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	<title>Lo stilita migratore &#187; Prolifiche produzioni</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Era da molto che non ci incontravamo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[celacanti e celasuoni]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sí qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.Tratto da "Non chiederci la parola" di E. Montale.&#8211; Era da molto che non ci incontravamo. &#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sí qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://poesia.wikispaces.com/Non+chiederci+la+parola">"Non chiederci la parola" di E. Montale</a></cite>.</small></div></div><p>&#8211; Era da molto che non ci incontravamo.<br />
&#8211; Non posso dire mi sia dispiaciuto. Non ho mai amato del tutto la tua compagnia.<br />
&#8211; Tu mi ferisci.<br />
&#8211; Se lo facessi sul serio, forse la smetteresti di tornare periodicamente a tormentarmi. Guarda che fatico a tenere un equilibrio, e tu di certo non aiuti.<br />
&#8211; Ma anch&#8217;io voglio portarti ad un equilibrio!<br />
&#8211; Il tuo è irrealizzabile.<br />
&#8211; Sei tu ad essere disfattista.<br />
&#8211; Disfattista? Realista, se mai. Lo sai che non conosco le procedure, le reazioni, gli standard&#8230; E secondo te cosa dovrei fare? Improvvisare? Sperare di azzeccare il metodo giusto così, tirandoci a caso?<br />
&#8211; Sarebbe comunque una soluzione più onorevole che non stare lì a farsi passare la vita addosso.<br />
&#8211; Non sto facendo così, e lo sai. È da anni che mi guardo intorno cercando di capire. E forse, forse, sto iniziando a inquadrare uno schema.<br />
&#8211; &#8230;che ti porterà ad una soluzione quando il problema avrà cessato di esistere. Buon modo di investire la propria vita.<br />
&#8211; Quanto meno nessuno potrà accusarmi di incoerenza.<br />
&#8211; Di blanda idiozia congenita, però, quello sì. Anzi, voglio cominciare proprio io: sei un idiota.<br />
&#8211; Ma un idiota coerente. E lo sai quanto questo sia importante per me.<br />
&#8211; La certezza che tutti ti sappiano costante, granitico nella tua incapacità di adeguarti?<br />
&#8211; Ma che diamine vai dicendo? Stai solo cercando di controbattermi ad ogni frase. Mi pare che di me tutto si possa discutere tranne l&#8217;adattabilità.<br />
&#8211; Ti adatti ma non ti adegui. Non trovi sospetto che persone che non ti vedono da quindici anni ogni volta dicano &#8220;ma sei sempre lo stesso&#8221;?<br />
&#8211; Inutili sofismi. Quello che conta è che adesso la situazione si stia sbloccando, perché alla fine il mio metodo era quello giusto.<br />
&#8211; Forse ti sfugge che si sta sbloccando in maniera autonoma. Il tuo agire non c&#8217;entra nulla, sono gli eventi che si stanno inanellando in maniera un po&#8217; più favorevole.<br />
&#8211; Un po&#8217; di fortuna credo di meritarmela anch&#8217;io&#8230;<br />
&#8211; &#8230;disse colui che non lasciava nulla al caso.<br />
&#8211; Ma piantala! Non sto mica facendo un esperimento in laboratorio, che devo tenere sotto controllo tutte le condizioni! Se c&#8217;è qualcosa che rema a mio vantaggio, ne approfitto e continuo a modo mio.<br />
&#8211; E dove vorresti andare senza di me, pezzo di decerebrato? Come potresti, anzi, <em>perché dovresti</em> andare avanti?<br />
&#8211; Guarda che lo so che sei importante&#8230; Solo non mi piace quando prendi il controllo dei miei progetti. Ti manca la visione d&#8217;insieme, ti sfuggono i dettagli. Non si lavora così.<br />
&#8211; Non sono io a prendere il controllo, sei tu che li abbandoni quasi subito al loro destino. E allora, bruciati per bruciati, provo a tirarne fuori qualcosa di buono almeno io, ma lo so che non è questo il mio mestiere. Sai una cosa?&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; Mi piacerebbe collaborare con te. Collaborare sul serio, però. Sappiamo fare cose diverse.<br />
&#8211; Litigheremo in continuazione.<br />
