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	<title>Lo stilita migratore &#187; Te la do io la letteratura</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Era da molto che non ci incontravamo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sí qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.Tratto da "Non chiederci la parola" di E. Montale.&#8211; Era da molto che non ci incontravamo. &#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">"Non chiederci la parola" di E. Montale</a></cite>.</small></div></div><p>&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.<br />
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.<br />
&#8211; Tu mi ferisci.<br />
&#8211; Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.<br />
&#8211; Ma anch&#8217;io voglio portarti ad un equilibrio!<br />
&#8211; Il tuo è irrealizzabile.<br />
&#8211; Sei tu ad essere disfattista.<br />
&#8211; Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard&#8230; E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?<br />
&#8211; Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.<br />
&#8211; Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.<br />
&#8211; &#8230;che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.<br />
&#8211; Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.<br />
&#8211; Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.<br />
&#8211; Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.<br />
&#8211; La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?<br />
&#8211; Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l&#8217;adattabilità.<br />
&#8211; Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano &#8220;ma sei sempre lo stesso&#8221;?<br />
&#8211; Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.<br />
&#8211; Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c&#8217;entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po&#8217; più favorevole.<br />
&#8211; Un po&#8217; di fortuna credo di meritarmela anch&#8217;io&#8230;<br />
&#8211; &#8230;disse colui che non lasciava nulla al caso.<br />
&#8211; Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c&#8217;è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.<br />
&#8211; E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, <em>perché dovresti</em> andare avanti?<br />
&#8211; Guarda che lo so che sei importante&#8230; Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d&#8217;insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.<br />
&#8211; Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.<br />
&#8211; Litigheremo in continuazione.<br />
&#8211; &#8230;che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?<br />
&#8211; &#8230;sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Giuseppe che legge a lume di candela", di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti</h2><span>Checché se ne dica, alla fine il segreto sta sempre nel documentarsi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/11/0930_mostra_fiamminga_18-300x220.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>De artis scribacchiandi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.Tratto da Roberto Gervaso.Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest. Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Roberto Gervaso</a></cite>.</small></div></div><p>Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.</p>
<p>Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo ogni giorno che &#8216;stò affarino è decisamente comodo per un sacco di roba insospettata: tra le altre cose mi gestisce persino il blog. E così, testando testando, mi son trovato per l&#8217;ennesima volta a pensare.</p>
<p>L&#8217;affarino in questione ha una tastierina decisamente minuscola, il che obbliga ad una certa mira mentre si scrive (per quanto si impegni un sacco a cercare di capirti) e di conseguenza porta ad una lentezza di pensiero cui non ero più abituato: insomma, non sarò uno stenodattilografo, ma sulla tastiera batto abbastanza veloce; questo implica che posso permettermi un flusso di pensieri abbastanza consistente e tradurlo in frasi con una certa immediatezza. Qua no. Qua devo concentrarmi prima di battere, perché una correzione alla struttura della frase può essere una menata clamorosa e quindi preferisci &#8220;scrivere subito in bella&#8221;, e il periodo è quindi giá cristallizzato prima di vederlo scriversi.</p>
<p>Ho pensato, dicevo. Ho pensato a quanto il medium di scrittura possa influire sui pensieri che si fanno&#8230; Ricordo di quando scrivevo pagine e pagine fittissime per chiarire a me stesso qualche mia idea, di come inventassi spesso un dialogo alla Simplicio. O le prime volte di scrittura al Computer, i primi testi o abbozzi di racconti. Stili profondamente diversi a causa dei diversi tempi di lavorazione. E, per estrapolazione, quanto diversamente poteva pensare Leonardo mentre scriveva con la pelle d&#8217;oca al contrario? Quanto era dissimile da uno scriba egizio, o da un sacerdote della Cina preistorica mentre incideva i suoi pittogrammi in un guscio di tartaruga? Era possibile per un babilonese la scrittura creativa, dovendo tracciare i suoi caratteri cuneiformi sull&#8217;argilla umida?</p>
<p>Domande oziose, certo, e che dimenticheró in tempo zero. Ma interessanti. È quasi un peccato non si possa fare anche con la comunicazione parlata&#8230; Sarebbe comodo, avere a disposizione registri con diverse possibilitá per ogni occasione.</p>
<p>Nota bene: questo sistema non mi permette di inserire la citazione iniziale e l&#8217;immagine finale come di consueto; mi riprometto e giuro solennemente di occuparmene in un prossimo futuro.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Tommaso scrive assistito dagli angeli", di Giovanni Francesco Barbieri, detto <i>Guercino</i></h2><span>Si parlava di scrivere, no? Bah, m'han detto che i dottori della chiesa hanno scritto un sacco, percui... Tra l'altro, tornando al discorso della velocità di scrittura, mi chiedo a quante battute al minuto si possa arrivare sotto dettatura angelica.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/san_tommaso_daquino_e_gli_angeli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Corsi e ricorsi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>
		<category><![CDATA[vite di aliene genti]]></category>

