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	<title>Lo stilita migratore</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Sogno</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 18:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell'esame e nell'interpretazione di sogni coerenti e rigorosi, occorre vagliare attentamente il fatto, sinora a quanto pare trascurato, che la loro verità è quasi sempre poco soddisfacente: perché, quando richiamiamo alla memoria un sogno, colmiamo e integriamo, senza farci caso o senza volere, le sue lacune. Raramente e forse mai un sogno coerente è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Sogno">Nell'esame e nell'interpretazione di sogni coerenti e rigorosi, occorre vagliare attentamente il fatto, sinora a quanto pare trascurato, che la loro verità è quasi sempre poco soddisfacente: perché, quando richiamiamo alla memoria un sogno, colmiamo e integriamo, senza farci caso o senza volere, le sue lacune. Raramente e forse mai un sogno coerente è stato così coerente in realtà come ci appare nel ricordo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Sogno">Peter Jessen</a></cite>.</small></div></div><p>Un androne ampio, sostenuto da larghe colonne di marmo. La luce proviene dal portone aperto alle mie spalle, e il vociare dei passanti fa da sfondo alla conversazione che sto tenendo.</p>
<p>&#8211; Ormai conosco le vostre intenzioni, e non vi lascerò portare a termine il vostro piano.</p>
<p>Il mio interlocutore è un uomo incappucciato, che mostra solo un mento sbarbato e un naso prominente. Dietro di lui, appoggiati alle colonne, altri quattro uomini ascoltano, ghignando.</p>
<p>&#8211; Ah sì? Quanto coraggio, quanto coraggio… E dimmi, sai già come riuscire a ostacolarci? Anzi, sai già come uscire vivo da quel portone?</p>
<p>&#8211; Ovviamente si. Non sono uno sprovveduto, e ve ne accorgerete presto.</p>
<p>Ma in quel momento un suono basso e vibrante inizia a riecheggiare per la città, proveniente da un punto molto lontano, sul mare, come se centinaia di corni suonassero tutti assieme. La città ammutolisce e anch&#8217;io vengo preso da un timore ancestrale mentre il mio interlocutore allarga ancora di più il suo sorriso.</p>
<p>&#8211; E dimmi, tu che non sei uno sprovveduto, lo sai cos&#8217;è questo suono?</p>
<p>&#8211; No, non ne ho idea. È opera vostra?</p>
<p>&#8211; Non del tutto. Vedi, a questo mondo ci sono molte cose meravigliose, grandi e piccole. Le grandi, soprattutto, sono interessanti. Ci sono i Giganti, per esempio. Poi cose ancora più grandi, come i Gargantua. E poi cose ancora più grandi, come i Titani. Come lui. Vai pure, ragazzo, vai pure. Passerai delle ore… Sì, <em>interessanti</em>.</p>
<p>Indietreggio verso il portone, gli incappucciati si limitano a osservarmi e ridere. Fuori ci sono capannelli di persone che parlottano, ma la maggioranza delle persone sembra calma, come se sapesse cosa la aspetta. Chi si fa prendere dall&#8217;agitazione di solito ha vestiti da forestiero, come me. Mi incammino verso destra, lungo la strada che curvando a sinistra conduce verso il porto. Le facciate di pietra dei palazzi riflettono il cupo suono che lentamente si sta facendo via via più forte. Quando sento uno stralcio di conversazione illuminante mi fermo ad origliare per qualche istante, sono degli abitanti della città che spiegano la situazione ad un forestiero.</p>
<p>&#8211; …È un Titano, qualcuno l&#8217;ha richiamato. Succede con una certa frequenza.</p>
<p>&#8211; Di solito non fa danni, solo che uccide chiunque non suoni qualcosa mentre lui si avvicina.</p>
<p>&#8211; Suonare? Ma state scherzando?</p>
<p>&#8211; No, no, siamo seri. Bisogna suonare qualcosa, qualsiasi strumento.</p>
<p>&#8211; O cantare, va bene anche cantare. Ma allora bisogna farlo bene.</p>
<p>Mi allontano, riprendendo il mio cammino verso il porto. La situazione mi sembra surreale, ma intorno a me ci sono capannelli di persone sempre più numerosi che tirano fuori ogni sorta di strumento musicale e cominciano ad accordarli. Altri gruppetti si stanno accordando per creare dei cori e distribuirsi le parti, ma cantano canzoni che non conosco. E non ho nessuno strumento.</p>
<p>Mentre cammino preso nei miei pensieri incrocio il Gira che mi fa segno di seguirlo. Mi avvicino a lui, e nella cacofonia che pian piano sta prendendo piede riesce solo a dirmi</p>
<p>&#8211; Seguimi, in sede abbiamo due flauti.</p>
<p>Vorrei chiedergli di più, ma un tizio che sta provando un buffo fischietto mi taglia la strada e mi fa allontanare da lui. La calca mi impedisce di riavvicinarmi abbastanza per continuare a parlare, ma la sede è sempre sulla stessa via che conduce al porto e quindi riesco a seguirlo, seppur con difficoltà. Prima di arrivare, però, troviamo Bomba sul nostro cammino, e il Gira fa segno anche a lui di seguirci.</p>
<p>Finalmente arriviamo alla sede, una piccola stanza a pianoterra, sull&#8217;angolo tra la strada principale e una sua traversa. I muri che fanno angolo sono in legno, e le due porte hanno vetri impiombati. Entriamo tutti e tre, e il Gira da un cassetto di un canterano tira fuori i due flauti. Poi, senza dire nulla, piega a triangolo tre pezzi di stoffa e ce li porge, in quello che sembra essere una sua versione del gioco delle pagliuzze. In qualche modo però capisco che sta barando, perché vuole lasciare i due flauti a me e a Bomba, e questo non lo posso tollerare: sapendo che comunque non sarei riuscito a discutere con lui mi limito a uscire rapidamente dalla porta abbandonandoli entrambi all&#8217;interno, e torno a dirigermi verso il porto.</p>
