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	<title>Lo stilita migratore &#187; Ragion d&#8217;essere della critica</title>
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	<description>Un occhio cinico puntato sul mondo… o, più probabilmente, un becero cialtrone.</description>
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		<title>Horror vacui</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 20:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
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		<description><![CDATA[“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi? Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh? Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti? Dice: “Non si può”. Ah, no? “No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco. “Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.stukhtra.it/?p=2407">“Hai visto?”, dice. “Ne han fatta un’altra“. Chi?
Dice: “Quelli là, quelli del CICAP. Brutta gente”. Uh?
Dice: “Fanatici razionalisti”. Ussignur, che c’è di male a essere razionalisti?
Dice: “Non si può”. Ah, no?
“No”, dice. “Ché si perde tutta la poesia”. Non capisco.
“Ma sì, la poesia della realtà”, dice. Continuo a non capire.
Dice: “Ma scusa, se quelli là verificano tutto…”. Embé?
“…se verificano tutto”, dice, “dove finisce lo sguardo incantato?”. Cominciano a girarmi. Che c’entrano lo sguardo incantato e la poesia e…?
Dice: “C’entrano eccome! Tu guardi le stelle e pensi che influenzano la tua vita… il macrocosmo e il microcosmo si toccano attraverso le energie sottili… e ti senti parte del Tutto e…”. Stronzate.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.stukhtra.it/?p=2407">Stukhtra</a></cite>.</small></div></div><p>Più volte &#8212; troppe volte &#8212; mantenendo questo blog mi sono trovato nella fastidiosissima situazione di voler scrivere qualcosa ma realizzare di non aver nulla da dire: a volte ho trovato un <em>escamotage</em> per dire qualche banalità e parlare subito dopo del problema della mancanza di contenuti (producendo quindi un <em>forbito polpettone di nulla</em>, secondo la nomenclatura di un mio amico), altre volte mi sono limitato a fissare questo editor vuoto per alcuni minuti e gettare la spugna, per ributtarmi nel vorticoso fluire di una vita monotòna e tranquilla. Ora la situazione non è certo differente: ho prodotto un <em>incipit</em> non certo memorabile, sperando che potesse pasturare il campo e attirare pensieri più corposi, ma se pur la speranza è l&#8217;ultima a morire bisognerebbe comunque evitare l&#8217;accanimento terapeutico.</p>
<p>Fallito l&#8217;approccio &#8220;provatela che magari ti va bene&#8221; cerco di attuare una strategia più rigorosa e squisitamente scientifica: analizzare la situazione per capire quale sia stato l&#8217;evento scatenate di questo ennesimo bisogno di comunicare. Uso l&#8217;indicativo presente con il precipuo scopo di confondere il lettore, perché in realtà il progetto sopra esposto non è uno strumento per ottenere un <em>concept</em> bensì un mezzo per raggiungere uno scopo e la sua elucubrazione non è avvenuta contestualmente all&#8217;atto dello scrivere &#8212; come il tempo verbale darebbe ad intendere &#8212; ma si può situare nello spazio bianco tra questo paragrafo e il precedente. Ma abbandoniamo questo inutile gioco di introspezione del testo e introduciamo il concetto che l&#8217;opinabile figura retorica voleva esprimere: su chi posso scaricare la colpa di avermi ridato il prurito alle dita.</p>
<p>Da qualche tempo seguo su Facebook una pagina che mi sta dando molte soddisfazioni: <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Cinismo-mon-amour/122660451083368" target="_blank">Cinismo mon amour</a>; per chi non voglia, non possa o non debba avventurarsi tra le pagine di FB posso dire essere sostanzialmente una raccolta di aforismi e <em>divertissement</em> squisitamente dissacranti e, manco a dirlo, cinici. Una pagina dai contenuti talmente ben scelti da riuscire a scardinarmi dal mio consueto stato di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lurker" target="_blank">lurkeraggio</a> e farmi scrivere qualche commento qua e là. Una pagina talmente ben scritta da farmi nascere il desiderio di produrre qualcosa che potesse finire lì sopra, maledizione. Ma come succede sempre quando un tuo amico sta impostando i volumi del microfono e ti dice all&#8217;improvviso &#8220;di&#8217; qualcosa&#8221;, l&#8217;afasia diventa tua compagna fino a quando non ti dice &#8220;va bene l&#8217;<em>uno due tre prova</em>&#8220;; ed eccomi qua, frustrato perché ti sembra che Wilde, Twain, Churchill e compagnia cantante abbiano detto tutto quello che c&#8217;era da dire, e te rimani lì a masticare delle banalità che normalmente non etichetteresti nemmeno come &#8220;facezie&#8221;.</p>
