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	<title>Lo stilita migratore</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»Tratto da Marstenheim.Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Marstenheim</a></cite>.</small></div></div><p>Mi accingo ad un lavoro drammaticamente pericoloso: provare a scrivere una critica ad un libro consigliato da <a title="Gamberi Fantasy - &quot;vi farò pescatori di gamberi&quot;" href="http://fantasy.gamberi.org" target="_blank">Gamberetta</a>. Forse non tutti i lettori sono in grado di capire questo mio timore, ma chi la conosce e segue il suo blog (anzi, il Suo) sa a cosa sto andando incontro; la maggioranza ha però i suoi diritti, e quindi introdurrò brevemente colei che mi ha introdotto al libro di cui in oggetto.</p>
<p>Scoprii Gambery Fantasy per puro caso, onestamente non ricordo nemmeno più come; forse grazie al celeberrimo <a title="Recensione a Nihal della Terra del Vento" href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/" target="_blank">post sulla Troisi</a>, ma non è questo il punto. Sta di fatto che, dopo essermi letto alcune delle più belle stroncature della mia vita, l&#8217;ho inserita tra i miei feed… e mi si è aperto un mondo. Senza esagerazione: voi lo sapete cosa vuol dire scrivere bene? Si? Anch&#8217;io lo pensavo, e ho scoperto che toppavo alla grande; quasi vent&#8217;anni di istruzione obbligatoria mi avevano dato un sacco di nozioni ma non la capacità di capire cosa sia in effetti la scrittura. Non sapevo stabilire se una frase fosse scritta bene o male, peggio che mai un testo complesso come un&#8217;opera di narrativa: l&#8217;ignoranza crassa delle regole della scrittura mi impediva di distinguere tra un buon testo e uno cattivo. Non che ora sia miracolosamente migliorato, ovvio, anzi son quasi sicuro di non essermi spostato di una virgola, ma almeno ho la concezione di cosa occorra guardare, di quali siano i <em>point-of-failure</em> più comuni, oserei dire del <em>Bene</em> e del <em>Male</em>. Ma forse sto trascendendo.</p>
<p>Ora tutti voi potete capire. Gamberetta, oltre che di libri, ha parlato anche di critiche; io ricordo di averlo letto, quell&#8217;intervento. Ricordo di aver annuito con fare convinto mentre lo leggevo, e mi ripetevo &#8220;giusto, giustissimo, ora non cadrò più in questo errore&#8221;. Sto leggendo anche i suoi sunti sulla scrittura creativa, e anche lì annuisco come un dromedario ubriaco. Ma come tante altre cose nella vita, mi entra da un occhio e mi esce dall&#8217;altro; ora rileggo quello che ho appena scritto e percepisco di essere andato contro le Sue direttive, ma non ricordo a quali. Ho però solo più mezz&#8217;ora di tempo per finire questo articolo, quindi mi assumo il rischio di venire sbriciolato e ridotto al rango di mangime per il krill, sospiro e proseguo.</p>
<p>Marstenheim, stavamo dicendo. Partiamo dalle cose semplici e diciamo che è un buon romanzo. Un <em>ottimo</em> romanzo, se nonostante quanto scritto sopra il mio parere ha ancora un valore. L&#8217;ambientazione è strana al punto giusto: nelle sue fondamenta è realistica abbastanza da poter essere visualizzata senza problemi, e questo permette di concentrarsi sugli elementi anormali. Per capirsi, è molto più facile immaginare uno zombie che cammina in una cittadina terrestre degradata, piuttosto che immaginare uno zombie che cammina in una città alveare sottomarina di una civiltà extraterrestre di cefalopodi pentapodi, no? Le razze dominanti sono due, umani e saxxon; i saxxon sono i più interessanti perché sono identici agli uomini, fisicamente e cerebralmente. In effetti è un punto che mi è rimasto un po&#8217; oscuro, e mi riprometto di rileggere il libro con più calma per capire se sono stato distratto io o meno: perché sono identici? In un libro in cui a tutto viene data una spiegazione se non scientifica almeno <em>coerente</em> (tranne un paio di scene, in cui la mancanza di spiegazione viene giustificata dall&#8217;effetto narrativo) questa mi risulta una pecca abbastanza pesante. Rarefatti all&#8217;inizio ma soverchianti alla fine sono gli zombie, tipologia di creatura che non mi è mai stata molto simpatica ma che qua, a tratti, sa offrire delle scene godibili. Abbiamo poi gli Uomini Ratto, estremamente ben resi, coerenti e drammaticamente simpatici, da un certo punto di vista i veri protagonisti dell&#8217;ambientazione. Da ultimi, per numero ma non per importanza, due o tre vampiri; vampiri seri, intendiamoci: nessuna insana passione per il glitter sottopelle.</p>
<p>La narrazione avanza seguendo più linee narrative che si incrociano con la giusta rarità: ciò non toglie che lo facciano, comunque, e il gran bailamme finale avviene in maniera naturale e senza forzature. Gli incontri fortuiti sono pochi, il che è un bene, e ogni gruppo si muove coerentemente alle proprie conoscenze e alle proprie tradizioni. I personaggi sono ben delineati, con caratteri differenti mostrati anche loro con coerenza e continuità per tutta la storia. Onestamente ricordo pochissime descrizioni fisiche, ciononostante le fisionomie dei protagonisti mi sono ben chiare nella mente, evidentemente sono state fatte nella maniera criptica che consigliava anche Asimov (se non ricordo male, ovviamente): introducendo il personaggio dare solo due o tre caratteristiche salienti e indispensabili per avere un&#8217;idea, e