<p>La strada finisce alle mura della città, e il porto è poco più fuori, in fondo ad una discesa. All&#8217;orizzonte, il mare. Il suono è sempre più forte, ma ancora non si vede nulla di strano; tutto attorno la gente continua a provare la sua personale esecuzione, e io mi appoggio alla colonna della guardiola al lato della porta della città, meditando sul da farsi. Ma alcune persone che stanno entrando con fare circospetto nella base della torre di guardia, alle mie spalle, attirano la mia attenzione. Sono un gruppetto numeroso, e sbirciando vedo che stanno aprendo una botola all&#8217;interno della torretta stessa. Decido di seguirli, anche se ad una certa distanza, e lo stesso fa altra gente alle mie spalle. La botola si apre su una rampa di scale di pietra che conduce ad un tunnel sotterraneo sviluppato verso il centro della città, e dopo un centinaio di metri arriviamo ad un grosso salone sotterraneo. Al centro, su uno spoglio altare, c&#8217;è un piccolo scrigno dorato, custodito da quattro draghi lucertoloidi di colori differenti. Il gruppo che sto seguendo si è disposto a ventaglio e quattro dei componenti avanzano suonando degli strumenti a fiato che non riesco a vedere ne sentire, ma i draghi cadono immediatamente a terra morti. Un quinto uomo, sorridendo, avanza verso lo scrigno e lo mette in una bisaccia. A questo punto tutti gli uomini davanti a me, una ventina di elementi solo ora mi accorgo essere, tirano fuori dalle loro saccocce delle tuniche da confraternita bianche con gli orli dorati, e si organizzano in un lato della sala posizionandosi come un coro. Io e tutta le gente che li aveva seguiti, capendo che comunque anche loro non hanno modo di opporsi al titano, ci facciamo avanti e ci mischiamo alla confraternita, senza che nessuno di loro ci dica nulla, ed aspettiamo.</p>
<p>Dopo pochi minuti l&#8217;eco di passi calmi e cadenzati rimbomba lungo il corridoio, fino a quando un uomo con la barba ben curate e dai vestiti semplici ed eleganti, in tonalità di verde, entra nella sala, con le mani giunte dietro la schiena. È il Titano, ha preso forma umana ma lo possiamo sentire, non c&#8217;è ombra di dubbio, e infatti il coro comincia a cantare un pezzo di Sting, <em>Desert Rose</em> forse. Il Titano ascolta sereno, ma molti degli imbucai non conoscono la canzone e si limitano a boccheggiare a tempo. Il coro è diretto dall&#8217;uomo che si era impossessato dello scrigno, e alla fine dell&#8217;esecuzione si rivolge serenamente verso il Titano:</p>
<p>&#8211; Questa era l&#8217;introduzione, ma sfortunatamente molti sconosciuti si sono intrufolati nel nostro coro rovinandone l&#8217;esecuzione. Se volesse essere così buono da concederci il tempo di isolarli ed allontanarli potremo poi proseguire degnamente con gli altri pezzi.</p>
<p>Il Titano accondiscende bonariamente con un lieve cenno della testa al che tutti gli intrusi vengono allontanati e spinti dall&#8217;altra parte della sala. Ma sento il maestro dire ai suoi coristi:</p>
<p>&#8211; Se c&#8217;è qualcuno che conoscete fatelo pure rientrare.</p>
<p>Mi volto verso il coro e vedo che al centro c&#8217;è di nuovo il Gira, anche se non ha la tunica e spicca come una mosca nel latte. Io sono speranzoso, ma quando arriva il suo turno chiama una persona vicino a me, che io non conosco per nulla; poi, però, tira una gomitata ad un corista vicino, mi indica e mi fa chiamare da lui. Io tutto felice rientro nel coro, ma mentre prendiamo l&#8217;accordo iniziale mi accorgo di essere finito tra i tenori invece che tra i bassi…</p>
<p>…e mi sveglio.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il sogno del cavaliere", di Raffaello Sanzio</h2><span>Di rado mi capita di fare sogni in cui io sia protagonista. E mai mi è successo di vivere un'avventura così complessa e logicamente connessa. Ho intenzione di provare a farla illustrare da mia sorella, perché c'erano un sacco di dettagli visuali interessanti e lei vorrebbe provare a trasporla in fumetto... Credo possa essere interessante, e cercherò di farle un menabò.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2011/05/sognodelcavaliereraffae-300x295.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Horror vacui</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 20:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi? Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh? Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti? Dice: “Non si può”. Ah, no? “No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco. “Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.stukhtra.it/?p=2407">“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi?
Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh?
Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti?
Dice: “Non si può”. Ah, no?
“No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco.
“Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire.
Dice: “Ma scusa, se quelli là verificano tutto…”. Embé?
“…se verificano tutto”, dice, “dove finisce lo sguardo incantato?”. Cominciano a girarmi. Che c’entrano lo sguardo incantato e la poesia e…?
