Lo stilita migratore
Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.

Un pomeriggio da orsi

Noterete come in questo intervento si parli di Fra cielo e terra, e che l'autore sia (guarda caso) belinde. Eminenti luminari e letterati hanno stabilito che in questo post si trattano argomenti quali , . L'ultima volta che qualcuno vi ha messo mano correva l'anno 2008, addì 23 Agosto, attorno alle 08am.

 

Ho visto che vi sono mancata :P. E che in effetti state tutti lì a chiedervi come sia andato il mio incontro ravvicinato con l’orso.
Donc. Vediamo di andare con ordine.
La partenza è stata alle 15.30, con un bel sole. Il programma prevedeva arrampicata fin su ad un rifugio a circa 1800 mt di altezza, appostamento, cena frugale con salame e formaggio, e discesa a valle la sera, per rientrare alle 22.30 in albergo.

Tratto da FRA CIELO E TERRA. Continua la lettura…
 

Post scritto stranamente, in treno, senza la possibilitá di seguire l’intervento originale — per altro letto una sola volta e di sfuggita. Come sono aduso in casi come questo, mi riprometto di completare e correggere eventuali baggianate in un secondo tempo.

Un altro blog curato da qualcuno al di fuori della ristretta cerchia degli amici; Licia Troisi, autrice di una serie di libri (le saghe della terra del vento, per capirsi) che ho giá consigliato fino alla nausea, tiene un diario che seguo con costanza. Ultimamente è stata in vacanza al Parco d’Abruzzo, il che ha generato una piccola serie di interventi che, al solito, mi hanno fatto pensare. Anzi, mi hanno un pelo infastidito, pur condividendoli pienamente, a causa del tono con cui sono stati scritti.

Immaginiamo di prendere una “cittadina” dotata di una certa sensibilitá e posarla in mezzo ad una zona boschiva popolata — si dice (lo so che ci sono, è solo per retorica) — da animali con una carica archetipica notevole, quali lupi e orsi. Le diciamo che ci sono e immediatamente il bosco si tinge di tonalitá più cupe; diventa alieno. Ora, forse il fatto di esserci nato e cresciuto, in un bosco, me lo fa vedere sotto un’ottica particolare, ma proprio non capisco il senso di “timore ancestrale” che Licia esterna.

Anche da bambino giravo nel bosco; di notte avevo paura, ma quella paura irrazionale che provo tutt’ora quando esco da una stanza buia… Il bosco era il bosco, i suoi rischi erano gli stessi che di giorno, animali pericolosi non ce n’erano se non in casi particolari facilmente evitabili; vi cammini dentro esattamente come in qualsiasi altro ambiente che richieda attenzione, con rispetto ma non timore/meraviglia. Lo stesso con gli animali: li osservi perché sono belli, e li misuri in relazione a te e al tuo spazio. È questo, alla resa dei conti, che mi ha infastidito: che Licia esalta un millantato ritrovato contatto con una natura che reputa purtuttavia inconoscibile, mentre a parer mio quel ritrovato contatto è proprio misura di quanto sia ancora lontana dall’averlo realmente. Insomma, per dirla semplice, credo si abbia un buon rapporto con la natura quando tra i primi pensieri che ti vengono in mente quando incroci qualche animale c’è “sono in un buon posto per non farmi incornare?”; assicuratisi la via di fuga, ci si può dedicare alla contemplazione. Se non segui questa sequenza, vuol dire che non ti sei ancora rapportato con l’ambiente circostante e lo osservi come fosse una cartolina… E una cartolina, per forza di cose, non può trasmettere tutto: da qui il senso di inconoscibilitá, alienazione and so on.

Con questo non voglio dire “io sono figo e lei no”: solo voglio sottolineare quanto la vita civile allontani dalle radici della stessa civiltà, in modi sottili ma marcati, al punto che, posti di fronte a qualcosa che non siamo più in grado di comprendere, possiamo descriverlo solo mediante espedienti letterari (ehi, alla fine è pur sempre una scrittrice!), ovvero finzione.

Detto questo, posso finalmente affermare che la invidio un casino perché in Abruzzo non ci sono mai stato, e se ci andassi vorrei anch’io andare alla ricerca di lupi e orsi, e passeggiare nella foresta all’imbrunire, appostarmi su crinali ventosi… Non glielo perdono, voglio andarci anch’io.