poi col proseguire della narrazione accennare distrattamente a qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Non voglio proseguire oltre in questa analisi. Anzi, a voler essere sinceri non sono proprio in grado. Il proposito di questo intervento era dichiaratamente di fare pubblicità sia a un blog che seguo con piacere sia ad un libro che ho letto con estrema soddisfazione. Però altre due righe sulla distribuzione le voglio proprio aggiungere. Marstenheim è <em>gratis</em>, magica parola per noialtri genovesi col braccino corto. Onestamente non sono ancora andato a spulciare sul blog dell&#8217;Autore per indagarne il motivo, ma non faccio fatica ad immaginarlo: il mondo editoriale italiano è una palude mefitica, e lo dico sia da ex-libraio che da ex-aiuto-vice-sostituto-editore; è sostanzialmente impossibile farsi pubblicare per i propri meriti letterari se non pagandosi le stampe. Gamberetta ha discusso con ottime argomentazioni su questa piaga sociale e non mi pare il caso di ripeterle peggio qua (avrei messo il link al post ma proprio non riesco a ritrovarlo). Alla resa dei conti, un libro autofinanziato nella migliore delle ipotesi va a pareggiare le spese (ovviamente per l&#8217;autore; l&#8217;editore ci guadagna, eccome se ci guadagna): alla luce di questo semplice fatto la distribuzione gratuita sotto licenza <a title="Licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ " target="_blank">Creative Commons by-nc-sa</a>, oltre che essere eticamente encomiabile è anche economicamente molto furba, e spero che possa portare all&#8217;Autore quella fama che, onestamente, merita. E ricordiamo che la fama è più facilmente monetizzabile di un buon libro.</p>
<p>Due parole in conclusione? Leggetelo. Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/" target="_blank">articolo di Gamberetta</a> trovate il libro in più formati che non sul <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html" target="_blank">sito di Angra</a>. Scaricatelo, fatelo scaricare, fate in modo che la gente ne parli. Se questo modo di scrivere e farsi leggere prende piede, forse potremmo cominciare ad avere del fantasy italiano degno di tale nome.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giudizio di Paride", di Pieter Paul Rubens</h2><span>Drammatico riuscire a giudicare con giudizio quando sei di bocca buona; peggio che peggio, se poi devi pure giudicare del bello.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/12/rubens-il_giudizio_di_paride.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Era da molto che non ci incontravamo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.Tratto da "Non chiederci la parola" di E. Montale.&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">"Non chiederci la parola" di E. Montale</a></cite>.</small></div></div><p>&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.<br />
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.<br />
&#8211; Tu mi ferisci.<br />
&#8211; Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.<br />
&#8211; Ma anch&#8217;io voglio portarti ad un equilibrio!<br />
&#8211; Il tuo è irrealizzabile.<br />
&#8211; Sei tu ad essere disfattista.<br />
&#8211; Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard&#8230; E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?<br />
&#8211; Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.<br />
&#8211; Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.<br />
&#8211; &#8230;che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.<br />
&#8211; Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.<br />
&#8211; Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.<br />
&#8211; Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.<br />
&#8211; La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?<br />
&#8211; Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l&#8217;adattabilità.<br />
&#8211; Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano &#8220;ma sei sempre lo stesso&#8221;?<br />
&#8211; Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.<br />
&#8211; Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c&#8217;entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po&#8217; più favorevole.<br />
&#8211; Un po&#8217; di fortuna credo di meritarmela anch&#8217;io&#8230;<br />
&#8211; &#8230;disse colui che non lasciava nulla al caso.<br />
&#8211; Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c&#8217;è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.<br />
&#8211; E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, <em>perché dovresti</em> andare avanti?<br />
&#8211; Guarda che lo so che sei importante&#8230; Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d&#8217;insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.<br />
&#8211; Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.<br />
&#8211; Litigheremo in continuazione.<br />
&#8211; &#8230;che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?<br />
&#8211; &#8230;sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Giuseppe che legge a lume di candela", di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti</h2><span>Checché se ne dica, alla fine il segreto sta sempre nel documentarsi.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/11/0930_mostra_fiamminga_18-300x220.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 13:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