<p>Lo stacco di paragrafo dovrebbe ormai avervi fatto capire che mi sono soffermato a pensare al seguito. Un&#8217;ennesima pulsione introspettiva (e il prossimo passo sarà una colonscopia, se non mi fermo) mi ha portato a pensare alle meccaniche con cui produco, parlando, le mie solite freddure e battute varie, realizzando come, in larga misura, mi limiti ad attingere ad un grosso serbatoio di roba già vista o letta mischiandola e attualizzandola; il che sarebbe indubbiamente positivo, se fosse solo un completamento della produzione, ma sfortunatamente è preponderante. E fa sempre un po&#8217; male, quando ti rendi conto di non sapere fare bene una cosa che invece pensavi di dominare egregiamente.</p>
<p>Ma tutto questo elucubrare, alla resa dei conti, mi porta qualcosa di buono? No, decisamente no. Non sarà certo grazie ad una maggiore autocoscienza che riuscirò a superare i miei (evidenti) limiti. Rimarrà tutto una &#8212; e passatemi il francesismo &#8212; sega mentale, con l&#8217;unico effetto positivo dato dall&#8217;aver riempito un vuoto comunicativo che durava da un sei mesi circa (dovrei controllare, ma credo sia la pausa più lunga che mi sia mai preso). Forse porterà qualche sparuto visitatore, giusto perché ho intenzione di notificare l&#8217;esistenza di questa pagina a colei che a quanto dice è la creatrice di <em>Cinismo mon amour</em> (a te, solo a te, un piccolo inciso: <strong>non</strong> ti sto chiedendo di far girare il link, nè in maniera implicita nè esplicita: sei citata, andavi informata, punto. Poi, ovviamente, fai come ti pare), ma nulla di più. Alla fine qualcosa da dire salterà fuori… non c&#8217;è da fasciarsi la testa: come diceva un tale, &#8220;la situazione è grave, ma non è seria&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"I mangiatori di patate", di Vincent Van Gogh</h2><span>Ho sempre pensato che la conversazione languisse un po', a questa tavola.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2010/06/mangiatoripatate-300x216.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?» Il tenente annuì. «Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»Tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Il maggiore si strinse nelle spalle. «La città è perduta. Vede laggiù, i lampi delle esplosioni?»
Il tenente annuì.
«Be’, non dovrebbe vederli,» disse il maggiore. «Uomini-ratto. C’è chi dice diecimila, chi un milione. Ma secondo il regolamento non esistono, e quindi non ci sono nemmeno le esplosioni. Capisce, in che condizioni facciamo la guerra?»</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">Marstenheim</a></cite>.</small></div></div><p>Mi accingo ad un lavoro drammaticamente pericoloso: provare a scrivere una critica ad un libro consigliato da <a title="Gamberi Fantasy - &quot;vi farò pescatori di gamberi&quot;" href="http://fantasy.gamberi.org" target="_blank">Gamberetta</a>. Forse non tutti i lettori sono in grado di capire questo mio timore, ma chi la conosce e segue il suo blog (anzi, il Suo) sa a cosa sto andando incontro; la maggioranza ha però i suoi diritti, e quindi introdurrò brevemente colei che mi ha introdotto al libro di cui in oggetto.</p>
<p>Scoprii Gambery Fantasy per puro caso, onestamente non ricordo nemmeno più come; forse grazie al celeberrimo <a title="Recensione a Nihal della Terra del Vento" href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/" target="_blank">post sulla Troisi</a>, ma non è questo il punto. Sta di fatto che, dopo essermi letto alcune delle più belle stroncature della mia vita, l&#8217;ho inserita tra i miei feed… e mi si è aperto un mondo. Senza esagerazione: voi lo sapete cosa vuol dire scrivere bene? Si? Anch&#8217;io lo pensavo, e ho scoperto che toppavo alla grande; quasi vent&#8217;anni di istruzione obbligatoria mi avevano dato un sacco di nozioni ma non la capacità di capire cosa sia in effetti la scrittura. Non sapevo stabilire se una frase fosse scritta bene o male, peggio che mai un testo complesso come un&#8217;opera di narrativa: l&#8217;ignoranza crassa delle regole della scrittura mi impediva di distinguere tra un buon testo e uno cattivo. Non che ora sia miracolosamente migliorato, ovvio, anzi son quasi sicuro di non essermi spostato di una virgola, ma almeno ho la concezione di cosa occorra guardare, di quali siano i <em>point-of-failure</em> più comuni, oserei dire del <em>Bene</em> e del <em>Male</em>. Ma forse sto trascendendo.</p>