&#8211; &#8230;che poi è la parte più divertente, non è vero, Raziocinio?<br />
&#8211; &#8230;sì, per il momento è la parte più divertente, Speranza.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Giuseppe che legge a lume di candela", di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti</h2><span>Checché se ne dica, alla fine il segreto sta sempre nel documentarsi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/11/0930_mostra_fiamminga_18-300x220.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 13:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e termiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">Uscite da' vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all'ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Driade">"Arcadia" di Iacopo Sannazaro</a></cite>.</small></div></div><p>Do una rapida occhiata: non mi sembra abbiano fatto dei danni, ma sono decismente affaccendati. Certo, ce n&#8217;è uno che sta evidentemente trasportando un barilotto e molti sono lì intorno con bicchieri pieni (birra? ad occhio potrebbe sembrarlo) ma gli altri stanno facendo qualcosa tra il pergolato e il cavo volante dell&#8217;allaccio telefonico&#8230; una ragnatela? Si vede appena e solo perché ho guardato con attenzione, ma stanno facendo una ragnatela; non capisco molto, ma sembra che però abbiano finito, perché il birraiolo (un tipetto verdastro, con la faccia ad oliva e la bocca tagliata col coltello per tutta la larghezza del viso) prende su la botticella e si dirige verso la valletta tra Remigiàn e la Panesin-na, seguito a ruota da tutta la combriccola. Rimango un po&#8217; perplesso, poi sento un calcio nel polpaccio: è il leprecauno che mi sta facendo cenno di seguirli; mi risento un po&#8217;, ma lui non dà segno di accorgersene.</p>
<p>Mi metto in marcia, la prima parte è lungo la strada asfaltata. Passiamo davanti al gruppo dei vicini pensionati, che mi salutano senza dar mostra di notare la combriccola vociante che sto seguendo. Arriviamo alla base della valle e ci inoltriamo nel bosco, risalendo il torrente per un paio di centinaia di metri fino ad arrivare in un punto che mi accorgo di conoscere: un posto incuneato tra i fianche delle due colline, dove lo scoglio emerge fino in superficie e da cui sgorga una fonte da poche gocce ogni secondo, tradizionalmente considerata come la migliore acqua della zona. Il birraiolo poggia la botticella sul tronco di un albero caduto, e mentre alcuni gli si attorniano tendendo i loro microscopici bicchieri, altri si affaccendano tra due alberi che nascono proprio sopra la fontana; ad occhio, pare che si siano dati il turno, perché stanno lavorando quelli che prima gozzovigliavano.</p>
<p>Nessuno presta attenzione a me, anche il leprecauno sta beceramente richiedendo una pinta (una micro-pinta, in verità) di birra, e per passare il tempo lavoro di coltellino su un rametto per fare un piccolo canale con cui raccogliere le gocce d&#8217;acqua della fonte, poi piego una foglia di castagno per farmi un bicchiere. Sorrido perché è uno dei pochi ricordi di mio padre che ho… All&#8217;improvviso mi sento osservato: sul gruppetto è sceso il silenzio, sia i lavoratori che i festaioli mi fissano con occhi inespressivi. Faccio per togliere il &#8220;bicchiere&#8221; da sotto la fonte, ma il birraiolo mi fa cenno di continuare.</p>
<p>Riempio il bicchiere, anche i tordi hanno smesso di cantare. Mi volto verso il birraiolo, levo il calice in cuo onore.</p>
<p>Trenta visi inespressivi mi fissano con attenzione.</p>
<p>Forse…</p>
<p>Mi volto verso la fonte, levo il calice in onore del muschio che la attornia, e per poco non mi prende un infarto: improvvisamente allegri, tutti quanti, lavoratori compresi, vengono a brindare anche loro. Tiro un sospiro di sollievo, e vedendo che ora tutti bevono tranquilli do una sorsata al frutto della mia fatica.</p>