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		<description><![CDATA[Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">"Arcadia" di Iacopo Sannazaro</a></cite>.</small></div></div><p>Do una rapida occhiata: non mi sembra abbiano fatto dei danni, ma sono decismente affaccendati. Certo, ce n&#8217;è uno che sta evidentemente trasportando un barilotto e molti sono lì intorno con bicchieri pieni (birra? ad occhio potrebbe sembrarlo) ma gli altri stanno facendo qualcosa tra il pergolato e il cavo volante dell&#8217;allaccio telefonico&#8230; una ragnatela? Si vede appena e solo perché ho guardato con attenzione, ma stanno facendo una ragnatela; non capisco molto, ma sembra che però abbiano finito, perché il birraiolo (un tipetto verdastro, con la faccia ad oliva e la bocca tagliata col coltello per tutta la larghezza del viso) prende su la botticella e si dirige verso la valletta tra Remigiàn e la Panesin-na, seguito a ruota da tutta la combriccola. Rimango un po&#8217; perplesso, poi sento un calcio nel polpaccio: è il leprecauno che mi sta facendo cenno di seguirli; mi risento un po&#8217;, ma lui non dà segno di accorgersene.</p>
<p>Mi metto in marcia, la prima parte è lungo la strada asfaltata. Passiamo davanti al gruppo dei vicini pensionati, che mi salutano senza dar mostra di notare la combriccola vociante che sto seguendo. Arriviamo alla base della valle e ci inoltriamo nel bosco, risalendo il torrente per un paio di centinaia di metri fino ad arrivare in un punto che mi accorgo di conoscere: un posto incuneato tra i fianche delle due colline, dove lo scoglio emerge fino in superficie e da cui sgorga una fonte da poche gocce ogni secondo, tradizionalmente considerata come la migliore acqua della zona. Il birraiolo poggia la botticella sul tronco di un albero caduto, e mentre alcuni gli si attorniano tendendo i loro microscopici bicchieri, altri si affaccendano tra due alberi che nascono proprio sopra la fontana; ad occhio, pare che si siano dati il turno, perché stanno lavorando quelli che prima gozzovigliavano.</p>
<p>Nessuno presta attenzione a me, anche il leprecauno sta beceramente richiedendo una pinta (una micro-pinta, in verità) di birra, e per passare il tempo lavoro di coltellino su un rametto per fare un piccolo canale con cui raccogliere le gocce d&#8217;acqua della fonte, poi piego una foglia di castagno per farmi un bicchiere. Sorrido perché è uno dei pochi ricordi di mio padre che ho… All&#8217;improvviso mi sento osservato: sul gruppetto è sceso il silenzio, sia i lavoratori che i festaioli mi fissano con occhi inespressivi. Faccio per togliere il &#8220;bicchiere&#8221; da sotto la fonte, ma il birraiolo mi fa cenno di continuare.</p>
<p>Riempio il bicchiere, anche i tordi hanno smesso di cantare. Mi volto verso il birraiolo, levo il calice in cuo onore.</p>
<p>Trenta visi inespressivi mi fissano con attenzione.</p>
<p>Forse…</p>
<p>Mi volto verso la fonte, levo il calice in onore del muschio che la attornia, e per poco non mi prende un infarto: improvvisamente allegri, tutti quanti, lavoratori compresi, vengono a brindare anche loro. Tiro un sospiro di sollievo, e vedendo che ora tutti bevono tranquilli do una sorsata al frutto della mia fatica.</p>
<p>Che mi prenda… è birra. E pure buona. La fisso inebetito, poi scrollo le spalle rinunciando a capire. Mentre bevo un&#8217;altra sorsata, sento come due mani che mi si posano sulle spalle e qualcosa che assomiglia ad un bacio dietro il collo, ma il contatto è freddo, quasi gelido, ed umido. Mi giro di scatto ma non vedo nulla, a parte la fonte; nessuno tra gli elfi sembra aver fatto nulla, e quindi rinuncio a capire anche questo.</p>
<p>Mentre finisco l&#8217;acqua i lavoratori portano a compimento la loro opera: due ragnatele, una rivolta verso casa mia e una puntata verso la cima del monte, unite entrambe alla base da dei fili che si dipartono dalla fonte; sono perplesso, ma il birraiolo una volta ancora torna a condurre la combriccola verso la cima del monte. Saliamo per una decina di metri, poi sento come un sussurro alle mie spalle. Mi volto mentre gli altri continuano ad avanzare: in basso, dalla fonte, attorniata dai tronchi muschiosi e semi nascosta dalle felci, la sagoma di una ragazza trasparente, come d&#8217;acqua, ci sta guardando, per poi perdere forma e preciitare scrosciando nel torrente. Mi volto verso il gruppo che continua ad avanzare: solo il leprecauno è fermo, mi sorride e fa l&#8217;occhiolino, poi si volta e si incammina.</p>
<p>Lo seguo… sì, è una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Una naiade", di John William Waterhouse</h2><span>In effetti il dipinto è fuori luogo, perché nell'articolo si parla non di una Naiade bensì di una Pegea, ovvero una ninfa delle fonti, ma non si può avere tutto dalla vita.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/naiad1-300x156.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 1</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 14:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