<p>Ora tutti voi potete capire. Gamberetta, oltre che di libri, ha parlato anche di critiche; io ricordo di averlo letto, quell&#8217;intervento. Ricordo di aver annuito con fare convinto mentre lo leggevo, e mi ripetevo &#8220;giusto, giustissimo, ora non cadrò più in questo errore&#8221;. Sto leggendo anche i suoi sunti sulla scrittura creativa, e anche lì annuisco come un dromedario ubriaco. Ma come tante altre cose nella vita, mi entra da un occhio e mi esce dall&#8217;altro; ora rileggo quello che ho appena scritto e percepisco di essere andato contro le Sue direttive, ma non ricordo a quali. Ho però solo più mezz&#8217;ora di tempo per finire questo articolo, quindi mi assumo il rischio di venire sbriciolato e ridotto al rango di mangime per il krill, sospiro e proseguo.</p>
<p>Marstenheim, stavamo dicendo. Partiamo dalle cose semplici e diciamo che è un buon romanzo. Un <em>ottimo</em> romanzo, se nonostante quanto scritto sopra il mio parere ha ancora un valore. L&#8217;ambientazione è strana al punto giusto: nelle sue fondamenta è realistica abbastanza da poter essere visualizzata senza problemi, e questo permette di concentrarsi sugli elementi anormali. Per capirsi, è molto più facile immaginare uno zombie che cammina in una cittadina terrestre degradata, piuttosto che immaginare uno zombie che cammina in una città alveare sottomarina di una civiltà extraterrestre di cefalopodi pentapodi, no? Le razze dominanti sono due, umani e saxxon; i saxxon sono i più interessanti perché sono identici agli uomini, fisicamente e cerebralmente. In effetti è un punto che mi è rimasto un po&#8217; oscuro, e mi riprometto di rileggere il libro con più calma per capire se sono stato distratto io o meno: perché sono identici? In un libro in cui a tutto viene data una spiegazione se non scientifica almeno <em>coerente</em> (tranne un paio di scene, in cui la mancanza di spiegazione viene giustificata dall&#8217;effetto narrativo) questa mi risulta una pecca abbastanza pesante. Rarefatti all&#8217;inizio ma soverchianti alla fine sono gli zombie, tipologia di creatura che non mi è mai stata molto simpatica ma che qua, a tratti, sa offrire delle scene godibili. Abbiamo poi gli Uomini Ratto, estremamente ben resi, coerenti e drammaticamente simpatici, da un certo punto di vista i veri protagonisti dell&#8217;ambientazione. Da ultimi, per numero ma non per importanza, due o tre vampiri; vampiri seri, intendiamoci: nessuna insana passione per il glitter sottopelle.</p>
<p>La narrazione avanza seguendo più linee narrative che si incrociano con la giusta rarità: ciò non toglie che lo facciano, comunque, e il gran bailamme finale avviene in maniera naturale e senza forzature. Gli incontri fortuiti sono pochi, il che è un bene, e ogni gruppo si muove coerentemente alle proprie conoscenze e alle proprie tradizioni. I personaggi sono ben delineati, con caratteri differenti mostrati anche loro con coerenza e continuità per tutta la storia. Onestamente ricordo pochissime descrizioni fisiche, ciononostante le fisionomie dei protagonisti mi sono ben chiare nella mente, evidentemente sono state fatte nella maniera criptica che consigliava anche Asimov (se non ricordo male, ovviamente): introducendo il personaggio dare solo due o tre caratteristiche salienti e indispensabili per avere un&#8217;idea, e poi col proseguire della narrazione accennare distrattamente a qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Non voglio proseguire oltre in questa analisi. Anzi, a voler essere sinceri non sono proprio in grado. Il proposito di questo intervento era dichiaratamente di fare pubblicità sia a un blog che seguo con piacere sia ad un libro che ho letto con estrema soddisfazione. Però altre due righe sulla distribuzione le voglio proprio aggiungere. Marstenheim è <em>gratis</em>, magica parola per noialtri genovesi col braccino corto. Onestamente non sono ancora andato a spulciare sul blog dell&#8217;Autore per indagarne il motivo, ma non faccio fatica ad immaginarlo: il mondo editoriale italiano è una palude mefitica, e lo dico sia da ex-libraio che da ex-aiuto-vice-sostituto-editore; è sostanzialmente impossibile farsi pubblicare per i propri meriti letterari se non pagandosi le stampe. Gamberetta ha discusso con ottime argomentazioni su questa piaga sociale e non mi pare il caso di ripeterle peggio qua (avrei messo il link al post ma proprio non riesco a ritrovarlo). Alla resa dei conti, un libro autofinanziato nella migliore delle ipotesi va a pareggiare le spese (ovviamente per l&#8217;autore; l&#8217;editore ci guadagna, eccome se ci guadagna): alla luce di questo semplice fatto la distribuzione gratuita sotto licenza <a title="Licenza Creative Commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ " target="_blank">Creative Commons by-nc-sa</a>, oltre che essere eticamente encomiabile è anche economicamente molto furba, e spero che possa portare all&#8217;Autore quella fama che, onestamente, merita. E ricordiamo che la fama è più facilmente monetizzabile di un buon libro.</p>
