Un pomeriggio da orsi
Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso.
Donc. Vediamo di andare con ordine.
La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di altezza, appostamento, cena frugale con salame e formaggio, e discesa a valle la sera, per rientrare alle 22.30 in albergo.
Post scritto stranamente, in treno, senza la possibilitá di seguire l’intervento originale — per altro letto una sola volta e di sfuggita. Come sono aduso in casi come questo, mi riprometto di completare e correggere eventuali baggianate in un secondo tempo.
Un altro blog curato da qualcuno al di fuori della ristretta cerchia degli amici; Licia Troisi, autrice di una serie di libri (le saghe della terra del vento, per capirsi) che ho giá consigliato fino alla nausea, tiene un diario che seguo con costanza. Ultimamente è stata in vacanza al Parco d’Abruzzo, il che ha generato una piccola serie di interventi che, al solito, mi hanno fatto pensare. Anzi, mi hanno un pelo infastidito, pur condividendoli pienamente, a causa del tono con cui sono stati scritti.
Immaginiamo di prendere una “cittadina” dotata di una certa sensibilitá e posarla in mezzo ad una zona boschiva popolata — si dice (lo so che ci sono, è solo per retorica) — da animali con una carica archetipica notevole, quali lupi e orsi. Le diciamo che ci sono e immediatamente il bosco si tinge di tonalitá più cupe; diventa alieno. Ora, forse il fatto di esserci nato e cresciuto, in un bosco, me lo fa vedere sotto un’ottica particolare, ma proprio non capisco il senso di “timore ancestrale” che Licia esterna.
Anche da bambino giravo nel bosco; di notte avevo paura, ma quella paura irrazionale che provo tutt’ora quando esco da una stanza buia… Il bosco era il bosco, i suoi rischi erano gli stessi che di giorno, animali pericolosi non ce n’erano se non in casi particolari facilmente evitabili; vi cammini dentro esattamente come in qualsiasi altro ambiente che richieda attenzione, con rispetto ma non timore/meraviglia. Lo stesso con gli animali: li osservi perché sono belli, e li misuri in relazione a te e al tuo spazio. È questo, alla resa dei conti, che mi ha infastidito: che Licia esalta un millantato ritrovato contatto con una natura che reputa purtuttavia inconoscibile, mentre a parer mio quel ritrovato contatto è proprio misura di quanto sia ancora lontana dall’averlo realmente. Insomma, per dirla semplice, credo si abbia un buon rapporto con la natura quando tra i primi pensieri che ti vengono in mente quando incroci qualche animale c’è “sono in un buon posto per non farmi incornare?”; assicuratisi la via di fuga, ci si può dedicare alla contemplazione. Se non segui questa sequenza, vuol dire che non ti sei ancora rapportato con l’ambiente circostante e lo osservi come fosse una cartolina… E una cartolina, per forza di cose, non può trasmettere tutto: da qui il senso di inconoscibilitá, alienazione and so on.
Con questo non voglio dire “io sono figo e lei no”: solo voglio sottolineare quanto la vita civile allontani dalle radici della stessa civiltà , in modi sottili ma marcati, al punto che, posti di fronte a qualcosa che non siamo più in grado di comprendere, possiamo descriverlo solo mediante espedienti letterari (ehi, alla fine è pur sempre una scrittrice!), ovvero finzione.
Detto questo, posso finalmente affermare che la invidio un casino perché in Abruzzo non ci sono mai stato, e se ci andassi vorrei anch’io andare alla ricerca di lupi e orsi, e passeggiare nella foresta all’imbrunire, appostarmi su crinali ventosi… Non glielo perdono, voglio andarci anch’io.
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Piccola nota di colore: sto arrivando a Milano Centrale; ci sono strade, e case, e ho provato paura e straniamento, ci sono cose sconosciute fuori dal finestrino, e spazi inesplorati. Voglio un bosco.
“Predica di San Francesco agli uccelli”, di Giotto di Bondone
Un raro esempio di due possibilità diametralmente opposte: o il signor Francesco era in perfetta comunione con gli animali, in modo da potervi addirittura comunicare; oppure, ma qua la Chiesa mi bastona, era talmente preso nel suo discorso da non capire l’assoluto disinteresse degli uccelli stessi.
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