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		<description><![CDATA[This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is simply a collection of facts the inferences from which may be accepted or rejected as the reader may think fit.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">"The Coming of the Fairies", di Sir Arthur Conan Doyle</a></cite>.</small></div></div><p>Ti prudono le mani. Ti prudono le mani e stai lì, senza sapere bene cosa fare… cioè, lo sai benissimo cosa dovresti fare, l&#8217;elenco seppur non lunghissimo ti galleggia davanti agli occhi ad ogni cambio di pagina e ad ogni belinata che ti metti a fare. Però oggi è difficile concentrarsi: sarà la stanchezza per i lavori nell&#8217;orto al mattino, sarà per la giornata bella-ma-non-troppo… o forse per quel leprecauno che ti sta fissando intensamente da sopra il termosifone. Ora, il periodo di fissazione morbosa per il folklore irlandese è passato da quel dì, ma in testa mi è rimasto abbastanza da poter affermare con assoluta convinzione che un leprecauno in camera mia è completamente fuori zona. Eppure non sembra spaesato, tutt&#8217;altro! Oserei dire che si sta guardando intorno schifato; non posso dargli torto, in effetti la camera non è assolutamente un bel vedere. Ci studiamo vicendevolmente: una delle poche cose che ricordo di aver stabilito riguardo il <em>bon ton</em> del Piccolo Popolo è proprio che qualsiasi cosa provi a fare per farti benvolere è sempre misinterpretata, quindi nel dubbio lo guardo come se fosse naturale vederlo lì: nella peggiore delle ipotesi mi considererà un idiota.</p>
<p>Il mio piano procede alla perfezione: mi indirizza un&#8217;occhiata che ho visto fare solo alle suore del mio asilo nei confronti del bambino più tardo. Con un balzo scende dal termosifone, e mentre si sistema il tricorno torna a guardarsi intorno; sovrappensiero tira un calcio ad un sacchetto che c&#8217;è per terra, al che mi trovo costretto a rimbrottargli un &#8220;Ehi!&#8221;: caso vuole abbia colpito la borsina con dentro i CD di Sonia, se glieli rovino non c&#8217;è brownie che tenga. Il leprecauno mi guarda sorpreso inarcando un sopracciglio, poi con un dito si gratta sotto il tricorno. Allargo lievemente le mani e atteggio la fronte in quell&#8217;espressione che sta inequivocabilmente a significare &#8220;eh, belin!&#8221;: sembra capire, e per la prima volta distende il volto in un sorriso. Indica la porta e mi fa cenno di seguirlo, io gli mimo un &#8220;aspetta&#8221;; non so cos&#8217;abbia in mente, ma nel dubbio mi metto gli scarponcelli e prendo la giacca. Ripenso al problema della diversa scala temporale dei nostri due mondi, c&#8217;è la possibilità di scomparire senza lasciare traccia; potrei lasciare un biglietto per spiegare, ma dubito sarebbe credibile: &#8220;non cercatemi, sono andato con le fate&#8221;, sì, certo, <em>clap clap</em>. Ragioniamo: se avviso non sono credibile, se non avviso è lo stesso; se lo seguo e non succede nulla di particolare va bene, se non lo seguo magari qualcuno si arrabbia e sai che casini dopo? Sospiro, mi metto la giacca in spalla e vado verso il portone, il leprecauno è già lì che mi aspetta. Mia madre dalla sala mi chiede:</p>
<p>&#8211; Dove vai?</p>
<p>&#8211; Seguo un leprecauno, non so se torno per cena.</p>
<p>&#8211; Ah, bene. Se ceni qua passa a prenderti il latte, che ce n&#8217;è poco.</p>
<p>La flemma è una dote che so apprezzare. Saluto e mi tiro la porta dietro le spalle; il leprecauno trotterella giù per le scale e si dirige verso il pergolato. Ora capisco che tutto sommato sono stato trattato con riguardo: in mezzo al glicine conto almeno una trentina di esserini vari che se la spassano… non credo che mi sarei comportato con talnta calma se tutta quella gente mi fosse comparsa all&#8217;improvviso in camera. In effetti doveva bastare anche solo il leprecauno a farmi svalvolare, e con questo credo di essere stato in qualche modo manipolato. Beh, poteva andarmi peggio. Faccio per fermarmi e tornare indietro a prendere quel bellissimo libro che è &#8220;Fate&#8221; in modo da usarlo come prontuario, perché le fattezze dei membri della combriccola sono molto vari e sono in grado di riconoscere le tipologie di solo alcuni, ma poi penso che mi offenderei se qualcuno mi si parasse innanzi con un libro aperto in mano e mi indicasse dicendo &#8220;ah, un umano di stirpe caucasica&#8221;. Sospiro di nuovo… sarà una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Diana e le ninfe sorprese da Atteone", di Lucas Cranach il Vecchio e figlio</h2><span>Le ninfe greche sono concettualmente equiparabili ai folletti irlandesi, ma con l'innegabile vantaggio di essere molto più fighe.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/cranach-300x178.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Compleanno del blog!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 20:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per molto tempo. — Quello che fa il mio, — rispose il Cappellaio</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</a></cite>.</small></div></div><p>L&#8217;ho scoperto ora per caso, ma oggi il blog compie ben 2 anni! Il tempo vola quando ci si diverte… o quando si ha altro a cui pensare; sinceramente non avrei mai detto di poter &#8220;durare&#8221; così a lungo, e il numero complessivo di interventi scritti (questo è il 25°, una media perfetta di uno al mese) dimostra ampiamente che il dubbio era giustificato.</p>