Dice: “C’entrano eccome! Tu guardi le stelle e pensi che influenzano la tua vita… il macrocosmo e il microcosmo si toccano attraverso le energie sottili… e ti senti parte del Tutto e…”. Stronzate.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.stukhtra.it/?p=2407">Stukhtra</a></cite>.</small></div></div><p>Più volte &#8212; troppe volte &#8212; mantenendo questo blog mi sono trovato nella fastidiosissima situazione di voler scrivere qualcosa ma realizzare di non aver nulla da dire: a volte ho trovato un <em>escamotage</em> per dire qualche banalità e parlare subito dopo del problema della mancanza di contenuti (producendo quindi un <em>forbito polpettone di nulla</em>, secondo la nomenclatura di un mio amico), altre volte mi sono limitato a fissare questo editor vuoto per alcuni minuti e gettare la spugna, per ributtarmi nel vorticoso fluire di una vita monotòna e tranquilla. Ora la situazione non è certo differente: ho prodotto un <em>incipit</em> non certo memorabile, sperando che potesse pasturare il campo e attirare pensieri più corposi, ma se pur la speranza è l&#8217;ultima a morire bisognerebbe comunque evitare l&#8217;accanimento terapeutico.</p>
<p>Fallito l&#8217;approccio &#8220;provatela che magari ti va bene&#8221; cerco di attuare una strategia più rigorosa e squisitamente scientifica: analizzare la situazione per capire quale sia stato l&#8217;evento scatenate di questo ennesimo bisogno di comunicare. Uso l&#8217;indicativo presente con il precipuo scopo di confondere il lettore, perché in realtà il progetto sopra esposto non è uno strumento per ottenere un <em>concept</em> bensì un mezzo per raggiungere uno scopo e la sua elucubrazione non è avvenuta contestualmente all&#8217;atto dello scrivere &#8212; come il tempo verbale darebbe ad intendere &#8212; ma si può situare nello spazio bianco tra questo paragrafo e il precedente. Ma abbandoniamo questo inutile gioco di introspezione del testo e introduciamo il concetto che l&#8217;opinabile figura retorica voleva esprimere: su chi posso scaricare la colpa di avermi ridato il prurito alle dita.</p>
<p>Da qualche tempo seguo su Facebook una pagina che mi sta dando molte soddisfazioni: <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Cinismo-mon-amour/122660451083368" target="_blank">Cinismo mon amour</a>; per chi non voglia, non possa o non debba avventurarsi tra le pagine di FB posso dire essere sostanzialmente una raccolta di aforismi e <em>divertissement</em> squisitamente dissacranti e, manco a dirlo, cinici. Una pagina dai contenuti talmente ben scelti da riuscire a scardinarmi dal mio consueto stato di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lurker" target="_blank">lurkeraggio</a> e farmi scrivere qualche commento qua e là. Una pagina talmente ben scritta da farmi nascere il desiderio di produrre qualcosa che potesse finire lì sopra, maledizione. Ma come succede sempre quando un tuo amico sta impostando i volumi del microfono e ti dice all&#8217;improvviso &#8220;di&#8217; qualcosa&#8221;, l&#8217;afasia diventa tua compagna fino a quando non ti dice &#8220;va bene l&#8217;<em>uno due tre prova</em>&#8220;; ed eccomi qua, frustrato perché ti sembra che Wilde, Twain, Churchill e compagnia cantante abbiano detto tutto quello che c&#8217;era da dire, e te rimani lì a masticare delle banalità che normalmente non etichetteresti nemmeno come &#8220;facezie&#8221;.</p>
<p>Lo stacco di paragrafo dovrebbe ormai avervi fatto capire che mi sono soffermato a pensare al seguito. Un&#8217;ennesima pulsione introspettiva (e il prossimo passo sarà una colonscopia, se non mi fermo) mi ha portato a pensare alle meccaniche con cui produco, parlando, le mie solite freddure e battute varie, realizzando come, in larga misura, mi limiti ad attingere ad un grosso serbatoio di roba già vista o letta mischiandola e attualizzandola; il che sarebbe indubbiamente positivo, se fosse solo un completamento della produzione, ma sfortunatamente è preponderante. E fa sempre un po&#8217; male, quando ti rendi conto di non sapere fare bene una cosa che invece pensavi di dominare egregiamente.</p>
<p>Ma tutto questo elucubrare, alla resa dei conti, mi porta qualcosa di buono? No, decisamente no. Non sarà certo grazie ad una maggiore autocoscienza che riuscirò a superare i miei (evidenti) limiti. Rimarrà tutto una &#8212; e passatemi il francesismo &#8212; sega mentale, con l&#8217;unico effetto positivo dato dall&#8217;aver riempito un vuoto comunicativo che durava da un sei mesi circa (dovrei controllare, ma credo sia la pausa più lunga che mi sia mai preso). Forse porterà qualche sparuto visitatore, giusto perché ho intenzione di notificare l&#8217;esistenza di questa pagina a colei che a quanto dice è la creatrice di <em>Cinismo mon amour</em> (a te, solo a te, un piccolo inciso: <strong>non</strong> ti sto chiedendo di far girare il link, nè in maniera implicita nè esplicita: sei citata, andavi informata, punto. Poi, ovviamente, fai come ti pare), ma nulla di più. Alla fine qualcosa da dire salterà fuori… non c&#8217;è da fasciarsi la testa: come diceva un tale, &#8220;la situazione è grave, ma non è seria&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"I mangiatori di patate", di Vincent Van Gogh</h2><span>Ho sempre pensato che la conversazione languisse un po', a questa tavola.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2010/06/mangiatoripatate-300x216.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
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		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
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		<description><![CDATA[Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?» Il tenente annuì. «Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»Tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Marstenheim</a></cite>.</small></div></div><p>Mi accingo ad un lavoro drammaticamente pericoloso: provare a scrivere una critica ad un libro consigliato da <a title="Gamberi Fantasy - &quot;vi farò pescatori di gamberi&quot;" href="http://fantasy.gamberi.org" target="_blank">Gamberetta</a>. Forse non tutti i lettori sono in grado di capire questo mio timore, ma chi la conosce e segue il suo blog (anzi, il Suo) sa a cosa sto andando incontro; la maggioranza ha però i suoi diritti, e quindi introdurrò brevemente colei che mi ha introdotto al libro di cui in oggetto.</p>
