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	<title>Lo stilita migratore &#187; Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 13:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
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		<description><![CDATA[Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">"Arcadia" di Iacopo Sannazaro</a></cite>.</small></div></div><p>Do una rapida occhiata: non mi sembra abbiano fatto dei danni, ma sono decismente affaccendati. Certo, ce n&#8217;è uno che sta evidentemente trasportando un barilotto e molti sono lì intorno con bicchieri pieni (birra? ad occhio potrebbe sembrarlo) ma gli altri stanno facendo qualcosa tra il pergolato e il cavo volante dell&#8217;allaccio telefonico&#8230; una ragnatela? Si vede appena e solo perché ho guardato con attenzione, ma stanno facendo una ragnatela; non capisco molto, ma sembra che però abbiano finito, perché il birraiolo (un tipetto verdastro, con la faccia ad oliva e la bocca tagliata col coltello per tutta la larghezza del viso) prende su la botticella e si dirige verso la valletta tra Remigiàn e la Panesin-na, seguito a ruota da tutta la combriccola. Rimango un po&#8217; perplesso, poi sento un calcio nel polpaccio: è il leprecauno che mi sta facendo cenno di seguirli; mi risento un po&#8217;, ma lui non dà segno di accorgersene.</p>
<p>Mi metto in marcia, la prima parte è lungo la strada asfaltata. Passiamo davanti al gruppo dei vicini pensionati, che mi salutano senza dar mostra di notare la combriccola vociante che sto seguendo. Arriviamo alla base della valle e ci inoltriamo nel bosco, risalendo il torrente per un paio di centinaia di metri fino ad arrivare in un punto che mi accorgo di conoscere: un posto incuneato tra i fianche delle due colline, dove lo scoglio emerge fino in superficie e da cui sgorga una fonte da poche gocce ogni secondo, tradizionalmente considerata come la migliore acqua della zona. Il birraiolo poggia la botticella sul tronco di un albero caduto, e mentre alcuni gli si attorniano tendendo i loro microscopici bicchieri, altri si affaccendano tra due alberi che nascono proprio sopra la fontana; ad occhio, pare che si siano dati il turno, perché stanno lavorando quelli che prima gozzovigliavano.</p>
<p>Nessuno presta attenzione a me, anche il leprecauno sta beceramente richiedendo una pinta (una micro-pinta, in verità) di birra, e per passare il tempo lavoro di coltellino su un rametto per fare un piccolo canale con cui raccogliere le gocce d&#8217;acqua della fonte, poi piego una foglia di castagno per farmi un bicchiere. Sorrido perché è uno dei pochi ricordi di mio padre che ho… All&#8217;improvviso mi sento osservato: sul gruppetto è sceso il silenzio, sia i lavoratori che i festaioli mi fissano con occhi inespressivi. Faccio per togliere il &#8220;bicchiere&#8221; da sotto la fonte, ma il birraiolo mi fa cenno di continuare.</p>
<p>Riempio il bicchiere, anche i tordi hanno smesso di cantare. Mi volto verso il birraiolo, levo il calice in cuo onore.</p>
<p>Trenta visi inespressivi mi fissano con attenzione.</p>
<p>Forse…</p>
<p>Mi volto verso la fonte, levo il calice in onore del muschio che la attornia, e per poco non mi prende un infarto: improvvisamente allegri, tutti quanti, lavoratori compresi, vengono a brindare anche loro. Tiro un sospiro di sollievo, e vedendo che ora tutti bevono tranquilli do una sorsata al frutto della mia fatica.</p>
<p>Che mi prenda… è birra. E pure buona. La fisso inebetito, poi scrollo le spalle rinunciando a capire. Mentre bevo un&#8217;altra sorsata, sento come due mani che mi si posano sulle spalle e qualcosa che assomiglia ad un bacio dietro il collo, ma il contatto è freddo, quasi gelido, ed umido. Mi giro di scatto ma non vedo nulla, a parte la fonte; nessuno tra gli elfi sembra aver fatto nulla, e quindi rinuncio a capire anche questo.</p>
<p>Mentre finisco l&#8217;acqua i lavoratori portano a compimento la loro opera: due ragnatele, una rivolta verso casa mia e una puntata verso la cima del monte, unite entrambe alla base da dei fili che si dipartono dalla fonte; sono perplesso, ma il birraiolo una volta ancora torna a condurre la combriccola verso la cima del monte. Saliamo per una decina di metri, poi sento come un sussurro alle mie spalle. Mi volto mentre gli altri continuano ad avanzare: in basso, dalla fonte, attorniata dai tronchi muschiosi e semi nascosta dalle felci, la sagoma di una ragazza trasparente, come d&#8217;acqua, ci sta guardando, per poi perdere forma e preciitare scrosciando nel torrente. Mi volto verso il gruppo che continua ad avanzare: solo il leprecauno è fermo, mi sorride e fa l&#8217;occhiolino, poi si volta e si incammina.</p>
<p>Lo seguo… sì, è una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Una naiade", di John William Waterhouse</h2><span>In effetti il dipinto è fuori luogo, perché nell'articolo si parla non di una Naiade bensì di una Pegea, ovvero una ninfa delle fonti, ma non si può avere tutto dalla vita.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/naiad1-300x156.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 1</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 14:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