Piccola nota di colore: sto arrivando a Milano Centrale; ci sono strade, e case, e ho provato paura e straniamento, ci sono cose sconosciute fuori dal finestrino, e spazi inesplorati. Voglio un bosco.

“Predica di San Francesco agli uccelli”, di Giotto di Bondone

Un raro esempio di due possibilità diametralmente opposte: o il signor Francesco era in perfetta comunione con gli animali, in modo da potervi addirittura comunicare; oppure, ma qua la Chiesa mi bastona, era talmente preso nel suo discorso da non capire l’assoluto disinteresse degli uccelli stessi.


     
   
     

Come una valanga inarrestabile, un coacervo di persone ha lasciato la bellezza di 5 arguti commenti.


  1. Il ponderato pensiero di licia si può riassumere in queste poche frasi:

    Evidentemente mi sono espressa male.
    Io non credo che sia in alcun modo possibile ritrovare un contatto perduto con la natura. La natura è una cosa, l’uomo è un’altra. La natura la potrai ammirare, apprezzare, ti potrà far star bene passeggiarci dentro, poi però tornerai alla tua casa con la luce elettrica, ti metterai davanti al televisore e finita lì. Non lo so quand’è che l’uomo è diventato “altro”, ma è successo.
    A Pescasseroli non ho ritrovato tanto il contatto con la natura, quanto una dimensione della mia vita e del mio essere meno cittadino del solito. Ho riscoperto modi di essere uomo “meno tecnologici”. Mi sono ricordata che puoi essere stanca semplicemente perché hai camminato tanto, e non perché prima sei passata in banca, poi hai fatto la spesa, poi t’è toccato farti tre ore al computer per cercare di risolvere quel problema a lavoro e infine a sera hai scritto due ore.
    Poi, evidentemente questa cosa vale per me. C’è chi invece si sente assolutamente parte di un bosco, quando ci cammina in mezzo. Per me non è così. Però non sembra che questa cosa sia venuta fuori particolarmente bene da quel che ho scritto in questo periodo…


  2. Il ponderato pensiero di andre si può riassumere in queste poche frasi:

    Dai Licia, non te la prendere, belinde è fatto cosi! E poi lui sa di essere molto fortunato ad essere cresciuto in un ambiente dove c’è (o forse meglio: c’era) ancora la possibilita di vivere il bosco, e non solo osservarlo. Io personalmente mi reputo molto fortunato, perche ho avuto questa possibilita. Non scambierei le mie esperienze con quelle di un milanese (inteso come sinonimo di “cittadino”, non se ne abbiamo i cari bauscia..) neanche per tutto l’oro del mondo!


  3. Il ponderato pensiero di licia si può riassumere in queste poche frasi:

    No no, ma mica me la prendo.
    O meglio, magari ho un po’ di invidia :P
    Penso però che per me sia davvero impossibile sentirmi “parte della natura”.
    E poi per me personalmente il fascino della natura sta proprio in questo: che è a me irriducibile. È qualcosa che non potrò mai davvero capire, e quest’aura di mistero me la rende ancora più affascinante


  4. Il ponderato pensiero di belinde si può riassumere in queste poche frasi:

    Tiro un sospiro di sollievo, come ogni volta che commento il blog di qualche sconosciuto! Ovviamente non volevo dire “ah ah guarda un po’ ’sta sfigata con il bosco non ci azzecca una fava”: mi piaceva di contro rimarcare alcuni comportamenti che ho già avuto modo di osservare su altre persone, e che per mia costituzione non condivido.

    Sono onorato di vedere che sei tornata a continuare la discussione… e già che c’ero mi son ricordato di mettere il feed del tuo blog di lato, scusa se me n’ero dimenticato prima.


  5. Il ponderato pensiero di AnnyPan si può riassumere in queste poche frasi:

    Mi piace continuare a fare lezione d’arte! Posso candidarmi a commentatrice artistica ufficiale del tuo blog?? Ne sarei onorata, e prometto anche di essere più seria da ora in poi… ma non adesso :-D
    Dunque, gli uccellini chiaramente aspettano qualche mollica di pane. Rimarranno un po’ disullusi poverini :-)
    Nella scena successiva è rappresentato una sorta di spezzone di “Uccelli” di Hitchcock…


Esprimiti, esterna, non tenerti tutto dentro