<p>Scoprii Gambery Fantasy per puro caso, onestamente non ricordo nemmeno più come; forse grazie al celeberrimo <a title="Recensione a Nihal della Terra del Vento" href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/" target="_blank">post sulla Troisi</a>, ma non è questo il punto. Sta di fatto che, dopo essermi letto alcune delle più belle stroncature della mia vita, l&#8217;ho inserita tra i miei feed… e mi si è aperto un mondo. Senza esagerazione: voi lo sapete cosa vuol dire scrivere bene? Si? Anch&#8217;io lo pensavo, e ho scoperto che toppavo alla grande; quasi vent&#8217;anni di istruzione obbligatoria mi avevano dato un sacco di nozioni ma non la capacità di capire cosa sia in effetti la scrittura. Non sapevo stabilire se una frase fosse scritta bene o male, peggio che mai un testo complesso come un&#8217;opera di narrativa: l&#8217;ignoranza crassa delle regole della scrittura mi impediva di distinguere tra un buon testo e uno cattivo. Non che ora sia miracolosamente migliorato, ovvio, anzi son quasi sicuro di non essermi spostato di una virgola, ma almeno ho la concezione di cosa occorra guardare, di quali siano i <em>point-of-failure</em> più comuni, oserei dire del <em>Bene</em> e del <em>Male</em>. Ma forse sto trascendendo.</p>
<p>Ora tutti voi potete capire. Gamberetta, oltre che di libri, ha parlato anche di critiche; io ricordo di averlo letto, quell&#8217;intervento. Ricordo di aver annuito con fare convinto mentre lo leggevo, e mi ripetevo &#8220;giusto, giustissimo, ora non cadrò più in questo errore&#8221;. Sto leggendo anche i suoi sunti sulla scrittura creativa, e anche lì annuisco come un dromedario ubriaco. Ma come tante altre cose nella vita, mi entra da un occhio e mi esce dall&#8217;altro; ora rileggo quello che ho appena scritto e percepisco di essere andato contro le Sue direttive, ma non ricordo a quali. Ho però solo più mezz&#8217;ora di tempo per finire questo articolo, quindi mi assumo il rischio di venire sbriciolato e ridotto al rango di mangime per il krill, sospiro e proseguo.</p>
<p>Marstenheim, stavamo dicendo. Partiamo dalle cose semplici e diciamo che è un buon romanzo. Un <em>ottimo</em> romanzo, se nonostante quanto scritto sopra il mio parere ha ancora un valore. L&#8217;ambientazione è strana al punto giusto: nelle sue fondamenta è realistica abbastanza da poter essere visualizzata senza problemi, e questo permette di concentrarsi sugli elementi anormali. Per capirsi, è molto più facile immaginare uno zombie che cammina in una cittadina terrestre degradata, piuttosto che immaginare uno zombie che cammina in una città alveare sottomarina di una civiltà extraterrestre di cefalopodi pentapodi, no? Le razze dominanti sono due, umani e saxxon; i saxxon sono i più interessanti perché sono identici agli uomini, fisicamente e cerebralmente. In effetti è un punto che mi è rimasto un po&#8217; oscuro, e mi riprometto di rileggere il libro con più calma per capire se sono stato distratto io o meno: perché sono identici? In un libro in cui a tutto viene data una spiegazione se non scientifica almeno <em>coerente</em> (tranne un paio di scene, in cui la mancanza di spiegazione viene giustificata dall&#8217;effetto narrativo) questa mi risulta una pecca abbastanza pesante. Rarefatti all&#8217;inizio ma soverchianti alla fine sono gli zombie, tipologia di creatura che non mi è mai stata molto simpatica ma che qua, a tratti, sa offrire delle scene godibili. Abbiamo poi gli Uomini Ratto, estremamente ben resi, coerenti e drammaticamente simpatici, da un certo punto di vista i veri protagonisti dell&#8217;ambientazione. Da ultimi, per numero ma non per importanza, due o tre vampiri; vampiri seri, intendiamoci: nessuna insana passione per il glitter sottopelle.</p>
<p>La narrazione avanza seguendo più linee narrative che si incrociano con la giusta rarità: ciò non toglie che lo facciano, comunque, e il gran bailamme finale avviene in maniera naturale e senza forzature. Gli incontri fortuiti sono pochi, il che è un bene, e ogni gruppo si muove coerentemente alle proprie conoscenze e alle proprie tradizioni. I personaggi sono ben delineati, con caratteri differenti mostrati anche loro con coerenza e continuità per tutta la storia. Onestamente ricordo pochissime descrizioni fisiche, ciononostante le fisionomie dei protagonisti mi sono ben chiare nella mente, evidentemente sono state fatte nella maniera criptica che consigliava anche Asimov (se non ricordo male, ovviamente): introducendo il personaggio dare solo due o tre caratteristiche salienti e indispensabili per avere un&#8217;idea, e poi col proseguire della narrazione accennare distrattamente a qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Non voglio proseguire oltre in questa analisi. Anzi, a voler essere sinceri non sono proprio in grado. Il proposito di questo intervento era dichiaratamente di fare pubblicità sia a un blog che seguo con piacere sia ad un libro che ho letto con estrema soddisfazione. Però altre due righe sulla distribuzione le voglio proprio aggiungere. Marstenheim è <em>gratis</em>, magica parola per noialtri genovesi col braccino corto. Onestamente non sono ancora andato a spulciare sul blog dell&#8217;Autore per indagarne il motivo, ma non faccio fatica ad immaginarlo: il mondo editoriale italiano è una palude mefitica, e lo dico sia da ex-libraio che da ex-aiuto-vice-sostituto-editore; è sostanzialmente impossibile farsi pubblicare per i propri meriti letterari se non pagandosi le stampe. Gamberetta ha discusso con ottime argomentazioni su questa piaga sociale e non mi pare il caso di ripeterle peggio qua (avrei messo il link al post ma proprio non riesco a ritrovarlo). Alla resa dei conti, un libro autofinanziato nella migliore delle ipotesi va a pareggiare le spese (ovviamente per l&#8217;autore; l&#8217;editore ci guadagna, eccome se ci guadagna): alla luce di questo semplice fatto la distribuzione gratuita sotto licenza <a title="Licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ " target="_blank">Creative Commons by-nc-sa</a>, oltre che essere eticamente encomiabile è anche economicamente molto furba, e spero che possa portare all&#8217;Autore quella fama che, onestamente, merita. E ricordiamo che la fama è più facilmente monetizzabile di un buon libro.</p>
<p>Due parole in conclusione? Leggetelo. Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/" target="_blank">articolo di Gamberetta</a> trovate il libro in più formati che non sul <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html" target="_blank">sito di Angra</a>. Scaricatelo, fatelo scaricare, fate in modo che la gente ne parli. Se questo modo di scrivere e farsi leggere prende piede, forse potremmo cominciare ad avere del fantasy italiano degno di tale nome.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giudizio di Paride", di Pieter Paul Rubens</h2><span>Drammatico riuscire a giudicare con giudizio quando sei di bocca buona; peggio che peggio, se poi devi pure giudicare del bello.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/12/rubens-il_giudizio_di_paride.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Era da molto che non ci incontravamo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sí qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.Tratto da "Non chiederci la parola" di E. Montale.&#8211; Era da molto che non ci incontravamo. &#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">"Non chiederci la parola" di E. Montale</a></cite>.</small></div></div><p>&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.<br />
