Lo stilita migratore
Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.

Filosofia spicciola della Campus, Parte 3

Noterete come in questo intervento si parli di CaMpUs, e che l'autore sia (guarda caso) belinde. Eminenti luminari e letterati hanno stabilito che in questo post si trattano argomenti quali . L'ultima volta che qualcuno vi ha messo mano correva l'anno 2008, addì 28 maggio, attorno alle 02pm.

 

A furia di leccare, i fondoschiena si consumano.
Meditate, gente, meditate.

Tratto da CaMpUs. Continua la lettura…
 

Continua la meritoria quanto inopportuna opera di evangelizzazione popolare intrapresa nelle ultime settimane dalla giovane e promettente CaMpUs (d’ora innanzi rinominata in Campus, perché ho di meglio da fare nella vita che non consumarmi le dita sul tasto Shift). Dopo essersi cimentata nelle imprese più disparate e disperate, dalla conquista del mondo a quella del suo essere donna, si lancia a corpo morto nell’esposizione epigrammatica di banali ovvietà, nella quanto mai fallace speranza che l’esporle in forma di kōan ne possa innalzare il contenuto etico e morale al di sopra delle frasette dei baci perugina.

Il post in oggetto è già il terzo della serie, il che fa temere a molti che la pubblicazione di queste perle (se di saggezza o di Guttalax sta al lettore decidere) possa continuare ad libitum. Inutile negarlo, probabilmente si tratta del punto qualitativamente più basso mai raggiunto dalla produzione campusiana: la scontatezza dei contenuti, il ritmo dell’esposizione, la cura nella scelta dei vocaboli… tutto da a pensare che il blog stia giungendo ad una naturale morte per inedia mentale dell’Autrice. Forse sta rivolgendo la sua attenzione ad argomenti di maggiore levatura intelettuale, o forse ha riscoperto la sua collezione di Cioè e ha deciso di riaprire l’abbonamento.

Nulla possiamo fare noi, poveri lettori impotenti, rari nantes nelle tempeste cerebrali post-adolescenziali fanatic-intelletual-populiste dell’Autrice, se non chinare il capo e attendere che anche questo periodo sia passato. Certo, forse potremmo analizzare con calma anche questi post confidando che, sotto la ruvida scorza della grettezza campusiana, si nasconda un cuore di concetti mirabile e degno di attenzione; ma, con maggiore concretezza, possiamo basarci sulla teoria per la quale se voglio un cuore morbido allora mi mangio un Ferrero Rocher.

“La scuola di Atene”, di Raffaello Sanzio (dettaglio)

Questa volta, ovviamente, l’accostamento è per contrapposizione. Mi sembrava giusto spiegarlo, onde evitare inutili fraintendimenti…


     
   
     

Come una valanga inarrestabile, un coacervo di persone ha lasciato la bellezza di 3 arguti commenti.


  1. Il ponderato pensiero di Campus si può riassumere in queste poche frasi:

    L’arte del copia/incolla
    solo perché hai affiancato al post il particolare di platone e aristotele nella scuola di atene sono moralmente obbligata a definirlo bellissimo*___*


  2. Il ponderato pensiero di AnnyPan si può riassumere in queste poche frasi:

    Ciao amabile cialtrone :-D hihihih
    Si, sono proprio loro! La prossima volta che ci incrociamo ti mando qualcosina… questa estate magari li si va a sentire. Anche se è musica per nostalgici nati a fine anni 70 e mai cresciuti :-D (confermi?)
    Ciau :-)


  3. Il ponderato pensiero di MaTTe si può riassumere in queste poche frasi:

    Grafica accattivante… quasi non ce la meritiamo… ora smetto perché non vorrei consumarti il fondoschiena…


Esprimiti, esterna, non tenerti tutto dentro