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		<description><![CDATA[È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro di Piero e Alberto Angela, "<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804410010/angela-piero/straordinaria-storia-dell.html">la straordinaria storia dell'uomo</a>", nel mezzo di una spiegazione del come si sia passati dall'intelligenza animale a quella umana (ammesso e non concesso esista una sostanziale differenza tra le due, cosa che non viene certo comprovata dall'osservazione etologica di molti calciatori e/o calciofili in generale). In quell'ambito, i due buontemponi si lanciarono in un simpatico giochetto: elencando in una lista enumerata con lettere 6 possibili cause/effetti dell'aumento dell'intelligenza umana, e sfidando il lettore a metterle in un possibile ordine cronologico, proposero come possibile la sequenza F-E-D-B-A-C — per i meno osservatori, <a style="font-style: normal;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feedback">feedback</a>. In seguito lo stesso mi saltò fuori cercando di capire perché casse e microfoni fischiano se avvicinati, per poi chiarirsi definitivamente quando cercai di indagare gli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attrattore#Attrattore_strano">attrattori strani</a> con  quella povera bestia di linguaggio di programmazione che era il qbasic.

Era una cosa meravigliosa…prendi un numero, lo mastrussi in qualche maniera e trovi un altro numero; prendi anche questo, lo mastrussi nella stessa maniera e trovi un altro numero, ripetendo questa procedura un tot di volte ed avvicinandoti sempre più ad un numero limite, l'attrattore. E questo indipendentemente dal numero di partenza. Cambi lievissimamente i parametri del mastrussamento e scopri che la sequenza si fissa nella ripetizione di due, tre, N valori. Cambi ancora di un pelo e scoppia il caos, l'ordine scompare, i numeri si susseguono senza alcun senso. Ma stai facendo le stesse cose di prima! Com'è possibile che l'armonia di una frazione infinitesima prima si trasformi in quel rumore bianco?

La ricorsione è la più pratica scorciatoia dell'uomo per arrivare all'infinito: lo riduce in una sequenza breve di passi, lo rende maneggiabile. Mi piace osservarla anche nella gente che mi circonda: qualcuno esprime un'idea secondo il suo (pre)giudizio, chi lo ascolta la commenta, ed il primo la ricommenta secondo gli stessi canoni di prima. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, diversamente che tra i numeri gli esseri umani vedono andare a zero il livello della loro conversazione, specialmente se gli elementi di feedback aumentano di numero; insomma, più gente c'è, maggiori saranno le possibilità di decadere nel luogo comune, o nel reciproco disinteresse: in entrambi i casi, il flusso di concetti scende a zero.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">Lo stilita migratore</a></cite>.</small></div></div><p>Troviamo in queste righe un Belinde al suo splendore divulgativo, il che ci denota quanto voli basso il suo talento; prende un argomento di sicuro disinteresse e vi ricama sopra voli pindarici su argomenti di altrettanto grande disinteresse. La citazione semi aneddotica di un libro di Piero Angela è misura della conoscenza marginale degli argomenti trattati, ma l&#8217;Autore la sfoggia con la sicumera di un&#8217;aragosta cui hanno detto che in cucina la maionese è finita. Il lettore inizia la sua avventura nel testo con la serena convinzione che l&#8217;Autore abbia un qualche filo logico da seguire; forse ne era convinto l&#8217;Autore stesso, ma ben presto ogni speranza di rinvenire una qualche consequenzialità viene disattesa. Il rapido <span style="font-style: italic;">excursus</span> matematico è solo una breve parentesi prima di quegli argomenti che tanto cari stanno all&#8217;Autore, ovvero quelli di psicosociologia spicciola in cui può espettorare tutto il suo disprezzo per chi — come del resto è norma nella razza umana — riesce ad instaurare una forma di comunicazioni con altri esseri viventi. Non adduce prove, nè rigorosi ragionamenti logici, si limita ad enumerare una serie di suoi <span style="font-style: italic;">cliché</span> mentali, non evitando di inserire anche sprazzi di consolidata misantropia.</p>
<p>L&#8217;Autore, col suo stile saccente e superiore, pare volerci dire &#8220;poveri imbecilli, voi che tentate di capire la mia aulica prosa inconsci della vostra incapacità&#8220;; punto di vista questo che potrebbe anche essere apprezzabile, se fosse esposto da qualcun altro. Bisogna tuttavia riconoscere un pregio, in questo tutto sommato inutile post: l&#8217;oggetto stesso della discussione, la ricorsione. <span style="font-style: italic;">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati…</span></p>
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