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.<br />
&#8211; Tu mi ferisci.<br />
&#8211; Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.<br />
&#8211; Ma anch&#8217;io voglio portarti ad un equilibrio!<br />
&#8211; Il tuo è irrealizzabile.<br />
&#8211; Sei tu ad essere disfattista.<br />
&#8211; Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard&#8230; E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?<br />
&#8211; Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.<br />
&#8211; Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.<br />
&#8211; &#8230;che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.<br />
&#8211; Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.<br />
&#8211; Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.<br />
&#8211; Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.<br />
&#8211; La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?<br />
&#8211; Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l&#8217;adattabilità.<br />
&#8211; Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano &#8220;ma sei sempre lo stesso&#8221;?<br />
&#8211; Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.<br />
&#8211; Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c&#8217;entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po&#8217; più favorevole.<br />
&#8211; Un po&#8217; di fortuna credo di meritarmela anch&#8217;io&#8230;<br />
&#8211; &#8230;disse colui che non lasciava nulla al caso.<br />
&#8211; Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c&#8217;è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.<br />
&#8211; E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, <em>perché dovresti</em> andare avanti?<br />
&#8211; Guarda che lo so che sei importante&#8230; Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d&#8217;insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.<br />
&#8211; Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.<br />
&#8211; Litigheremo in continuazione.<br />
&#8211; &#8230;che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?<br />
&#8211; &#8230;sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Giuseppe che legge a lume di candela", di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti</h2><span>Checché se ne dica, alla fine il segreto sta sempre nel documentarsi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/11/0930_mostra_fiamminga_18-300x220.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 13:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e termiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">"Arcadia" di Iacopo Sannazaro</a></cite>.</small></div></div><p>Do una rapida occhiata: non mi sembra abbiano fatto dei danni, ma sono decismente affaccendati. Certo, ce n&#8217;è uno che sta evidentemente trasportando un barilotto e molti sono lì intorno con bicchieri pieni (birra? ad occhio potrebbe sembrarlo) ma gli altri stanno facendo qualcosa tra il pergolato e il cavo volante dell&#8217;allaccio telefonico&#8230; una ragnatela? Si vede appena e solo perché ho guardato con attenzione, ma stanno facendo una ragnatela; non capisco molto, ma sembra che però abbiano finito, perché il birraiolo (un tipetto verdastro, con la faccia ad oliva e la bocca tagliata col coltello per tutta la larghezza del viso) prende su la botticella e si dirige verso la valletta tra Remigiàn e la Panesin-na, seguito a ruota da tutta la combriccola. Rimango un po&#8217; perplesso, poi sento un calcio nel polpaccio: è il leprecauno che mi sta facendo cenno di seguirli; mi risento un po&#8217;, ma lui non dà segno di accorgersene.</p>
<p>Mi metto in marcia, la prima parte è lungo la strada asfaltata. Passiamo davanti al gruppo dei vicini pensionati, che mi salutano senza dar mostra di notare la combriccola vociante che sto seguendo. Arriviamo alla base della valle e ci inoltriamo nel bosco, risalendo il torrente per un paio di centinaia di metri fino ad arrivare in un punto che mi accorgo di conoscere: un posto incuneato tra i fianche delle due colline, dove lo scoglio emerge fino in superficie e da cui sgorga una fonte da poche gocce ogni secondo, tradizionalmente considerata come la migliore acqua della zona. Il birraiolo poggia la botticella sul tronco di un albero caduto, e mentre alcuni gli si attorniano tendendo i loro microscopici bicchieri, altri si affaccendano tra due alberi che nascono proprio sopra la fontana; ad occhio, pare che si siano dati il turno, perché stanno lavorando quelli che prima gozzovigliavano.</p>
<p>Nessuno presta attenzione a me, anche il leprecauno sta beceramente richiedendo una pinta (una micro-pinta, in verità) di birra, e per passare il tempo lavoro di coltellino su un rametto per fare un piccolo canale con cui raccogliere le gocce d&#8217;acqua della fonte, poi piego una foglia di castagno per farmi un bicchiere. Sorrido perché è uno dei pochi ricordi di mio padre che ho… All&#8217;improvviso mi sento osservato: sul gruppetto è sceso il silenzio, sia i lavoratori che i festaioli mi fissano con occhi inespressivi. Faccio per togliere il &#8220;bicchiere&#8221; da sotto la fonte, ma il birraiolo mi fa cenno di continuare.</p>
<p>Riempio il bicchiere, anche i tordi hanno smesso di cantare. Mi volto verso il birraiolo, levo il calice in cuo onore.</p>
<p>Trenta visi inespressivi mi fissano con attenzione.</p>
<p>Forse…</p>
<p>Mi volto verso la fonte, levo il calice in onore del muschio che la attornia, e per poco non mi prende un infarto: improvvisamente allegri, tutti quanti, lavoratori compresi, vengono a brindare anche loro. Tiro un sospiro di sollievo, e vedendo che ora tutti bevono tranquilli do una sorsata al frutto della mia fatica.</p>
<p>Che mi prenda… è birra. E pure buona. La fisso inebetito, poi scrollo le spalle rinunciando a capire. Mentre bevo un&#8217;altra sorsata, sento come due mani che mi si posano sulle spalle e qualcosa che assomiglia ad un bacio dietro il collo, ma il contatto è freddo, quasi gelido, ed umido. Mi giro di scatto ma non vedo nulla, a parte la fonte; nessuno tra gli elfi sembra aver fatto nulla, e quindi rinuncio a capire anche questo.</p>