<p>Che mi prenda… è birra. E pure buona. La fisso inebetito, poi scrollo le spalle rinunciando a capire. Mentre bevo un&#8217;altra sorsata, sento come due mani che mi si posano sulle spalle e qualcosa che assomiglia ad un bacio dietro il collo, ma il contatto è freddo, quasi gelido, ed umido. Mi giro di scatto ma non vedo nulla, a parte la fonte; nessuno tra gli elfi sembra aver fatto nulla, e quindi rinuncio a capire anche questo.</p>
<p>Mentre finisco l&#8217;acqua i lavoratori portano a compimento la loro opera: due ragnatele, una rivolta verso casa mia e una puntata verso la cima del monte, unite entrambe alla base da dei fili che si dipartono dalla fonte; sono perplesso, ma il birraiolo una volta ancora torna a condurre la combriccola verso la cima del monte. Saliamo per una decina di metri, poi sento come un sussurro alle mie spalle. Mi volto mentre gli altri continuano ad avanzare: in basso, dalla fonte, attorniata dai tronchi muschiosi e semi nascosta dalle felci, la sagoma di una ragazza trasparente, come d&#8217;acqua, ci sta guardando, per poi perdere forma e preciitare scrosciando nel torrente. Mi volto verso il gruppo che continua ad avanzare: solo il leprecauno è fermo, mi sorride e fa l&#8217;occhiolino, poi si volta e si incammina.</p>
<p>Lo seguo… sì, è una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Una naiade", di John William Waterhouse</h2><span>In effetti il dipinto è fuori luogo, perché nell'articolo si parla non di una Naiade bensì di una Pegea, ovvero una ninfa delle fonti, ma non si può avere tutto dalla vita.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/naiad1-300x156.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Piccolo Popolo di Ciàn d&#8217;Ouxello &#8211; cap. 1</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 14:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Popolo di Ciàn d'Ouxello]]></category>
		<category><![CDATA[Illimitata idiozia]]></category>
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		<description><![CDATA[This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">This book contains reproductions of the famous Cottingley photographs, and gives the whole of the evidence in connection with them. The diligent reader is in almost as good a position as I am to form a judgment upon the authenticity of the pictures. This narrative is not a special plea for that authenticity, but is simply a collection of facts the inferences from which may be accepted or rejected as the reader may think fit.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.sacred-texts.com/neu/eng/cof/cof01.htm">"The Coming of the Fairies", di Sir Arthur Conan Doyle</a></cite>.</small></div></div><p>Ti prudono le mani. Ti prudono le mani e stai lì, senza sapere bene cosa fare… cioè, lo sai benissimo cosa dovresti fare, l&#8217;elenco seppur non lunghissimo ti galleggia davanti agli occhi ad ogni cambio di pagina e ad ogni belinata che ti metti a fare. Però oggi è difficile concentrarsi: sarà la stanchezza per i lavori nell&#8217;orto al mattino, sarà per la giornata bella-ma-non-troppo… o forse per quel leprecauno che ti sta fissando intensamente da sopra il termosifone. Ora, il periodo di fissazione morbosa per il folklore irlandese è passato da quel dì, ma in testa mi è rimasto abbastanza da poter affermare con assoluta convinzione che un leprecauno in camera mia è completamente fuori zona. Eppure non sembra spaesato, tutt&#8217;altro! Oserei dire che si sta guardando intorno schifato; non posso dargli torto, in effetti la camera non è assolutamente un bel vedere. Ci studiamo vicendevolmente: una delle poche cose che ricordo di aver stabilito riguardo il <em>bon ton</em> del Piccolo Popolo è proprio che qualsiasi cosa provi a fare per farti benvolere è sempre misinterpretata, quindi nel dubbio lo guardo come se fosse naturale vederlo lì: nella peggiore delle ipotesi mi considererà un idiota.</p>
