il periodo di fissazione morbosa per il folklore irlandese è passato da quel dì, ma in testa mi è rimasto abbastanza da poter affermare con assoluta convinzione che un leprecauno in camera mia è completamente fuori zona. Eppure non sembra spaesato, tutt’altro! Oserei dire che si sta guardando intorno schifato; non posso dargli torto, in effetti la camera non è assolutamente un bel vedere. Ci studiamo vicendevolmente: una delle poche cose che ricordo di aver stabilito riguardo il bon ton del Piccolo Popolo è proprio che qualsiasi cosa provi a fare per farti benvolere è sempre misinterpretata, quindi nel dubbio lo guardo come se fosse naturale vederlo lì: nella peggiore delle ipotesi mi considererà un idiota.

Il mio piano procede alla perfezione: mi indirizza un’occhiata che ho visto fare solo alle suore del mio asilo nei confronti del bambino più tardo. Con un balzo scende dal termosifone, e mentre si sistema il tricorno torna a guardarsi intorno; sovrappensiero tira un calcio ad un sacchetto che c’è per terra, al che mi trovo costretto a rimbrottargli un “Ehi!”: caso vuole abbia colpito la borsina con dentro i CD di Sonia, se glieli rovino non c’è brownie che tenga. Il leprecauno mi guarda sorpreso inarcando un sopracciglio, poi con un dito si gratta sotto il tricorno. Allargo lievemente le mani e atteggio la fronte in quell’espressione che sta inequivocabilmente a significare “eh, belin!”: sembra capire, e per la prima volta distende il volto in un sorriso. Indica la porta e mi fa cenno di seguirlo, io gli mimo un “aspetta”; non so cos’abbia in mente, ma nel dubbio mi metto gli scarponcelli e prendo la giacca. Ripenso al problema della diversa scala temporale dei nostri due mondi, c’è la possibilità di scomparire senza lasciare traccia; potrei lasciare un biglietto per spiegare, ma dubito sarebbe credibile: “non cercatemi, sono andato con le fate”, sì, certo, clap clap. Ragioniamo: se avviso non sono credibile, se non avviso è lo stesso; se lo seguo e non succede nulla di particolare va bene, se non lo seguo magari qualcuno si arrabbia e sai che casini dopo? Sospiro, mi metto la giacca in spalla e vado verso il portone, il leprecauno è già lì che mi aspetta. Mia madre dalla sala mi chiede:

– Dove vai?

– Seguo un leprecauno, non so se torno per cena.

– Ah, bene. Se ceni qua passa a prenderti il latte, che ce n’è poco.

La flemma è una dote che so apprezzare. Saluto e mi tiro la porta dietro le spalle; il leprecauno trotterella giù per le scale e si dirige verso il pergolato. Ora capisco che tutto sommato sono stato trattato con riguardo: in mezzo al glicine conto almeno una trentina di esserini vari che se la spassano… non credo che mi sarei comportato con talnta calma se tutta quella gente mi fosse comparsa all’improvviso in camera. In effetti doveva bastare anche solo il leprecauno a farmi svalvolare, e con questo credo di essere stato in qualche modo manipolato. Beh, poteva andarmi peggio. Faccio per fermarmi e tornare indietro a prendere quel bellissimo libro che è “Fate” in modo da usarlo come prontuario, perché le fattezze dei membri della combriccola sono molto vari e sono in grado di riconoscere le tipologie di solo alcuni, ma poi penso che mi offenderei se qualcuno mi si parasse innanzi con un libro aperto in mano e mi indicasse dicendo “ah, un umano di stirpe caucasica”. Sospiro di nuovo… sarà una strana giornata.

"Diana e le ninfe sorprese da Atteone", di Lucas Cranach il Vecchio e figlio

Le ninfe greche sono concettualmente equiparabili ai folletti irlandesi, ma con l'innegabile vantaggio di essere molto più fighe.

5 Responses to “Il Piccolo Popolo di Ciàn d’Ouxello – cap. 1”

  1. Campus scrive:

    … e quindi?:-P

  2. MaTTe scrive:

    Franco nel paese delle meraviglie …
    1- Basta con i chupiti di LSD
    2- se non bevi chupiti di LSD allora basta con l’whisky
    3- almeno ho imparato cos’è un leprecauno, o meglio, che quello che non sapevo come si chiamasse si chiama leprecauno
    4- inutile dire che attendo ormai rapito la seconda puntata!

  3. Ren scrive:

    Potevi dirlo che la “sportina” dei miei CD era stata calciata da un bestio anomalo….l’avrei tenuta da parte! u_u

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