<p>Mentre finisco l&#8217;acqua i lavoratori portano a compimento la loro opera: due ragnatele, una rivolta verso casa mia e una puntata verso la cima del monte, unite entrambe alla base da dei fili che si dipartono dalla fonte; sono perplesso, ma il birraiolo una volta ancora torna a condurre la combriccola verso la cima del monte. Saliamo per una decina di metri, poi sento come un sussurro alle mie spalle. Mi volto mentre gli altri continuano ad avanzare: in basso, dalla fonte, attorniata dai tronchi muschiosi e semi nascosta dalle felci, la sagoma di una ragazza trasparente, come d&#8217;acqua, ci sta guardando, per poi perdere forma e preciitare scrosciando nel torrente. Mi volto verso il gruppo che continua ad avanzare: solo il leprecauno è fermo, mi sorride e fa l&#8217;occhiolino, poi si volta e si incammina.</p>
<p>Lo seguo… sì, è una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Una naiade", di John William Waterhouse</h2><span>In effetti il dipinto è fuori luogo, perché nell'articolo si parla non di una Naiade bensì di una Pegea, ovvero una ninfa delle fonti, ma non si può avere tutto dalla vita.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/naiad1-300x156.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 1</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 14:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e termiti]]></category>

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		<description><![CDATA[This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is simply a collection of facts the inferences from which may be accepted or rejected as the reader may think fit.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">"The Coming of the Fairies", di Sir Arthur Conan Doyle</a></cite>.</small></div></div><p>Ti prudono le mani. Ti prudono le mani e stai lì, senza sapere bene cosa fare… cioè, lo sai benissimo cosa dovresti fare, l&#8217;elenco seppur non lunghissimo ti galleggia davanti agli occhi ad ogni cambio di pagina e ad ogni belinata che ti metti a fare. Però oggi è difficile concentrarsi: sarà la stanchezza per i lavori nell&#8217;orto al mattino, sarà per la giornata bella-ma-non-troppo… o forse per quel leprecauno che ti sta fissando intensamente da sopra il termosifone. Ora, il periodo di fissazione morbosa per il folklore irlandese è passato da quel dì, ma in testa mi è rimasto abbastanza da poter affermare con assoluta convinzione che un leprecauno in camera mia è completamente fuori zona. Eppure non sembra spaesato, tutt&#8217;altro! Oserei dire che si sta guardando intorno schifato; non posso dargli torto, in effetti la camera non è assolutamente un bel vedere. Ci studiamo vicendevolmente: una delle poche cose che ricordo di aver stabilito riguardo il <em>bon ton</em> del Piccolo Popolo è proprio che qualsiasi cosa provi a fare per farti benvolere è sempre misinterpretata, quindi nel dubbio lo guardo come se fosse naturale vederlo lì: nella peggiore delle ipotesi mi considererà un idiota.</p>
<p>Il mio piano procede alla perfezione: mi indirizza un&#8217;occhiata che ho visto fare solo alle suore del mio asilo nei confronti del bambino più tardo. Con un balzo scende dal termosifone, e mentre si sistema il tricorno torna a guardarsi intorno; sovrappensiero tira un calcio ad un sacchetto che c&#8217;è per terra, al che mi trovo costretto a rimbrottargli un &#8220;Ehi!&#8221;: caso vuole abbia colpito la borsina con dentro i CD di Sonia, se glieli rovino non c&#8217;è brownie che tenga. Il leprecauno mi guarda sorpreso inarcando un sopracciglio, poi con un dito si gratta sotto il tricorno. Allargo lievemente le mani e atteggio la fronte in quell&#8217;espressione che sta inequivocabilmente a significare &#8220;eh, belin!&#8221;: sembra capire, e per la prima volta distende il volto in un sorriso. Indica la porta e mi fa cenno di seguirlo, io gli mimo un &#8220;aspetta&#8221;; non so cos&#8217;abbia in mente, ma nel dubbio mi metto gli scarponcelli e prendo la giacca. Ripenso al problema della diversa scala temporale dei nostri due mondi, c&#8217;è la possibilità di scomparire senza lasciare traccia; potrei lasciare un biglietto per spiegare, ma dubito sarebbe credibile: &#8220;non cercatemi, sono andato con le fate&#8221;, sì, certo, <em>clap clap</em>. Ragioniamo: se avviso non sono credibile, se non avviso è lo stesso; se lo seguo e non succede nulla di particolare va bene, se non lo seguo magari qualcuno si arrabbia e sai che casini dopo? Sospiro, mi metto la giacca in spalla e vado verso il portone, il leprecauno è già lì che mi aspetta. Mia madre dalla sala mi chiede:</p>
<p>&#8211; Dove vai?</p>
<p>&#8211; Seguo un leprecauno, non so se torno per cena.</p>
<p>&#8211; Ah, bene. Se ceni qua passa a prenderti il latte, che ce n&#8217;è poco.</p>
<p>La flemma è una dote che so apprezzare. Saluto e mi tiro la porta dietro le spalle; il leprecauno trotterella giù per le scale e si dirige verso il pergolato. Ora capisco che tutto sommato sono stato trattato con riguardo: in mezzo al glicine conto almeno una trentina di esserini vari che se la spassano… non credo che mi sarei comportato con talnta calma se tutta quella gente mi fosse comparsa all&#8217;improvviso in camera. In effetti doveva bastare anche solo il leprecauno a farmi svalvolare, e con questo credo di essere stato in qualche modo manipolato. Beh, poteva andarmi peggio. Faccio per fermarmi e tornare indietro a prendere quel bellissimo libro che è &#8220;Fate&#8221; in modo da usarlo come prontuario, perché le fattezze dei membri della combriccola sono molto vari e sono in grado di riconoscere le tipologie di solo alcuni, ma poi penso che mi offenderei se qualcuno mi si parasse innanzi con un libro aperto in mano e mi indicasse dicendo &#8220;ah, un umano di stirpe caucasica&#8221;. Sospiro di nuovo… sarà una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Diana e le ninfe sorprese da Atteone", di Lucas Cranach il Vecchio e figlio</h2><span>Le ninfe greche sono concettualmente equiparabili ai folletti irlandesi, ma con l'innegabile vantaggio di essere molto più fighe.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/cranach-300x178.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Compleanno del blog!</title>
		<link>http://belinde.net/il-resto/messaggi-di-servizio/compleanno-del-blog/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 20:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per molto tempo. — Quello che fa il mio, — rispose il Cappellaio</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</a></cite>.</small></div></div><p>L&#8217;ho scoperto ora per caso, ma oggi il blog compie ben 2 anni! Il tempo vola quando ci si diverte… o quando si ha altro a cui pensare; sinceramente non avrei mai detto di poter &#8220;durare&#8221; così a lungo, e il numero complessivo di interventi scritti (questo è il 25°, una media perfetta di uno al mese) dimostra ampiamente che il dubbio era giustificato.</p>