<p>Il mio piano procede alla perfezione: mi indirizza un&#8217;occhiata che ho visto fare solo alle suore del mio asilo nei confronti del bambino più tardo. Con un balzo scende dal termosifone, e mentre si sistema il tricorno torna a guardarsi intorno; sovrappensiero tira un calcio ad un sacchetto che c&#8217;è per terra, al che mi trovo costretto a rimbrottargli un &#8220;Ehi!&#8221;: caso vuole abbia colpito la borsina con dentro i CD di Sonia, se glieli rovino non c&#8217;è brownie che tenga. Il leprecauno mi guarda sorpreso inarcando un sopracciglio, poi con un dito si gratta sotto il tricorno. Allargo lievemente le mani e atteggio la fronte in quell&#8217;espressione che sta inequivocabilmente a significare &#8220;eh, belin!&#8221;: sembra capire, e per la prima volta distende il volto in un sorriso. Indica la porta e mi fa cenno di seguirlo, io gli mimo un &#8220;aspetta&#8221;; non so cos&#8217;abbia in mente, ma nel dubbio mi metto gli scarponcelli e prendo la giacca. Ripenso al problema della diversa scala temporale dei nostri due mondi, c&#8217;è la possibilità di scomparire senza lasciare traccia; potrei lasciare un biglietto per spiegare, ma dubito sarebbe credibile: &#8220;non cercatemi, sono andato con le fate&#8221;, sì, certo, <em>clap clap</em>. Ragioniamo: se avviso non sono credibile, se non avviso è lo stesso; se lo seguo e non succede nulla di particolare va bene, se non lo seguo magari qualcuno si arrabbia e sai che casini dopo? Sospiro, mi metto la giacca in spalla e vado verso il portone, il leprecauno è già lì che mi aspetta. Mia madre dalla sala mi chiede:</p>
<p>&#8211; Dove vai?</p>
<p>&#8211; Seguo un leprecauno, non so se torno per cena.</p>
<p>&#8211; Ah, bene. Se ceni qua passa a prenderti il latte, che ce n&#8217;è poco.</p>
<p>La flemma è una dote che so apprezzare. Saluto e mi tiro la porta dietro le spalle; il leprecauno trotterella giù per le scale e si dirige verso il pergolato. Ora capisco che tutto sommato sono stato trattato con riguardo: in mezzo al glicine conto almeno una trentina di esserini vari che se la spassano… non credo che mi sarei comportato con talnta calma se tutta quella gente mi fosse comparsa all&#8217;improvviso in camera. In effetti doveva bastare anche solo il leprecauno a farmi svalvolare, e con questo credo di essere stato in qualche modo manipolato. Beh, poteva andarmi peggio. Faccio per fermarmi e tornare indietro a prendere quel bellissimo libro che è &#8220;Fate&#8221; in modo da usarlo come prontuario, perché le fattezze dei membri della combriccola sono molto vari e sono in grado di riconoscere le tipologie di solo alcuni, ma poi penso che mi offenderei se qualcuno mi si parasse innanzi con un libro aperto in mano e mi indicasse dicendo &#8220;ah, un umano di stirpe caucasica&#8221;. Sospiro di nuovo… sarà una strana giornata.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Diana e le ninfe sorprese da Atteone", di Lucas Cranach il Vecchio e figlio</h2><span>Le ninfe greche sono concettualmente equiparabili ai folletti irlandesi, ma con l'innegabile vantaggio di essere molto più fighe.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/05/cranach-300x178.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>De artis scribacchiandi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.Tratto da Roberto Gervaso.Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest. Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Roberto_Gervaso">Roberto Gervaso</a></cite>.</small></div></div><p>Lo ammetto, questo non è altro che un test; anzi, visto che scrivo per nessun&#8217;altra ragione, possiamo pure definirlo un pretest.</p>
<p>Ebbene si, mi sono accattato l&#8217;iPod touch, per somma disperazione della Ale, e sto scoprendo ogni giorno che &#8216;stò affarino è decisamente comodo per un sacco di roba insospettata: tra le altre cose mi gestisce persino il blog. E così, testando testando, mi son trovato per l&#8217;ennesima volta a pensare.</p>