<p>Festeggiamo comunque il traguardo raggiunto con questa radicale modifica della grafica… a presto un corposo post (non temete, è già in lavorazione!) e varie scoppiettanti novità! Ricchi premi e cotillons, cimbali, grancasse e fischiabotti!</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La persistenza della memoria", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>Il tempo fugge, deforma i ricordi passati e obnubila la visione dei progetti futuri.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/04/dali_persistenza_della_memoria.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parlando del naufragio di un guscio di noce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.Tratto da Soren Kierkegaard.Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">Soren Kierkegaard</a></cite>.</small></div></div><p>Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L&#8217;onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto &#8220;ovvero gli amici&#8221;), per motivi già citati in articoli precedenti.<br />
Non capisco del tutto questo fenomeno&#8230; Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un&#8217;opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un&#8217;opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un&#8217;opinione travalica grandemente la capacità &#8211; o forse la volontà &#8211; creativa dei seppur rispettabili Autori&#8230; o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch&#8217;io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt&#8217;ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall&#8217;esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.<br />
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire &#8220;cosa vuole fare da grande&#8221;. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant&#8217;Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell&#8217;ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.<br />
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso &#8220;non lo so&#8221;. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin&#8217;ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata&#8230; ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema &#8220;belind*&#8221; rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.<br />
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno &#8220;stay tuned&#8221;, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2009/03/la_nave_dei_folli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Gran Pescatore di Chiaravalle</title>
		<link>http://www.belinde.net/critiche/il-gran-pescatore-di-chiaravalle/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 20:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica della ragion d'essere]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.Tratto da La Bibbia (Mt 6, 34).Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; Mirabile dictu (e qua la formazione scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt%206,25-34&versioni[]=C.E.I.">La Bibbia (Mt 6, 34)</a></cite>.</small></div></div><p>Ah, il dolce abbandonarsi agli usi comuni, l&#8217;abdicare al proprio diritto ad una mente indipendente per lasciarsi trasportare dal fiume della consuetudine&#8230; <em>Mirabile dictu</em> (e qua la formazione scientifica la fa da padrone, <em>laudatus sit</em> il latino da Baci Perugina) anche lo Stilita Migratore si presta ai <em>divertissement</em> da fine anno con un inaspettato ritorno alle origini, approntando un commentario astrologicamente ineccepibile agli interventi futuri dei blog dei miei conoscenti; di voialtri lettori, in ultima analisi, perché credo che l&#8217;unico senza velleità da bloggaro sia il giovane ma mai abbastanza lo<span style="text-decoration: line-through;">r</span>dato Brus. Ma tralasciamo codeste fanfaluche e giungiamo al dunque.</p>
<h3>AnnyLab Blog</h3>
<p>Inizio d&#8217;anno burrascoso per il blog della povera milanese. Riemergendo da un&#8217;apocalisse di panettoni, passerà i primi mesi dell&#8217;anno alternando deliri illuminotecnici, deliqui sociali, delitti musicali e derelitti umani. La Luna in Acquario le schiaccerà il pesce rosso e le fornirà l&#8217;energia per caracollare con passo deciso ma incerto verso dicembre. In effetti i deliri / deliqui / delitti / derelitti si susseguiranno ininterrottamente fino alla fine dell&#8217;anno, se non dei tempi.</p>
<h3>Bloggozzo! Zabriskie Point</h3>
<p>Trasportato dal treno lillipuziano che è il destino del suo Autore, languirà per alcuni mesi per poi risvegliarsi a primavera; questo l&#8217;autore, mentre il blog riprenderà l&#8217;attività cerebrale non prima dei caldi di giugno, quando Mercurio in Ariete renderà palese la necessità di un termometro migliore. Situazione tranquilla fino a dicembre e cataclismi in periodo natalizio quando Bloggozzo, inneggiando al ritorno alle tradizioni, s&#8217;ammanterà nuovamente di un inguardabile rosso arterioso.</p>
<h3>Blood Red Rose : Blog</h3>
<p>Silenzio assoluto fino a giugno, qualcosa di vacuo nell&#8217;estate, silenzio per il resto dell&#8217;anno. Venere entra nella seconda casa del Sagittario e trova la muffa nel passato di pomodoro scaduto, evento questo che giustifica gli interventi schifati estivi.</p>
<h3>CaMpUs</h3>
<p>Filmatini, filmatini, filmatini in ripetizione continua fino al solito e ritrito giugno. Marte entra nel Leone ma si blocca al livello del peritoneo, e tutta l&#8217;estate sarà segnata da quest&#8217;impossibilità. Si prevedono crisi di panico settembrine e fiumi di banalità invernali. Con le castagne cadranno anche i maroni dell&#8217;autrice, per un motivo tutt&#8217;ora ignoto ma verosimilmente futile.</p>
