donne

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in quel periodo cominciai a pensare che fumavo troppe canne a ogni ora del giorno. e la specificità della canna mi rincoglioniva completamente. Non ero praticamente mai lucido veramente, mi trovavo in un confine fatto di reazioni esagitate un continuo susseguirsi di crisi di panico nei momenti concitati, e un caldo e rilassante lungo sonno in tutto il resto del tempo. Cioè mentre vivevo.

I mesi di astinenza dalla scrittura mi hanno dato la carica, ed eccomi di nuovo a pigiar tasti sulla tastiera; con una differenza sostanziale rispetto al solito: non sto buttando giù belinate per quei tre cristi che mi stressano per farmi scrivere qui sopra, ma direttamente per l’Autore. È una sorta di lettera aperta, in cui ho intenzione di elencare una serie di miei ragionamenti; ragionamenti che, per altro, ho già esposto a voce ad un sacco di persone… a molti, ma non all’interessato: questo è il motivo per cui mi sento legittimato a scriverne qua sopra, ma nel caso desse fastidio sono pronto a cancellare il post, come del resto ho già fatto in passato.

Non ho mai letto il blog di Ravinsky sino ad oggi; cioè, ne lessi alcuni stralci ormai molti mesi fa, oserei dire una vita fa, quando ancora aveva un’impostazione più marcatamente letteraria. Almeno, credo sia così: sono riuscito a leggere soltanto gli ultimi due post, prima di farmi prendere dalla tristezza e cominciare a buttare giù queste righe.

Vi ricordate il mio sfogo sugli Afterhours di due giorni fa? Ecco, con questo potrei anche chiudere il discorso. Il mondo dipinto da Ravinsky usa gli Afterhours come colonna sonora, e trasuda un… come chiamarlo… un liquame condensato di mancanza di forza di volontà. E lo dico con la morte nel cuore, per quanto possa valere. Gli eventi, in quel luogo, accadono, piovono dall’alto, e come pioggia si adagiano sui coprotagonisti della storia. Sono tutti coprotagonisti, tutti! Un mondo dai tratti onirici, dove le persone tracciano la rotta della loro vita per puro moto browniano, e dove ogni anelito di volontà viene usato giusto per soffiare via uno smarrone dai pantaloni.

Ravinsky non lo capisco più. Ci fu un tempo in cui ero convinto che tra i due, il disadattato fossi io. Avevo grossi problemi a rapportarmi con le persone — non che ora siano scomparsi, i problemi… sono solo contenuti — e l’amicizia con Ravinsky mi ha migliorato sotto molti aspetti, molti dei quali credo siano rimasti inosservati a lui stesso; e ha tutta la mia gratitudine, per questo. Siamo stati — fummo — in confidenza, fino ad un paio di anni fa, oggi non più. Non riesco ad andare oltre al buongiorno e buonasera; perché questo? Brutto dirlo… non riesco più a stimarlo. Non per le sue scelte, no! Per le sue non-scelte. Perché non gli vedo più il coraggio di prendere una decisione, specialmente quelle radicali, quelle che secondo me potrebbero portarlo verso una vita che gli piaccia vivere. Se io, in una situazione di pesante stress percepito, ho avuto il coraggio di dare una svolta radicale alla mia vita ed i miei progetti per il futuro (una scelta che per altro mi ha devastato finanziariamente, e che solo ultimamente promette un ritorno a quelli che avevo preso a considerare standard), perché lui non può? Perché si crogiola in questo stato di (cito letteralmente) “fallimento come progetto umano”? Perché non ci prova nemmeno, a riscriversi il suo progetto umano?

Questo discorso è stato affrontato più e più volte con un sacco di amici che abbiamo in comune, e tutte le volte lo si è concluso con un’alzata di spalle, e con me che ripetevo “non so cosa fare, per aiutarlo, perché mi pare che la sua sia una precisa scelta di vita, e non approvandola me ne disinteresso”. Ma alla lunga non ci riesco. Ti stiamo — ti stai — lasciando indietro, Ravinsky, e più che guardarti con rattristata curiosità non so che fare.

Brutto post, questo. Probabilmente verrà pure misinterpretato, se non (speriamo di no) odiato. Le lettere aperte sono sempre un po’ una buffonata, e io per primo non le ho mai capite, eppure questa volta mi è parsa adeguata; credo che i 4 o 5 lettori di questa pagina siano già tutti al corrente del mio pensiero, e mi pare sia grosso modo accettato e condiviso da tutti. Per questo scrivo qua: credo di non sbagliarmi, Ravinsky, affermando che questo post non l’ha scritto Belinde, ma è un coro; forse piccolo, ma è un coro.

4 Responses to “donne”

  1. Anonymous scrive:

    ti giuro franco, che mi ha fatto piacere leggere il post. sono felice se ti ho fatto del bene, e mi spiace se non riesci a parlarmi, ma in fondo lo hai fatto, e con il tuo stile e il tuo italiano che mi sono sempre piaciuti, qui. E’ buffo, ma mente scrivo mi rendo conto che parlerei esattamente come nemo parlerebbe a belinde.. vedi tu hai sempre sognato una vita ritirata, modesta, giusta, che qualcuno potrebbe definire “borghese di una volta”, con una compagna che ti piaccia a cui volere bene. E in questo senso sei cresciuto e in quella direzione hai percorso la strada. Ciò che ho fatto io da tempo potrebbe sembrare uno sbandare (a voi a mia madre e a volte pure a me), ma sono fermamente convinto che sia stata una ricerca. ho avuto una compagna, due, tre, persone eccezionali e gentili e che soprattutto, lo so, mi hanno amato. ma non ho smesso di avere quel senso di rivolta per ciò che non capisco e non riesco a capire, per ciò che non va. e anche questo ho provato a cambiare in tanti modi. nel brano che citi non sono io a parlare, e forse il romanzo – perchè è un capitolo di un romanzo- ha lo scopo di capire perchè fa così l’io narrante. Ma è vero molti e io pure mi ci posso riconoscere. la realtà franco è che è vero quello che dicono gli altri, è la mia scelta, non una non volontà. stare tra le braccia comode di qualcuno che mi accoglierebbe senza amarla, sarebbe non volontà. fare ciò che ci si aspetta da me, e non ciò che io voglio da me è non volontà. il problema è che ciò che io voglio da me non l’ho ancora capito.
    per il resto, per questa volta, non mando nessuno a ucciderti e ti saluterò e ti parlerò, sempre che tu non ti iscriva prontamente al partito nazionalista francese perchè questo non lo potrei sopportare.
    luca

  2. maquesta scrive:

    Occhio Franco, questo blog comincia a somigliare al palcoscenico di “Uomini e Donne”… fermati in tempo, prima di cominciare anche tu ad assomigliare a Maria de Filippi (!).

  3. Melissa scrive:

    Ma cazzo, e io vengo trascurata… sei proprio egoista…

  4. Belinde scrive:

    melissa mia dolce, melissa mia cara… nessuna donzella ha mai avuto a dire ch’io l’abbia trascurata, il che ci porta a formulare due ipotesi non reciprocamente esclusive: o sei un trans, o non ti conosco. Questo non impedirà di farmi abboccare come un gonzo e andare conseguentemente a leggere il tuo blog (ma domani, che ora non ho tempo) e, se il caso, inserirti tra le mie fonti.

    In attesa di risentirti su queste pagine, discinti salumi.
    Belinde

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