<p>Due parole in conclusione? Leggetelo. Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/" target="_blank">articolo di Gamberetta</a> trovate il libro in più formati che non sul <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html" target="_blank">sito di Angra</a>. Scaricatelo, fatelo scaricare, fate in modo che la gente ne parli. Se questo modo di scrivere e farsi leggere prende piede, forse potremmo cominciare ad avere del fantasy italiano degno di tale nome.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giudizio di Paride", di Pieter Paul Rubens</h2><span>Drammatico riuscire a giudicare con giudizio quando sei di bocca buona; peggio che peggio, se poi devi pure giudicare del bello.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/12/rubens-il_giudizio_di_paride.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Compleanno del blog!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 20:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per molto tempo. — Quello che fa il mio, — rispose il Cappellaio</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie">Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</a></cite>.</small></div></div><p>L&#8217;ho scoperto ora per caso, ma oggi il blog compie ben 2 anni! Il tempo vola quando ci si diverte… o quando si ha altro a cui pensare; sinceramente non avrei mai detto di poter &#8220;durare&#8221; così a lungo, e il numero complessivo di interventi scritti (questo è il 25°, una media perfetta di uno al mese) dimostra ampiamente che il dubbio era giustificato.</p>
<p>Festeggiamo comunque il traguardo raggiunto con questa radicale modifica della grafica… a presto un corposo post (non temete, è già in lavorazione!) e varie scoppiettanti novità! Ricchi premi e cotillons, cimbali, grancasse e fischiabotti!</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La persistenza della memoria", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>Il tempo fugge, deforma i ricordi passati e obnubila la visione dei progetti futuri.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/04/dali_persistenza_della_memoria.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parlando del naufragio di un guscio di noce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.Tratto da Soren Kierkegaard.Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://aforismi.studenti.it/aforisma.htm?id=3d07">Soren Kierkegaard</a></cite>.</small></div></div><p>Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l&#8217;elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L&#8217;onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto &#8220;ovvero gli amici&#8221;), per motivi già citati in articoli precedenti.<br />
Non capisco del tutto questo fenomeno&#8230; Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un&#8217;opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un&#8217;opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un&#8217;opinione travalica grandemente la capacità &#8211; o forse la volontà &#8211; creativa dei seppur rispettabili Autori&#8230; o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch&#8217;io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt&#8217;ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall&#8217;esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.<br />
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire &#8220;cosa vuole fare da grande&#8221;. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant&#8217;Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell&#8217;ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.<br />
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso &#8220;non lo so&#8221;. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin&#8217;ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata&#8230; ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema &#8220;belind*&#8221; rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.<br />
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno &#8220;stay tuned&#8221;, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2009/03/la_nave_dei_folli.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sub limine cerebri</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 08:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell'essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta... Mi fece tornare in me il raglio d'un asino sulla piazza del mercato. L'asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij#Citazioni_7">"L'Idiota" di Fëdor Michajlovi? Dostoevskij</a></cite>.</small></div></div><p>Poi ti vengono a dire &#8220;come mai odi la gente&#8221;. Sono lì, bello sereno elegante e tranquillo ad un banco all&#8217;ingresso di un convegno, pronto a registrare chi, tra i presenti, ha bisogno dei crediti ECM. Ora, poco importa sapere cosa effettivamente siano, sta di fatto che sono robe che interessano specifiche categorie di dottori. Ero lì, dicevo, tutto carino e disponibile; non sapevo che la nemesi della mia bile si avvicinava con passo imperioso.</p>
