A grande richiesta dopo la lesson nr 1 mi trovo costretto in forte anticipo sulla mia tabella di marcia a parlare delle radici del punk a voi poveri mentecatti ... ... il fenomeno nasce in Inghilt ... sbagliato! a sorpresa la culla del punk sono gli Stati Uniti d'America (non era impossibile arrivarci, basti sapere che i Ramones si formarono nel 1974, e certo non furono i primi...). Il grosso handicap del punk americano...
Mi sembra il minimo, per inaugurare questo blog, partire da chi della mia pulsione a scrivere in pubblico è stato il principale (nonché unico) fautore. In questo suo post, secondo di una probabilmente lunga serie che in molti temono si svilupperà in futuro, possiamo osservare il miglior Matte, quello che racchiude in sè gli elementi contrastanti della multiforme cultura punk e la precisa organizzazione di un assicuratore dell’alta borghesia sestrese. È raro, infatti, trovare qualcuno in grado di passare con tanta facilità e leggerezza dalla storiografia moderna, all’analisi musicale, alle note stilistiche, ai cenni filosofici… ma questa plasticità non dev’essere motivo di vanto. Notiamo infatti che gli argomenti esposti sono sviluppati ad un livello puramente nozionistico, quasi lo scheletro del post fosse stato pianificato con l’aiuto di Google Sets usando le voci “punk culture”. Non mi è molto piaciuto… la lettura dell’intervento non mi ha dato nulla che non mi potesse fornire una veloce lettura di Wikipedia delle pagine sull’argomento; ma in effetti il post è più importante per capire Matte che non il punk. Abbiamo una persona la cui sterminata ed eclettica cultura (ah, quante pagine di “Spigolature” e “Forse non tutti sanno che…” avrà letto, sulla Settimana Enigmistica?) spesso soverchia le sue reali facoltà intellettive, portandolo a trovare sinergie tra gli argomenti più improbabili… significativo esempio è il passaggio riguardo gli aspetti niciani del punk e Rapallo: ringraziamo il commento della sua più fanatica lettrice per aver spinto l’Autore ad esplicarsi. Poi questo continuo richiamare e richiamarsi ad un movimento ormai spento (non morto, spento)… quasi cercando nell’immobilità di una cultura ormai cristallizzata rassicurazioni contro un mondo altrettanto spento purtuttavia in movimento. Indicativo è anche l’attaccamento ad una cultura sostanzialmente costruita a tavolino, in modo da adeguarsi alle (e placare le) normali pulsioni di una popolazione giovanile. Insomma, alla luce di queste osservazioni possiamo stabilire che, alla fine, un Matte punkettaro è comunque bello da vedere, specialmente vestito dei panni del mentore di nuove generazioni. Speriamo che la sua opera di rieducazione abbia successo: non tanto per il perpetuare della cultura punk, che alla resa dei conti disprezzo anche un po’, quanto per la possibilità che da al suo lettori di osservare la propria cultura sotto un’ottica differente.
mi fai paura… però sono curiosa di leggere i prossimi post sugli altri blog^^
Innanzitutto sono decisamente oDorato di essere il primo Blogger ad essere commentato sul tuo attesissimo blog!
Detta questa paraculata di rito … mi trovo d’accordo con la tua analisi del mio post, in effetti ero così orgoglioso di avere scritto una riga di baggianate del genere!
PS non ho capito ancòra bene come funziona quel Google Sets, ma se serve a rendere banali i post mi riprometto di imparare ad usarlo quanto prima!!!
@ale: tenendo presente che i tuoi deliri di onnipotenza sono già nel mio mirino, hai pienamente ragione ad aver paura!
@matte: inutile spendere parole, visto che sull’argomento abbiamo abbondantemente profuso belinate quest’oggi…