<h3>Il mio demone è SOLITUDINE</h3>
<p>Non ho sinceramente voglia di scrivere un panegirico per dire &#8220;verrà scritto qualcosa che mi interessa poco, con uno stile che non apprezzo e scopi che non condivido&#8221;. Urano vorrebbe entrare nella Vergine, ma daltronde chi non lo vorrebbe?</p>
<h3>THE PARADISE CITY</h3>
<p>Aggiornamenti saltuari trasudanti gioia e soddisfazione per la prima metà dell&#8217;anno, noia e frustrazione nel periodo estivo quando la <em>Valentina di passo</em> raggiunge i territori di riproduzione antistanti il Mille, un filo d&#8217;ansia verso ottobre, quando intimamente percepirà l&#8217;assoluta mancanza di coesione del suo piano di studi. Tranquilla incoscenza per il resto dell&#8217;anno. Il parallelo astrale è cristallino: Plutone entra nell&#8217;Ariete e ne esce dopo un completo ciclo digestivo.</p>
<h3>Vado a lavarmi&#8230;</h3>
<p>Perché, questo blog è ancora mantenuto? Mercurio entra nei Pesci provocando l&#8217;intossicazione alimentare del blog, che esala stentati interventi per tutto l&#8217;anno, spirando miseramente abbandonato a dicembre, quando per un prodigio di metempsicosi si trasferirà nell&#8217;ennesimo nuovo blog della Manu.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Gli emisferi con i segni zodiacali e le costellazioni", di C. Vanvitelli e F. Pascale</h2><span>Diamine quant'è difficile trovare qualcosa di zodiacamente artistico, specialmente se non si ha voglia di cercarlo... Dalla Reggia di Caserta, non so manco cosa sia di preciso, ma ci dev'essere qualcosa sullo Zodiaco. Accontentatevi.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2008/12/3130c-300x185.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sub limine cerebri</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 08:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aderenti alla realtà]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta... Mi fece tornare in me il raglio d'un asino sulla piazza del mercato. L'asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">"L'Idiota" di Fëdor Michajlovi? Dostoevskij</a></cite>.</small></div></div><p>Poi ti vengono a dire &#8220;come mai odi la gente&#8221;. Sono lì, bello sereno elegante e tranquillo ad un banco all&#8217;ingresso di un convegno, pronto a registrare chi, tra i presenti, ha bisogno dei crediti ECM. Ora, poco importa sapere cosa effettivamente siano, sta di fatto che sono robe che interessano specifiche categorie di dottori. Ero lì, dicevo, tutto carino e disponibile; non sapevo che la nemesi della mia bile si avvicinava con passo imperioso.</p>
<p>&#8211; Devo fare qualcosa qua?<br />
&#8211; Non lo so, signora, qua ci si può iscrivere se non lo si è ancora fatto, oppure ci si registra per i crediti ECM.<br />
&#8211; E cosa sarebbero?<br />
&#8211; Se non li conosce vuol dire che non la interessano. Sono crediti formativi in ambito medico: le servono?<br />
&#8211; Direi proprio di no. Devo iscrivermi?<br />
&#8211; Se non l&#8217;ha giá fatto da casa sì. Vuole cortesemente compilare questo modulo?</p>
<p>Le porgo sorridente la fotocopia del modulo, lei mi guarda come se le avessi lanciato contro un piraña; controllo il foglio, non ha denti nè aculei. Tentenno un istante, poi decido che non è il caso di addomesticarla col cibo e riprovo con la dialettica:</p>
<p>&#8211; L&#8217;iscrizione è obbligatoria per seguire il convegno.<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Inizia a compilare, ogni tanto mi lancia delle occhiate di sottecchi come se stessi facendo la dimostrazione dell&#8217;aspirapolvere sull&#8217;arazzo di Bayeux. All&#8217;improvviso si anima, alza di scatto la testa come i vitelli alla parola &#8220;tonnato&#8221; e parla verso un signore che, da alcuni minuti, stava cercando di mesmerizzare la macchinetta del caffè.</p>
<p>&#8211; Devi iscriverti anche tu.<br />
&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Ma senza tesserino non ti fanno entrare.<br />
&#8211; Allora mi dia un modulo.</p>
<p>Prodigio del sillogismo. Glielo passo, nel mentre controllo l&#8217;operato della signora. Non ha compilato tre campi obbligatori, giusto quelli dove si dichiara cosa si è professionalmente e quali sessioni si intende seguire: come dire, la propria dichiarazione di esistenza nei confronti del convegno.</p>
<p>&#8211; Signora, dovrebbe compilare anche questi tre campi &#8212; dico indicandoglieli.<br />
&#8211; Devo compilare tutto?<br />
&#8211; No, solo quelli con l&#8217;asterisco, vede che sotto c&#8217;è scritto &#8220;obbligatori&#8221;?<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Me lo ripassa, ha compilato la data.</p>
<p>&#8211; No signora, questi tre.</p>
<p>Nel mentre il signore, carico d&#8217;astio per l&#8217;insuccesso con la macchinetta del caffè, fissa il foglio con l&#8217;intensità di un topo verso il formaggio al centro del pavimento: subodora l&#8217;inganno, ma non sa da che parte possa arrivare la minaccia. Mi fissa con attenzione, sono l&#8217;elemento perturbatore nel suo fragile mondo, mi studia come gli esperti giocatori di poker. Prova ad ipnotizzarmi, poi a mettermi le monetine in tasca per un cappuccino, ma si accorge dell&#8217;errore e si rifugia nelle sue certezze:</p>