<p>L&#8217;affarino in questione ha una tastierina decisamente minuscola, il che obbliga ad una certa mira mentre si scrive (per quanto si impegni un sacco a cercare di capirti) e di conseguenza porta ad una lentezza di pensiero cui non ero più abituato: insomma, non sarò uno stenodattilografo, ma sulla tastiera batto abbastanza veloce; questo implica che posso permettermi un flusso di pensieri abbastanza consistente e tradurlo in frasi con una certa immediatezza. Qua no. Qua devo concentrarmi prima di battere, perché una correzione alla struttura della frase può essere una menata clamorosa e quindi preferisci &#8220;scrivere subito in bella&#8221;, e il periodo è quindi giá cristallizzato prima di vederlo scriversi.</p>
<p>Ho pensato, dicevo. Ho pensato a quanto il medium di scrittura possa influire sui pensieri che si fanno&#8230; Ricordo di quando scrivevo pagine e pagine fittissime per chiarire a me stesso qualche mia idea, di come inventassi spesso un dialogo alla Simplicio. O le prime volte di scrittura al Computer, i primi testi o abbozzi di racconti. Stili profondamente diversi a causa dei diversi tempi di lavorazione. E, per estrapolazione, quanto diversamente poteva pensare Leonardo mentre scriveva con la pelle d&#8217;oca al contrario? Quanto era dissimile da uno scriba egizio, o da un sacerdote della Cina preistorica mentre incideva i suoi pittogrammi in un guscio di tartaruga? Era possibile per un babilonese la scrittura creativa, dovendo tracciare i suoi caratteri cuneiformi sull&#8217;argilla umida?</p>
<p>Domande oziose, certo, e che dimenticheró in tempo zero. Ma interessanti. È quasi un peccato non si possa fare anche con la comunicazione parlata&#8230; Sarebbe comodo, avere a disposizione registri con diverse possibilitá per ogni occasione.</p>
<p>Nota bene: questo sistema non mi permette di inserire la citazione iniziale e l&#8217;immagine finale come di consueto; mi riprometto e giuro solennemente di occuparmene in un prossimo futuro.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"San Tommaso scrive assistito dagli angeli", di Giovanni Francesco Barbieri, detto <i>Guercino</i></h2><span>Si parlava di scrivere, no? Bah, m'han detto che i dottori della chiesa hanno scritto un sacco, percui... Tra l'altro, tornando al discorso della velocità di scrittura, mi chiedo a quante battute al minuto si possa arrivare sotto dettatura angelica.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/08/san_tommaso_daquino_e_gli_angeli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Corsi e ricorsi</title>
		<link>http://belinde.net/prolifiche-produzioni/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 18:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Te la do io la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[non di solo pane]]></category>
		<category><![CDATA[vite di aliene genti]]></category>

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		<description><![CDATA[È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro di Piero e Alberto Angela, "<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804410010/angela-piero/straordinaria-storia-dell.html">la straordinaria storia dell'uomo</a>", nel mezzo di una spiegazione del come si sia passati dall'intelligenza animale a quella umana (ammesso e non concesso esista una sostanziale differenza tra le due, cosa che non viene certo comprovata dall'osservazione etologica di molti calciatori e/o calciofili in generale). In quell'ambito, i due buontemponi si lanciarono in un simpatico giochetto: elencando in una lista enumerata con lettere 6 possibili cause/effetti dell'aumento dell'intelligenza umana, e sfidando il lettore a metterle in un possibile ordine cronologico, proposero come possibile la sequenza F-E-D-B-A-C — per i meno osservatori, <a style="font-style: normal;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feedback">feedback</a>. In seguito lo stesso mi saltò fuori cercando di capire perché casse e microfoni fischiano se avvicinati, per poi chiarirsi definitivamente quando cercai di indagare gli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attrattore#Attrattore_strano">attrattori strani</a> con  quella povera bestia di linguaggio di programmazione che era il qbasic.