<p>&#8211; Devo fare qualcosa qua?<br />
&#8211; Non lo so, signora, qua ci si può iscrivere se non lo si è ancora fatto, oppure ci si registra per i crediti ECM.<br />
&#8211; E cosa sarebbero?<br />
&#8211; Se non li conosce vuol dire che non la interessano. Sono crediti formativi in ambito medico: le servono?<br />
&#8211; Direi proprio di no. Devo iscrivermi?<br />
&#8211; Se non l&#8217;ha giá fatto da casa sì. Vuole cortesemente compilare questo modulo?</p>
<p>Le porgo sorridente la fotocopia del modulo, lei mi guarda come se le avessi lanciato contro un piraña; controllo il foglio, non ha denti nè aculei. Tentenno un istante, poi decido che non è il caso di addomesticarla col cibo e riprovo con la dialettica:</p>
<p>&#8211; L&#8217;iscrizione è obbligatoria per seguire il convegno.<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Inizia a compilare, ogni tanto mi lancia delle occhiate di sottecchi come se stessi facendo la dimostrazione dell&#8217;aspirapolvere sull&#8217;arazzo di Bayeux. All&#8217;improvviso si anima, alza di scatto la testa come i vitelli alla parola &#8220;tonnato&#8221; e parla verso un signore che, da alcuni minuti, stava cercando di mesmerizzare la macchinetta del caffè.</p>
<p>&#8211; Devi iscriverti anche tu.<br />
&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Ma senza tesserino non ti fanno entrare.<br />
&#8211; Allora mi dia un modulo.</p>
<p>Prodigio del sillogismo. Glielo passo, nel mentre controllo l&#8217;operato della signora. Non ha compilato tre campi obbligatori, giusto quelli dove si dichiara cosa si è professionalmente e quali sessioni si intende seguire: come dire, la propria dichiarazione di esistenza nei confronti del convegno.</p>
<p>&#8211; Signora, dovrebbe compilare anche questi tre campi &#8212; dico indicandoglieli.<br />
&#8211; Devo compilare tutto?<br />
&#8211; No, solo quelli con l&#8217;asterisco, vede che sotto c&#8217;è scritto &#8220;obbligatori&#8221;?<br />
&#8211; Ah.</p>
<p>Me lo ripassa, ha compilato la data.</p>
<p>&#8211; No signora, questi tre.</p>
<p>Nel mentre il signore, carico d&#8217;astio per l&#8217;insuccesso con la macchinetta del caffè, fissa il foglio con l&#8217;intensità di un topo verso il formaggio al centro del pavimento: subodora l&#8217;inganno, ma non sa da che parte possa arrivare la minaccia. Mi fissa con attenzione, sono l&#8217;elemento perturbatore nel suo fragile mondo, mi studia come gli esperti giocatori di poker. Prova ad ipnotizzarmi, poi a mettermi le monetine in tasca per un cappuccino, ma si accorge dell&#8217;errore e si rifugia nelle sue certezze:</p>
<p>&#8211; Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.<br />
&#8211; Sì, ma l&#8217;iscrizione è obbligatoria.</p>
<p>Nel frattempo la ragazza al banco con me pietosamente accetta il modulo della signora, fingendo di non accorgersi che mancano dei campi: tre, per essere precisi. La signora però è insoddisfatta.</p>
<p>&#8211; Magari sono io che oggi non capisco niente, però in queste fotocopie non si legge bene il programma.<br />
&#8211; Le fotocopie servono solo per il modulo di iscrizione, i pamphlet originali sono sul tavolo all&#8217;ingresso, gliene vado a prendere uno.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma, uno arriva qua e non capisce di cosa si parli.<br />
&#8211; Si presume che chi si vuole iscrivere sappia di cosa si parli.<br />
&#8211; Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma.</p>
<p>Nel frattempo il signore ha elaborato un piano, e una luce diversa gli brilla negli occhi cespugliosi; appoggia il foglio sul tavolo e proclama, con fiero cipiglio:</p>
<p>&#8211; Grazie ma non mi interessa.</p>
<p>La signora invece, ergendosi contro le avversità come un platano ai discotecari impasticcati, brandisce il badge appena consegnatole e chiede:</p>
<p>&#8211; Con questo posso entrare oggi pomeriggio?<br />
&#8211; Si signora, glielo abbiamo dato perché si è iscritta.<br />
&#8211; Ah. A oggi pomeriggio, allora.<br />
&#8211; Arrivederci, signora.</p>