<p>&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Sì, ma l&#8217;iscrizione è obbligatoria.</p>
<p>Nel frattempo la ragazza al banco con me pietosamente accetta il modulo della signora, fingendo di non accorgersi che mancano dei campi: tre, per essere precisi. La signora però è insoddisfatta.</p>
<p>&#8211; Magari sono io che oggi non capisco niente, però in queste fotocopie non si legge bene il programma.<br />
&#8211; Le fotocopie servono solo per il modulo di iscrizione, i pamphlet originali sono sul tavolo all&#8217;ingresso, gliene vado a prendere uno.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma, uno arriva qua e non capisce di cosa si parli.<br />
&#8211; Si presume che chi si vuole iscrivere sappia di cosa si parli.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma.</p>
<p>Nel frattempo il signore ha elaborato un piano, e una luce diversa gli brilla negli occhi cespugliosi; appoggia il foglio sul tavolo e proclama, con fiero cipiglio:</p>
<p>&#8211; Grazie ma non mi interessa.</p>
<p>La signora invece, ergendosi contro le avversità come un platano ai discotecari impasticcati, brandisce il badge appena consegnatole e chiede:</p>
<p>&#8211; Con questo posso entrare oggi pomeriggio?<br />
&#8211; Si signora, glielo abbiamo dato perché si è iscritta.<br />
&#8211; Ah. A oggi pomeriggio, allora.<br />
&#8211; Arrivederci, signora.</p>
<p>Ora, che dire, mi dichiaro basito. Mi spiace vedere gente così fuori dal flusso globale di informazioni da non aver saputo che l&#8217;evoluzione cerebrale umana è proseguita oltre lo stadio australipitecino. Povera mentecatta indegna dell&#8217;ossigeno che consumi, cosa ci vieni a fare ad un convegno? Non so cosa fai nella vita, ma credo saresti più utile se restituissi i tuoi composti azotati al terreno. A te e le fotocopie e l&#8217;iscrizione e il pomeriggio e l&#8217;amico&#8230; Come recita la saggezza delle frasette nelle carte di Magic, &#8220;un giorno qualcuno ti perdonerà, ma non è questo il giorno e non sarò io a farlo&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le tentazioni di Sant'Antonio", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>L'altrui follia si manifesta in multiformi aspetti.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2008/10/tentazione_dali-300x213.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un pomeriggio da orsi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 06:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fra cielo e terra]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso.
Donc. Vediamo di andare con ordine.
La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di altezza, appostamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.liciatroisi.it/blog/2008_08_22/un-pomeriggio-da-orsi/">Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso.
Donc. Vediamo di andare con ordine.
La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di altezza, appostamento, cena frugale con salame e formaggio, e discesa a valle la sera, per rientrare alle 22.30 in albergo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.liciatroisi.it/blog/2008_08_22/un-pomeriggio-da-orsi/">FRA CIELO E TERRA</a></cite>.</small></div></div><p>Post scritto stranamente, in treno, senza la possibilitá di seguire l&#8217;intervento originale &#8212; per altro letto una sola volta e di sfuggita. Come sono aduso in casi come questo, mi riprometto di completare e correggere eventuali baggianate in un secondo tempo.</p>
<p>Un altro blog curato da qualcuno al di fuori della ristretta cerchia degli amici; Licia Troisi, autrice di una serie di libri (le saghe della terra del vento, per capirsi) che ho giá consigliato fino alla nausea, tiene un diario che seguo con costanza. Ultimamente è stata in vacanza al Parco d&#8217;Abruzzo, il che ha generato una piccola serie di interventi che, al solito, mi hanno fatto pensare. Anzi, mi hanno un pelo infastidito, pur condividendoli pienamente, a causa del tono con cui sono stati scritti.</p>
<p>Immaginiamo di prendere una &#8220;cittadina&#8221; dotata di una certa sensibilitá e posarla in mezzo ad una zona boschiva popolata &#8212; si dice (lo so che ci sono, è solo per retorica) &#8212; da animali con una carica archetipica notevole, quali lupi e orsi. Le diciamo che ci sono e immediatamente il bosco si tinge di tonalitá più cupe; diventa alieno. Ora, forse il fatto di esserci nato e cresciuto, in un bosco, me lo fa vedere sotto un&#8217;ottica particolare, ma proprio non capisco il senso di &#8220;timore ancestrale&#8221; che Licia esterna.</p>
<p>Anche da bambino giravo nel bosco; di notte avevo paura, ma quella paura irrazionale che provo tutt&#8217;ora quando esco da una stanza buia&#8230; Il bosco era il bosco, i suoi rischi erano gli stessi che di giorno, animali pericolosi non ce n&#8217;erano se non in casi particolari facilmente evitabili; vi cammini dentro esattamente come in qualsiasi altro ambiente che richieda attenzione, con rispetto ma non timore/meraviglia. Lo stesso con gli animali: li osservi perché sono belli, e li misuri in relazione a te e al tuo spazio. È questo, alla resa dei conti, che mi ha infastidito: che Licia esalta un millantato ritrovato contatto con una natura che reputa purtuttavia inconoscibile, mentre a parer mio quel ritrovato contatto è proprio misura di quanto sia ancora lontana dall&#8217;averlo realmente. Insomma, per dirla semplice, credo si abbia un buon rapporto con la natura quando tra i primi pensieri che ti vengono in mente quando incroci qualche animale c&#8217;è &#8220;sono in un buon posto per non farmi incornare?&#8221;; assicuratisi la via di fuga, ci si può dedicare alla contemplazione. Se non segui questa sequenza, vuol dire che non ti sei ancora rapportato con l&#8217;ambiente circostante e lo osservi come fosse una cartolina&#8230; E una cartolina, per forza di cose, non può trasmettere tutto: da qui il senso di inconoscibilitá, alienazione and so on.</p>