<p>Festeggiamo comunque il traguardo raggiunto con questa radicale modifica della grafica… a presto un corposo post (non temete, è già in lavorazione!) e varie scoppiettanti novità! Ricchi premi e cotillons, cimbali, grancasse e fischiabotti!</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La persistenza della memoria", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>Il tempo fugge, deforma i ricordi passati e obnubila la visione dei progetti futuri.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/04/dali_persistenza_della_memoria.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parlando del naufragio di un guscio di noce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.Tratto da Soren Kierkegaard.Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">Soren Kierkegaard</a></cite>.</small></div></div><p>Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L&#8217;onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto &#8220;ovvero gli amici&#8221;), per motivi già citati in articoli precedenti.<br />
Non capisco del tutto questo fenomeno&#8230; Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un&#8217;opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un&#8217;opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un&#8217;opinione travalica grandemente la capacità &#8211; o forse la volontà &#8211; creativa dei seppur rispettabili Autori&#8230; o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch&#8217;io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt&#8217;ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall&#8217;esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.<br />
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire &#8220;cosa vuole fare da grande&#8221;. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant&#8217;Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell&#8217;ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.<br />
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso &#8220;non lo so&#8221;. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin&#8217;ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata&#8230; ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema &#8220;belind*&#8221; rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.<br />
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno &#8220;stay tuned&#8221;, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/03/la_nave_dei_folli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Gran Pescatore di Chiaravalle</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 20:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica della ragion d'essere]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.Tratto da La Bibbia (Mt 6, 34).Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; Mirabile dictu (e qua la formazione scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">La Bibbia (Mt 6, 34)</a></cite>.</small></div></div><p>Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; <em>Mirabile dictu</em> (e qua la formazione scientifica la fa da padrone, <em>laudatus sit</em> il latino da Baci Perugina) anche lo Stilita Migratore si presta ai <em>divertissement</em> da fine anno con un inaspettato ritorno alle origini, approntando un commentario astrologicamente ineccepibile agli interventi futuri dei blog dei miei conoscenti; di voialtri lettori, in ultima analisi, perché credo che l&#8217;unico senza velleità da bloggaro sia il giovane ma mai abbastanza lo<span style="text-decoration: line-through;">r</span>dato Brus. Ma tralasciamo codeste fanfaluche e giungiamo al dunque.</p>
<h3>AnnyLab Blog</h3>
<p>Inizio d&#8217;anno burrascoso per il blog della povera milanese. Riemergendo da un&#8217;apocalisse di panettoni, passerà i primi mesi dell&#8217;anno alternando deliri illuminotecnici, deliqui sociali, delitti musicali e derelitti umani. La Luna in Acquario le schiaccerà il pesce rosso e le fornirà l&#8217;energia per caracollare con passo deciso ma incerto verso dicembre. In effetti i deliri / deliqui / delitti / derelitti si susseguiranno ininterrottamente fino alla fine dell&#8217;anno, se non dei tempi.</p>
<h3>Bloggozzo! Zabriskie Point</h3>
<p>Trasportato dal treno lillipuziano che è il destino del suo Autore, languirà per alcuni mesi per poi risvegliarsi a primavera; questo l&#8217;autore, mentre il blog riprenderà l&#8217;attività cerebrale non prima dei caldi di giugno, quando Mercurio in Ariete renderà palese la necessità di un termometro migliore. Situazione tranquilla fino a dicembre e cataclismi in periodo natalizio quando Bloggozzo, inneggiando al ritorno alle tradizioni, s&#8217;ammanterà nuovamente di un inguardabile rosso arterioso.</p>
<h3>Blood Red Rose : Blog</h3>
<p>Silenzio assoluto fino a giugno, qualcosa di vacuo nell&#8217;estate, silenzio per il resto dell&#8217;anno. Venere entra nella seconda casa del Sagittario e trova la muffa nel passato di pomodoro scaduto, evento questo che giustifica gli interventi schifati estivi.</p>
<h3>CaMpUs</h3>
<p>Filmatini, filmatini, filmatini in ripetizione continua fino al solito e ritrito giugno. Marte entra nel Leone ma si blocca al livello del peritoneo, e tutta l&#8217;estate sarà segnata da quest&#8217;impossibilità. Si prevedono crisi di panico settembrine e fiumi di banalità invernali. Con le castagne cadranno anche i maroni dell&#8217;autrice, per un motivo tutt&#8217;ora ignoto ma verosimilmente futile.</p>
<h3>Il mio demone è SOLITUDINE</h3>
<p>Non ho sinceramente voglia di scrivere un panegirico per dire &#8220;verrà scritto qualcosa che mi interessa poco, con uno stile che non apprezzo e scopi che non condivido&#8221;. Urano vorrebbe entrare nella Vergine, ma daltronde chi non lo vorrebbe?</p>
<h3>THE PARADISE CITY</h3>
<p>Aggiornamenti saltuari trasudanti gioia e soddisfazione per la prima metà dell&#8217;anno, noia e frustrazione nel periodo estivo quando la <em>Valentina di passo</em> raggiunge i territori di riproduzione antistanti il Mille, un filo d&#8217;ansia verso ottobre, quando intimamente percepirà l&#8217;assoluta mancanza di coesione del suo piano di studi. Tranquilla incoscenza per il resto dell&#8217;anno. Il parallelo astrale è cristallino: Plutone entra nell&#8217;Ariete e ne esce dopo un completo ciclo digestivo.</p>
<h3>Vado a lavarmi&#8230;</h3>