<p>Ora, che dire, mi dichiaro basito. Mi spiace vedere gente così fuori dal flusso globale di informazioni da non aver saputo che l&#8217;evoluzione cerebrale umana è proseguita oltre lo stadio australipitecino. Povera mentecatta indegna dell&#8217;ossigeno che consumi, cosa ci vieni a fare ad un convegno? Non so cosa fai nella vita, ma credo saresti più utile se restituissi i tuoi composti azotati al terreno. A te e le fotocopie e l&#8217;iscrizione e il pomeriggio e l&#8217;amico&#8230; Come recita la saggezza delle frasette nelle carte di Magic, &#8220;un giorno qualcuno ti perdonerà, ma non è questo il giorno e non sarò io a farlo&#8221;.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le tentazioni di Sant'Antonio", di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol</h2><span>L'altrui follia si manifesta in multiformi aspetti.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/10/tentazione_dali-300x213.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un grande inno all&#8217;indifferenza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 14:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[armoniche e frastuoni]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da Bob Geldof.Citando Pestilenza in John Doe, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi. I don&#8217;t mind [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html"><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qgu-tzjfit0&hl=it&fs=1&rel=0&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="349"></embed></object></blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html">Bob Geldof</a></cite>.</small></div></div><p>Citando Pestilenza in <a title="Pagina di John Doe su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Doe_(fumetto)" target="_blank">John Doe</a>, &#8220;è come essere i proprietari di un luna park: prima o poi, un giro sulla ruota panoramica te lo vuoi fare&#8221;. È passato poco tempo da quando ho parlato male dell&#8217;inserire a caso testi di canzoni nei post, ed eccomi qua pronto a contraddirmi.</p>
<blockquote><p>I don&#8217;t mind if you go<br />
I don&#8217;t mind if you take it slow<br />
I don&#8217;t mind if you say yes or no<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if you live or die<br />
Couldn&#8217;t care less if you laugh or cry<br />
I don&#8217;t mind if you crash or fly<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if you come or go<br />
I don&#8217;t mind if you say no<br />
Couldn&#8217;t care less baby let it flow<br />
&#8216;Cause I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t care if you sink or swim<br />
Lock me out or let me in<br />
Where I&#8217;m going or where I&#8217;ve been<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t mind if the government falls<br />
Implements more futile laws<br />
I don&#8217;t care if the nation stalls<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t care if they tear down trees<br />
I don&#8217;t feel the hotter breeze<br />
Sink in dust in dying sees<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind if culture crumbles<br />
I don&#8217;t mind if religion stumbles<br />
I can&#8217;t hear the speakers mumble<br />
And I don&#8217;t mind at all</p>
<p>I don&#8217;t care if the Third World fries<br />
It&#8217;s hotter there I&#8217;m not surprised<br />
Baby I can watch whole nations die<br />
And I don&#8217;t care at all</p>
<p>I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind I don&#8217;t mind<br />
I don&#8217;t mind at all</p>
<p>Na na na , &#8230;</p>
<p>I don&#8217;t mind about people&#8217;s fears<br />
Authority no longer hears<br />
Send a social engineer<br />
And I don&#8217;t mind at all</p></blockquote>
<p>Anche i meno anglofoni si saranno resi conto trattare dell&#8217;indifferenza, ma lascio comunque accesso ad una <a title="Traduzione di " href="http://www.dartagnan.ch/article.php?sid=4056" target="_blank">buona traduzione del testo</a>.</p>
<p>Bob Geldof&#8230; ricordo che da bambino andavo a cercare la sua cassetta (sì, le musicassette a nastri, già, sono abbastanza vecchio da ricordarle), era &#8220;<a title="Pagina dell'album sul sito ufficiale di Geldof" href="http://www.bobgeldof.info/Disc/vegetarians.html" target="_blank">the vegetarians of love</a>&#8220;, e la riavvolgevo per ascoltare solo questa canzone: operazione questa ripetuta abbastanza volte da farmela entrare nel sangue, ma anche abbastanza per donarmi una completa ignoranza sul resto dell&#8217;opera di Geldof che mi trascino tutt&#8217;ora. Una canzone con cui mi trovo in completo accordo, dicevo, ma curiosamente il prendere atto di questa situazione mi lascia indifferente.</p>
<p>Mi ha accompagnato per anni, mutando di significato a seconda dei periodi e rimanendomi comunque aderente; mi sono interrogato a fondo su questo miracolo, e sono giunto ad una conclusione: è potuto succedere esclusivamente perchè non mi sono mai soffermato a cercare di capire il testo, del resto conoscente benissimo il mio rapporto con l&#8217;inglese. In questa maniera mi bastava sapere che il testo parlasse di un uomo indifferente ai casi della vita e che lo stesso uomo ne fosse felice, e i bersagli dell&#8217;indifferenza erano del tutto ininfluenti; potevano essere i pensierini a casa alle elementari, o i problemi con gli amici alle medie, o i disastri sentimentali alle superiori, o le disillusioni ideologiche negli anni successivi: poco importava, tutto si poteva annullare in un &#8220;non importa&#8221; e una risata con qualche amico. Solo pochi giorni fa ho scoperto l&#8217;esistenza di un videoclip, del quale mi sono ovviamente innamorato, e solo oggi ho preso la decisione di leggermi il testo.</p>
