Horror vacui

Horror vacui
“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi? Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh? Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti? Dice: “Non si può”. Ah, no? “No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco. “Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire. Dice: “Ma scusa, se quelli là verificano tutto…”. Embé? “…se verificano tutto”, dice, “dove finisce lo sguardo incantato?”. Cominciano a girarmi. Che c’entrano lo sguardo incantato e la poesia e…? Dice: “C’entrano eccome! Tu guardi le stelle e pensi che influenzano la tua vita… il macrocosmo e il microcosmo si toccano attraverso le energie sottili… e ti senti parte del Tutto e…”. Stronzate.
Tratto da Stukhtra.

Più volte — troppe volte — mantenendo questo blog mi sono trovato nella fastidiosissima situazione di voler scrivere qualcosa ma realizzare di non aver nulla da dire: a volte ho trovato un escamotage per dire qualche banalità e parlare subito dopo del problema della mancanza di contenuti (producendo quindi un forbito polpettone di nulla, secondo la nomenclatura di un mio amico), altre volte mi sono limitato a fissare questo editor vuoto per alcuni minuti e gettare la spugna, per ributtarmi nel vorticoso fluire di una vita monotòna e tranquilla. Ora la situazione non è certo differente: ho prodotto un incipit non certo memorabile, sperando che potesse pasturare il campo e attirare pensieri più corposi, ma se pur la speranza è l’ultima a morire bisognerebbe comunque evitare l’accanimento terapeutico.

Fallito l’approccio “provatela che magari ti va bene” cerco di attuare una strategia più rigorosa e squisitamente scientifica: analizzare la situazione per capire quale sia stato l’evento scatenate di questo ennesimo bisogno di comunicare. Uso l’indicativo presente con il precipuo scopo di confondere il lettore, perché in realtà il progetto sopra esposto non è uno strumento per ottenere un concept bensì un mezzo per raggiungere uno scopo e la sua elucubrazione non è avvenuta contestualmente all’atto dello scrivere — come il tempo verbale darebbe ad intendere — ma si può situare nello spazio bianco tra questo paragrafo e il precedente. Ma abbandoniamo questo inutile gioco di introspezione del testo e introduciamo il concetto che l’opinabile figura retorica voleva esprimere: su chi posso scaricare la colpa di avermi ridato il prurito alle dita.

Da qualche tempo seguo su Facebook una pagina che mi sta dando molte soddisfazioni: Cinismo mon amour; per chi non voglia, non possa o non debba avventurarsi tra le pagine di FB posso dire essere sostanzialmente una raccolta di aforismi e divertissement squisitamente dissacranti e, manco a dirlo, cinici. Una pagina dai contenuti talmente ben scelti da riuscire a scardinarmi dal mio consueto stato di lurkeraggio e farmi scrivere qualche commento qua e là. Una pagina talmente ben scritta da farmi nascere il desiderio di produrre qualcosa che potesse finire lì sopra, maledizione. Ma come succede sempre quando un tuo amico sta impostando i volumi del microfono e ti dice all’improvviso “di’ qualcosa”, l’afasia diventa tua compagna fino a quando non ti dice “va bene l’uno due tre prova“; ed eccomi qua, frustrato perché ti sembra che Wilde, Twain, Churchill e compagnia cantante abbiano detto tutto quello che c’era da dire, e te rimani lì a masticare delle banalità che normalmente non etichetteresti nemmeno come “facezie”.

Lo stacco di paragrafo dovrebbe ormai avervi fatto capire che mi sono soffermato a pensare al seguito. Un’ennesima pulsione introspettiva (e il prossimo passo sarà una colonscopia, se non mi fermo) mi ha portato a pensare alle meccaniche con cui produco, parlando, le mie solite freddure e battute varie, realizzando come, in larga misura, mi limiti ad attingere ad un grosso serbatoio di roba già vista o letta mischiandola e attualizzandola; il che sarebbe indubbiamente positivo, se fosse solo un completamento della produzione, ma sfortunatamente è preponderante. E fa sempre un po’ male, quando ti rendi conto di non sapere fare bene una cosa che invece pensavi di dominare egregiamente.

Ma tutto questo elucubrare, alla resa dei conti, mi porta qualcosa di buono? No, decisamente no. Non sarà certo grazie ad una maggiore autocoscienza che riuscirò a superare i miei (evidenti) limiti. Rimarrà tutto una — e passatemi il francesismo — sega mentale, con l’unico effetto positivo dato dall’aver riempito un vuoto comunicativo che durava da un sei mesi circa (dovrei controllare, ma credo sia la pausa più lunga che mi sia mai preso). Forse porterà qualche sparuto visitatore, giusto perché ho intenzione di notificare l’esistenza di questa pagina a colei che a quanto dice è la creatrice di Cinismo mon amour (a te, solo a te, un piccolo inciso: non ti sto chiedendo di far girare il link, nè in maniera implicita nè esplicita: sei citata, andavi informata, punto. Poi, ovviamente, fai come ti pare), ma nulla di più. Alla fine qualcosa da dire salterà fuori… non c’è da fasciarsi la testa: come diceva un tale, “la situazione è grave, ma non è seria”.

"I mangiatori di patate", di Vincent Van Gogh

Ho sempre pensato che la conversazione languisse un po', a questa tavola.

One Response to “Horror vacui”

  1. Nilla Qualunque scrive:

    Come posso ignorarla?
    Talmente ben scritta, ironica e con la leggerezza di una conversazione tra amici che allegramente si bevono del Rhum che..
    l’ho adorata!
    Grazie della citazione, hai parole troppo buone per una persona che non fa altro che raccogliere e postare frasi dette da altri, per quanto meravigliose e geniali.
    Sono d’accordo con te quando dici “…frustrato perché ti sembra che Wilde, Twain, Churchill e compagnia cantante abbiano detto tutto quello che c’era da dire…”…è esattamente il modo in cui mi fanno sentire ogni giorno questi illustri cadaveri.
    E sai perchè?
    Perchè anch’io scrivo, o almeno ci provo, è l’unica valvola di sfogo per questa pentola a pressione che porta il mio nome. (ho infatti un’altra Pagina su FB, una raccolta di scritti molto più intima, conosciuta da pochi).
    Ma non sempre..ho qualcosa da scrivere. Spesso non trovo le parole. Così leggo, tanto e di tutto, e capita di trovare un pensiero stampato da qualche parte, un pensiero che riconosco subito come mio ma che qualcun altro ha avuto e ha partorito per me.
    Così magari l’ispirazione mi torna, anche se più spesso la trovo in emozioni o accadimenti miei e solo miei.
    Grazie ancora, non aver paura del vuoto, anche lui fa parte del tutto…se non ci fosse lui, non ci sarebbe nemmeno il “pieno”
    :)

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