Un grande inno all’indifferenza
Citando Pestilenza in John Doe, “è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare”. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell’inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi.
I don’t mind if you go
I don’t mind if you take it slow
I don’t mind if you say yes or no
I don’t mind at allI don’t care if you live or die
Couldn’t care less if you laugh or cry
I don’t mind if you crash or fly
I don’t mind at allI don’t mind if you come or go
I don’t mind if you say no
Couldn’t care less baby let it flow
‘Cause I don’t care at allNa na na , …
I don’t care if you sink or swim
Lock me out or let me in
Where I’m going or where I’ve been
I don’t mind at allI don’t mind if the government falls
Implements more futile laws
I don’t care if the nation stalls
And I don’t care at allI don’t care if they tear down trees
I don’t feel the hotter breeze
Sink in dust in dying sees
And I don’t care at allNa na na , …
I don’t mind if culture crumbles
I don’t mind if religion stumbles
I can’t hear the speakers mumble
And I don’t mind at allI don’t care if the Third World fries
It’s hotter there I’m not surprised
Baby I can watch whole nations die
And I don’t care at allI don’t mind I don’t mind I don’t mind I don’t mind
I don’t mind I don’t mind
I don’t mind at allNa na na , …
I don’t mind about people’s fears
Authority no longer hears
Send a social engineer
And I don’t mind at all
Anche i meno anglofoni si saranno resi conto trattare dell’indifferenza, ma lascio comunque accesso ad una buona traduzione del testo.
Bob Geldof… ricordo che da bambino andavo a cercare la sua cassetta (sì, le musicassette a nastri, già , sono abbastanza vecchio da ricordarle), era “the vegetarians of love“, e la riavvolgevo per ascoltare solo questa canzone: operazione questa ripetuta abbastanza volte da farmela entrare nel sangue, ma anche abbastanza per donarmi una completa ignoranza sul resto dell’opera di Geldof che mi trascino tutt’ora. Una canzone con cui mi trovo in completo accordo, dicevo, ma curiosamente il prendere atto di questa situazione mi lascia indifferente.
Mi ha accompagnato per anni, mutando di significato a seconda dei periodi e rimanendomi comunque aderente; mi sono interrogato a fondo su questo miracolo, e sono giunto ad una conclusione: è potuto succedere esclusivamente perchè non mi sono mai soffermato a cercare di capire il testo, del resto conoscente benissimo il mio rapporto con l’inglese. In questa maniera mi bastava sapere che il testo parlasse di un uomo indifferente ai casi della vita e che lo stesso uomo ne fosse felice, e i bersagli dell’indifferenza erano del tutto ininfluenti; potevano essere i pensierini a casa alle elementari, o i problemi con gli amici alle medie, o i disastri sentimentali alle superiori, o le disillusioni ideologiche negli anni successivi: poco importava, tutto si poteva annullare in un “non importa” e una risata con qualche amico. Solo pochi giorni fa ho scoperto l’esistenza di un videoclip, del quale mi sono ovviamente innamorato, e solo oggi ho preso la decisione di leggermi il testo.
Sono impressionato. Non pensavo potesse esistere qualcun’altro così tanto disinteressato ai fatti del mondo. Questo atteggiamento viene spesso etichettato come dannoso, moralmente abbietto o socialmente pericoloso, costringendo la gente comune ad accollarsi un quantitativo esagerato di interessi: interesse per la partita, per il rapimento i Giampippetto in Kissadovekistan, per i bambini del Biafra, per il matrimonio di Tizia Talaltra con il suo ego. Tutte cose che con la propria vita, ammettiamolo, non hanno nulla a che spartire: la propria vita è interessata molto di più da quelle persone che ballano con te quando ti sei spogliato delle restrizioni morali più soffocanti (perchè avete già visto il filmato, vero?).
Perché, alla fine, quello che realmente conta sono i momenti che hai vissuto, non certo quello che ti hanno raccontato: di quello, insomma, I don’t mind at all.
“Le Déjeuner sur l’Herbe”, di Édouard Manet
Mi ha sempre affascinato come quei due riescano a parlare indifferenti (ma con l’occhio furbetto!) in presenza di una ragazza nuda. E mi ha ancora di più incuriosito sapere quale fosse stata la catena di eventi che ha portato a quella situazione. Forse, se avessi letto qualcosa sul libro di Arte, potrei avere maggiori informazioni su cui poggiare le mie ipotesi.
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