<p>Sono impressionato. Non pensavo potesse esistere qualcun&#8217;altro così tanto disinteressato ai fatti del mondo. Questo atteggiamento viene spesso etichettato come dannoso, moralmente abbietto o socialmente pericoloso, costringendo la gente comune ad accollarsi un quantitativo esagerato di interessi: interesse per la partita, per il rapimento i Giampippetto in Kissadovekistan, per i bambini del Biafra, per il matrimonio di Tizia Talaltra con il suo ego. Tutte cose che con la propria vita, ammettiamolo, non hanno nulla a che spartire: la propria vita è interessata molto di più da quelle persone che ballano con te quando ti sei spogliato delle restrizioni morali più soffocanti (perchè avete già visto il filmato, vero?).</p>
<p>Perché, alla fine, quello che realmente conta sono i momenti che hai vissuto, non certo quello che ti hanno raccontato: di quello, insomma, <em>I don&#8217;t mind at all</em>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Le Déjeuner sur l'Herbe", di Édouard Manet</h2><span>Mi ha sempre affascinato come quei due riescano a parlare indifferenti (ma con l'occhio furbetto!) in presenza di una ragazza nuda. E mi ha ancora di più incuriosito sapere quale fosse stata la catena di eventi che ha portato a quella situazione. Forse, se avessi letto qualcosa sul libro di Arte, potrei avere maggiori informazioni su cui poggiare le mie ipotesi.</span><center><img src="http://belinde.net/wp-content/uploads/2008/07/le_dejeuner_sur_lherbe.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;di un pastore errante in salotto.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 00:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Brutta cosa l&#8217;aver sonno ma non abbastanza. Sei lì, finalmente libero di respirare dopo una giornata in giacca e cravatta, e ti sembra brutto andare già a dormire nonostante le palpebre cadenti. E pensare che in questo momento potresti tranquillamente essere a divertirti al Sol Levante coi tuoi amici, non fosse per quella tua irrefrenabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brutta cosa l&#8217;aver sonno ma non abbastanza. Sei lì, finalmente libero di respirare dopo una giornata in giacca e cravatta, e ti sembra brutto andare già a dormire nonostante le palpebre cadenti. E pensare che in questo momento potresti tranquillamente essere a divertirti al <em>Sol Levante</em> coi tuoi amici, non fosse per quella tua irrefrenabile idiosincrasia nei confonti di qualunque cosa si possa ricondurre ad una discoteca. E te ne chiedi il motivo: in fondo ti piace stare in compagnia, ma appena qualcuno propone una serata del genere tu sorridi mesto e declini cortesemente, adduncendo improbabili levatacce il giorno dopo (come se una sveglia alle 6 ti avesse mai impedito di stare a raccontarsela fino alle 3). Anche quando ti viene preannunciato per tempo, e hai tutta la giornata per convincerti, quando arriva il momento di comporre le macchinate tu ti trovi sulla tua vespa che stai tornando a casa.</p>
<p>Addirittura ti capita per le feste, nonostante il loro punto clue sarà evidentemente dietro quei portoni, nonostante il resto della serata sia evidentemente solo un prodromo&#8230; non ce la fai. Nonostante ci sia della gente con cui sai che ti divertirai. Nonostante ci sia gente che non conosci ma che promette maledettamente bene. Nonostante sai che quella sera succederanno cose divertentissime che animeranno le discussioni per tutto il mese seguente. Nonostante, nonostante, nonostante.</p>
<p>Allora cerchi di analizzarti per capirti un po&#8217; almeno tu, visto che i tuoi amici evidentemente non ci riescono. E ti inventi scuse, quasi barocche nei loro arzigogoli logici. Ultimamente tra te e te va per la maggiore una spiegazione che si appoggia sulla tua incapacità di distinguere bene le parole nel rumore, e nella conseguente altissima possibilità di passare la serata a far flanella e senza riuscire a fare un discorso che sia uno, e tutti sanno quanto è importante per te discorrere&#8230; Ma non sta in piedi. Non può essere una spiegazione. Forse è solo dovuto alla folla. Odi la folla, la temi e ti schifa. Guardi con orrore, tutte le mattine, il serpentone di gente indifferenziabile che si forma all&#8217;uscita dei binari a Brignole fino a tutta via San Vincenzo, e non tolleri l&#8217;idea di trovartici in mezzo anche alla sera. Così, senza un motivo valido se non l&#8217;odio viscerale e atavico per l&#8217;annullamento.</p>