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		<description><![CDATA[This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is simply a collection of facts the inferences from which may be accepted or rejected as the reader may think fit.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">"The Coming of the Fairies", di Sir Arthur Conan Doyle</a></cite>.</small></div></div><p>Ti prudono le mani. Ti prudono le mani e stai lì, senza sapere bene cosa fare… cioè, lo sai benissimo cosa dovresti fare, l&#8217;elenco seppur non lunghissimo ti galleggia davanti agli occhi ad ogni cambio di pagina e ad ogni belinata che ti metti a fare. Però oggi è difficile concentrarsi: sarà la stanchezza per i lavori nell&#8217;orto al mattino, sarà per la giornata bella-ma-non-troppo… o forse per quel leprecauno che ti sta fissando intensamente da sopra il termosifone. Ora, il periodo di fissazione morbosa per il folklore irlandese è passato da quel dì, ma in testa mi è rimasto abbastanza da poter affermare con assoluta convinzione che un leprecauno in camera mia è completamente fuori zona. Eppure non sembra spaesato, tutt&#8217;altro! Oserei dire che si sta guardando intorno schifato; non posso dargli torto, in effetti la camera non è assolutamente un bel vedere. Ci studiamo vicendevolmente: una delle poche cose che ricordo di aver stabilito riguardo il <em>bon ton</em> del Piccolo Popolo è proprio che qualsiasi cosa provi a fare per farti benvolere è sempre misinterpretata, quindi nel dubbio lo guardo come se fosse naturale vederlo lì: nella peggiore delle ipotesi mi considererà un idiota.</p>
<p>Il mio piano procede alla perfezione: mi indirizza un&#8217;occhiata che ho visto fare solo alle suore del mio asilo nei confronti del bambino più tardo. Con un balzo scende dal termosifone, e mentre si sistema il tricorno torna a guardarsi intorno; sovrappensiero tira un calcio ad un sacchetto che c&#8217;è per terra, al che mi trovo costretto a rimbrottargli un &#8220;Ehi!&#8221;: caso vuole abbia colpito la borsina con dentro i CD di Sonia, se glieli rovino non c&#8217;è brownie che tenga. Il leprecauno mi guarda sorpreso inarcando un sopracciglio, poi con un dito si gratta sotto il tricorno. Allargo lievemente le mani e atteggio la fronte in quell&#8217;espressione che sta inequivocabilmente a significare &#8220;eh, belin!&#8221;: sembra capire, e per la prima volta distende il volto in un sorriso. Indica la porta e mi fa cenno di seguirlo, io gli mimo un &#8220;aspetta&#8221;; non so cos&#8217;abbia in mente, ma nel dubbio mi metto gli scarponcelli e prendo la giacca. Ripenso al problema della diversa scala temporale dei nostri due mondi, c&#8217;è la possibilità di scomparire senza lasciare traccia; potrei lasciare un biglietto per spiegare, ma dubito sarebbe credibile: &#8220;non cercatemi, sono andato con le fate&#8221;, sì, certo, <em>clap clap</em>. Ragioniamo: se avviso non sono credibile, se non avviso è lo stesso; se lo seguo e non succede nulla di particolare va bene, se non lo seguo magari qualcuno si arrabbia e sai che casini dopo? Sospiro, mi metto la giacca in spalla e vado verso il portone, il leprecauno è già lì che mi aspetta. Mia madre dalla sala mi chiede:</p>
<p>&#8211; Dove vai?</p>
<p>&#8211; Seguo un leprecauno, non so se torno per cena.</p>
<p>&#8211; Ah, bene. Se ceni qua passa a prenderti il latte, che ce n&#8217;è poco.</p>
<p>La flemma è una dote che so apprezzare. Saluto e mi tiro la porta dietro le spalle; il leprecauno trotterella giù per le scale e si dirige verso il pergolato. Ora capisco che tutto sommato sono stato trattato con riguardo: in mezzo al glicine conto almeno una trentina di esserini vari che se la spassano… non credo che mi sarei comportato con talnta calma se tutta quella gente mi fosse comparsa all&#8217;improvviso in camera. In effetti doveva bastare anche solo il leprecauno a farmi svalvolare, e con questo credo di essere stato in qualche modo manipolato. Beh, poteva andarmi peggio. Faccio per fermarmi e tornare indietro a prendere quel bellissimo libro che è &#8220;Fate&#8221; in modo da usarlo come prontuario, perché le fattezze dei membri della combriccola sono molto vari e sono in grado di riconoscere le tipologie di solo alcuni, ma poi penso che mi offenderei se qualcuno mi si parasse innanzi con un libro aperto in mano e mi indicasse dicendo &#8220;ah, un umano di stirpe caucasica&#8221;. Sospiro di nuovo… sarà una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Diana e le ninfe sorprese da Atteone", di Lucas Cranach il Vecchio e figlio</h2><span>Le ninfe greche sono concettualmente equiparabili ai folletti irlandesi, ma con l'innegabile vantaggio di essere molto più fighe.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/cranach-300x178.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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