Era una cosa meravigliosa…prendi un numero, lo mastrussi in qualche maniera e trovi un altro numero; prendi anche questo, lo mastrussi nella stessa maniera e trovi un altro numero, ripetendo questa procedura un tot di volte ed avvicinandoti sempre più ad un numero limite, l'attrattore. E questo indipendentemente dal numero di partenza. Cambi lievissimamente i parametri del mastrussamento e scopri che la sequenza si fissa nella ripetizione di due, tre, N valori. Cambi ancora di un pelo e scoppia il caos, l'ordine scompare, i numeri si susseguono senza alcun senso. Ma stai facendo le stesse cose di prima! Com'è possibile che l'armonia di una frazione infinitesima prima si trasformi in quel rumore bianco?

La ricorsione è la più pratica scorciatoia dell'uomo per arrivare all'infinito: lo riduce in una sequenza breve di passi, lo rende maneggiabile. Mi piace osservarla anche nella gente che mi circonda: qualcuno esprime un'idea secondo il suo (pre)giudizio, chi lo ascolta la commenta, ed il primo la ricommenta secondo gli stessi canoni di prima. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, diversamente che tra i numeri gli esseri umani vedono andare a zero il livello della loro conversazione, specialmente se gli elementi di feedback aumentano di numero; insomma, più gente c'è, maggiori saranno le possibilità di decadere nel luogo comune, o nel reciproco disinteresse: in entrambi i casi, il flusso di concetti scende a zero.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://belinde.net/il-resto/te-la-do-io-la-letteratura/corsi-e-ricorsi/">Lo stilita migratore</a></cite>.</small></div></div><p>Troviamo in queste righe un Belinde al suo splendore divulgativo, il che ci denota quanto voli basso il suo talento; prende un argomento di sicuro disinteresse e vi ricama sopra voli pindarici su argomenti di altrettanto grande disinteresse. La citazione semi aneddotica di un libro di Piero Angela è misura della conoscenza marginale degli argomenti trattati, ma l&#8217;Autore la sfoggia con la sicumera di un&#8217;aragosta cui hanno detto che in cucina la maionese è finita. Il lettore inizia la sua avventura nel testo con la serena convinzione che l&#8217;Autore abbia un qualche filo logico da seguire; forse ne era convinto l&#8217;Autore stesso, ma ben presto ogni speranza di rinvenire una qualche consequenzialità viene disattesa. Il rapido <span style="font-style: italic;">excursus</span> matematico è solo una breve parentesi prima di quegli argomenti che tanto cari stanno all&#8217;Autore, ovvero quelli di psicosociologia spicciola in cui può espettorare tutto il suo disprezzo per chi — come del resto è norma nella razza umana — riesce ad instaurare una forma di comunicazioni con altri esseri viventi. Non adduce prove, nè rigorosi ragionamenti logici, si limita ad enumerare una serie di suoi <span style="font-style: italic;">cliché</span> mentali, non evitando di inserire anche sprazzi di consolidata misantropia.</p>
<p>L&#8217;Autore, col suo stile saccente e superiore, pare volerci dire &#8220;poveri imbecilli, voi che tentate di capire la mia aulica prosa inconsci della vostra incapacità&#8220;; punto di vista questo che potrebbe anche essere apprezzabile, se fosse esposto da qualcun altro. Bisogna tuttavia riconoscere un pregio, in questo tutto sommato inutile post: l&#8217;oggetto stesso della discussione, la ricorsione. <span style="font-style: italic;">È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati…</span></p>
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