<p>Perché, questo blog è ancora mantenuto? Mercurio entra nei Pesci provocando l&#8217;intossicazione alimentare del blog, che esala stentati interventi per tutto l&#8217;anno, spirando miseramente abbandonato a dicembre, quando per un prodigio di metempsicosi si trasferirà nell&#8217;ennesimo nuovo blog della Manu.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Gli emisferi con i segni zodiacali e le costellazioni", di C. Vanvitelli e F. Pascale</h2><span>Diamine quant'è difficile trovare qualcosa di zodiacamente artistico, specialmente se non si ha voglia di cercarlo... Dalla Reggia di Caserta, non so manco cosa sia di preciso, ma ci dev'essere qualcosa sullo Zodiaco. Accontentatevi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/12/3130c-300x185.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sub limine cerebri</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 08:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aderenti alla realtà]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta... Mi fece tornare in me il raglio d'un asino sulla piazza del mercato. L'asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">"L'Idiota" di Fëdor Michajlovi? Dostoevskij</a></cite>.</small></div></div><p>Poi ti vengono a dire &#8220;come mai odi la gente&#8221;. Sono lì, bello sereno elegante e tranquillo ad un banco all&#8217;ingresso di un convegno, pronto a registrare chi, tra i presenti, ha bisogno dei crediti ECM. Ora, poco importa sapere cosa effettivamente siano, sta di fatto che sono robe che interessano specifiche categorie di dottori. Ero lì, dicevo, tutto carino e disponibile; non sapevo che la nemesi della mia bile si avvicinava con passo imperioso.</p>
<p>&#8211; Devo fare qualcosa qua?<br />
&#8211; Non lo so, signora, qua ci si può iscrivere se non lo si è ancora fatto, oppure ci si registra per i crediti ECM.<br />
&#8211; E cosa sarebbero?<br />
&#8211; Se non li conosce vuol dire che non la interessano. Sono crediti formativi in ambito medico: le servono?<br />
&#8211; Direi proprio di no. Devo iscrivermi?<br />
&#8211; Se non l&#8217;ha giá fatto da casa sì. Vuole cortesemente compilare questo modulo?</p>
<p>Le porgo sorridente la fotocopia del modulo, lei mi guarda come se le avessi lanciato contro un piraña; controllo il foglio, non ha denti nè aculei. Tentenno un istante, poi decido che non è il caso di addomesticarla col cibo e riprovo con la dialettica:</p>
<p>&#8211; L&#8217;iscrizione è obbligatoria per seguire il convegno.<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Inizia a compilare, ogni tanto mi lancia delle occhiate di sottecchi come se stessi facendo la dimostrazione dell&#8217;aspirapolvere sull&#8217;arazzo di Bayeux. All&#8217;improvviso si anima, alza di scatto la testa come i vitelli alla parola &#8220;tonnato&#8221; e parla verso un signore che, da alcuni minuti, stava cercando di mesmerizzare la macchinetta del caffè.</p>
<p>&#8211; Devi iscriverti anche tu.<br />
&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Ma senza tesserino non ti fanno entrare.<br />
&#8211; Allora mi dia un modulo.</p>
<p>Prodigio del sillogismo. Glielo passo, nel mentre controllo l&#8217;operato della signora. Non ha compilato tre campi obbligatori, giusto quelli dove si dichiara cosa si è professionalmente e quali sessioni si intende seguire: come dire, la propria dichiarazione di esistenza nei confronti del convegno.</p>
<p>&#8211; Signora, dovrebbe compilare anche questi tre campi &#8212; dico indicandoglieli.<br />
&#8211; Devo compilare tutto?<br />
&#8211; No, solo quelli con l&#8217;asterisco, vede che sotto c&#8217;è scritto &#8220;obbligatori&#8221;?<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Me lo ripassa, ha compilato la data.</p>
<p>&#8211; No signora, questi tre.</p>
<p>Nel mentre il signore, carico d&#8217;astio per l&#8217;insuccesso con la macchinetta del caffè, fissa il foglio con l&#8217;intensità di un topo verso il formaggio al centro del pavimento: subodora l&#8217;inganno, ma non sa da che parte possa arrivare la minaccia. Mi fissa con attenzione, sono l&#8217;elemento perturbatore nel suo fragile mondo, mi studia come gli esperti giocatori di poker. Prova ad ipnotizzarmi, poi a mettermi le monetine in tasca per un cappuccino, ma si accorge dell&#8217;errore e si rifugia nelle sue certezze:</p>
<p>&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Sì, ma l&#8217;iscrizione è obbligatoria.</p>
<p>Nel frattempo la ragazza al banco con me pietosamente accetta il modulo della signora, fingendo di non accorgersi che mancano dei campi: tre, per essere precisi. La signora però è insoddisfatta.</p>
<p>&#8211; Magari sono io che oggi non capisco niente, però in queste fotocopie non si legge bene il programma.<br />
&#8211; Le fotocopie servono solo per il modulo di iscrizione, i pamphlet originali sono sul tavolo all&#8217;ingresso, gliene vado a prendere uno.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma, uno arriva qua e non capisce di cosa si parli.<br />
&#8211; Si presume che chi si vuole iscrivere sappia di cosa si parli.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma.</p>
<p>Nel frattempo il signore ha elaborato un piano, e una luce diversa gli brilla negli occhi cespugliosi; appoggia il foglio sul tavolo e proclama, con fiero cipiglio:</p>
<p>&#8211; Grazie ma non mi interessa.</p>
<p>La signora invece, ergendosi contro le avversità come un platano ai discotecari impasticcati, brandisce il badge appena consegnatole e chiede:</p>
<p>&#8211; Con questo posso entrare oggi pomeriggio?<br />
&#8211; Si signora, glielo abbiamo dato perché si è iscritta.<br />
&#8211; Ah. A oggi pomeriggio, allora.<br />
&#8211; Arrivederci, signora.</p>
<p>Ora, che dire, mi dichiaro basito. Mi spiace vedere gente così fuori dal flusso globale di informazioni da non aver saputo che l&#8217;evoluzione cerebrale umana è proseguita oltre lo stadio australipitecino. Povera mentecatta indegna dell&#8217;ossigeno che consumi, cosa ci vieni a fare ad un convegno? Non so cosa fai nella vita, ma credo saresti più utile se restituissi i tuoi composti azotati al terreno. A te e le fotocopie e l&#8217;iscrizione e il pomeriggio e l&#8217;amico&#8230; Come recita la saggezza delle frasette nelle carte di Magic, &#8220;un giorno qualcuno ti perdonerà, ma non è questo il giorno e non sarò io a farlo&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le tentazioni di Sant'Antonio", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>L'altrui follia si manifesta in multiformi aspetti.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/10/tentazione_dali-300x213.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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