<p>Con questo non voglio dire &#8220;io sono figo e lei no&#8221;: solo voglio sottolineare quanto la vita civile allontani dalle radici della stessa civiltà, in modi sottili ma marcati, al punto che, posti di fronte a qualcosa che non siamo più in grado di comprendere, possiamo descriverlo solo mediante espedienti letterari (ehi, alla fine è pur sempre una scrittrice!), ovvero finzione.</p>
<p>Detto questo, posso finalmente affermare che la invidio un casino perché in Abruzzo non ci sono mai stato, e se ci andassi vorrei anch&#8217;io andare alla ricerca di lupi e orsi, e passeggiare nella foresta all&#8217;imbrunire, appostarmi su crinali ventosi&#8230; Non glielo perdono, voglio andarci anch&#8217;io.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Piccola nota di colore: sto arrivando a Milano Centrale; ci sono strade, e case, e ho provato paura e straniamento, ci sono cose sconosciute fuori dal finestrino, e spazi inesplorati. Voglio un bosco.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Predica di San Francesco agli uccelli", di Giotto di Bondone</h2><span>Un raro esempio di due possibilità diametralmente opposte: o il signor Francesco era in perfetta comunione con gli animali, in modo da potervi addirittura comunicare; oppure, ma qua la Chiesa mi bastona, era talmente preso nel suo discorso da non capire l'assoluto disinteresse degli uccelli stessi.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/storia_arte05.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>De artis scribacchiandi</title>
		<link>http://www.belinde.net/prolifiche-produzioni/te-la-do-io-la-letteratura/de-artis-scribacchiandi/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.Tratto da Roberto Gervaso.Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.
Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Roberto Gervaso</a></cite>.</small></div></div><p>Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.</p>
<p>Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo ogni giorno che &#8217;stò affarino è decisamente comodo per un sacco di roba insospettata: tra le altre cose mi gestisce persino il blog. E così, testando testando, mi son trovato per l&#8217;ennesima volta a pensare.</p>
<p>L&#8217;affarino in questione ha una tastierina decisamente minuscola, il che obbliga ad una certa mira mentre si scrive (per quanto si impegni un sacco a cercare di capirti) e di conseguenza porta ad una lentezza di pensiero cui non ero più abituato: insomma, non sarò uno stenodattilografo, ma sulla tastiera batto abbastanza veloce; questo implica che posso permettermi un flusso di pensieri abbastanza consistente e tradurlo in frasi con una certa immediatezza. Qua no. Qua devo concentrarmi prima di battere, perché una correzione alla struttura della frase può essere una menata clamorosa e quindi preferisci &#8220;scrivere subito in bella&#8221;, e il periodo è quindi giá cristallizzato prima di vederlo scriversi.</p>
<p>Ho pensato, dicevo. Ho pensato a quanto il medium di scrittura possa influire sui pensieri che si fanno&#8230; Ricordo di quando scrivevo pagine e pagine fittissime per chiarire a me stesso qualche mia idea, di come inventassi spesso un dialogo alla Simplicio. O le prime volte di scrittura al Computer, i primi testi o abbozzi di racconti. Stili profondamente diversi a causa dei diversi tempi di lavorazione. E, per estrapolazione, quanto diversamente poteva pensare Leonardo mentre scriveva con la pelle d&#8217;oca al contrario? Quanto era dissimile da uno scriba egizio, o da un sacerdote della Cina preistorica mentre incideva i suoi pittogrammi in un guscio di tartaruga? Era possibile per un babilonese la scrittura creativa, dovendo tracciare i suoi caratteri cuneiformi sull&#8217;argilla umida?</p>
<p>Domande oziose, certo, e che dimenticheró in tempo zero. Ma interessanti. È quasi un peccato non si possa fare anche con la comunicazione parlata&#8230; Sarebbe comodo, avere a disposizione registri con diverse possibilitá per ogni occasione.</p>
<p>Nota bene: questo sistema non mi permette di inserire la citazione iniziale e l&#8217;immagine finale come di consueto; mi riprometto e giuro solennemente di occuparmene in un prossimo futuro.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Tommaso scrive assistito dagli angeli", di Giovanni Francesco Barbieri, detto <i>Guercino</i></h2><span>Si parlava di scrivere, no? Bah, m'han detto che i dottori della chiesa hanno scritto un sacco, percui... Tra l'altro, tornando al discorso della velocità di scrittura, mi chiedo a quante battute al minuto si possa arrivare sotto dettatura angelica.</span><center><img src="http://www.belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/san_tommaso_daquino_e_gli_angeli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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