<p>Poi, finalmente, il sonno ha la meglio sulle tue pulsioni intimiste, e penosamente ti allontana dalla tastiera. Ma non ti allontana da te stesso: ti prende per mano e ti conduce attraverso la notte, fino ad arrivare a quel punto, domattina, dal quale questo <em>incerto mio incespicare</em> (ricchi premi e cotillon a chi azzecca la citazione) possa assumere i toni del risibile, alimentando dubbi sulla liceità di lasciare esposto al pubblico il post piuttosto che cancellarlo. Ma nel momento in cui scrivi queste parole hai già capito che non lo farai, e una volta di più rattristato dalla tua auto-prevedibilità finalmente ti accingi a premere il punsante &#8220;pubblica&#8221;.</p>
<p>Ciò non toglie che mi dispiace. Mai come ora vorrei essere diverso, o almeno diversificabile. Mai come ora vorrei mandare al diavolo la cosiddetta coerenza con se stessi, perché se questo provoca la schiavitù comportamentale che osservo su me stesso, evidentemente non è più una cosa buona. Ma ormai è tardi, la decisione è stata presa da ore, e riuscire sarebbe stupido. Rimandiamo tutto alla prossima occasione, e alla prossima scusa.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"Il giardino delle delizie", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto <i>Hieronymus Bosch</i></h2><span>Tanta gente, troppa, impegnata spesso in attività che non capisci, non ti attirano o di contro nelle quali non riesci ad inserirti (e il fatto che siano in larga misura nudi dovrebbe fornire indizi sulla natura di questa terza categoria)</span><center><img src="http://files.splinder.com/2187d66fdbf5a2434901530f5671751c.jpeg" /></center></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nubi di ieri sul nostro domani odierno</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 13:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>belinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specchi e riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[c'è un mondo là fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ethika fon ethica]]></category>
		<category><![CDATA[maledetti giovinastri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando c'ho la ragazza faccio la conchetta per sentirmi il fiato, sto vent'anni in bagno, penso che si chiava, dopo non si chiava e non mi lavo più. Cerco nelle mie narici una testimonianza delle mie radici, ma vi trovo un fico e lo dovrò spalmare sotto qualche banco, come in gioventù. Questi sono i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="cartiglio"><blockquote cite="http://www.elioelestorietese.it/?page=disco/brano&amp;id_prodotto=96&amp;id_brano=166">Quando c'ho la ragazza faccio la conchetta per sentirmi il fiato,
sto vent'anni in bagno, penso che si chiava, dopo non si chiava e non mi lavo più.
Cerco nelle mie narici una testimonianza delle mie radici, ma vi trovo un fico e lo dovrò spalmare
sotto qualche banco, come in gioventù.
Questi sono i miei costumi, vendo paralumi, siete come me.</blockquote><div class="cartiglio_fonte" align="right"><small>Tratto da <cite><a href="http://www.elioelestorietese.it/?page=disco/brano&amp;id_prodotto=96&amp;id_brano=166">Elio E Le Storie Tese</a></cite>.</small></div></div><p>L&#8217;avete letta e riconosciuta, adorata o disprezzata, ma non ne siete rimasti indifferenti. E se anche non l&#8217;aveste mai sentita, sono sicuro che sin&#8217;ora non avrete mai dormito tra due guanciali. Per quale motivo è finita su questo blog? Solo per attirare l&#8217;attenzione dei lettori: mi scuso di conseguenza con chiunque arrivi qui alla ricerca dei testi di Elio.</p>
<p>Niente commento, oggi. Pensieri a ruota libera.</p>
<p>Non ho trovato fonti, da febbraio a questa parte: i blog di persone fisiche da me conosciute sembrano essersi arenati su una ristretta rosa di argomenti, quali &#8220;oh ma quanto sto male&#8221;, &#8220;oh ma che sfiga c&#8217;ho addosso&#8221;, &#8220;oh ma siete tutti brutti e cattivi&#8221;; in questo mare magnum di varie acredini e depressioni, spiccano sparute isole di banalità assortite — una fra tutte, quasi un eponimo del genere, <a href="http://zabriskie-matte.blogspot.com/" target="_new">Zabriskie Point</a> — che tuttavia non riescono a solleticarmi. Non so, questo ammosciamento generalizzato mi stupisce sempre. Tempo addietro mi sono trovato a commentare un <a href="http://musicinflamestemperament.spaces.live.com/Blog/cns%21B32E1FB6D7763BAF%212319.entry">post su The paradise city</a>, e ho continuato a pensarci sin&#8217;ora: vuoi perchè sono orgoglioso della mia prosa — ah, sia lode al mio ego! —, vuoi perché mi ha messo di fronte ad una situazione che, essendomi ogni giorno sotto gli occhi, mi è sempre sfuggita. In molti lamentano della morte civile che aleggia nelle nostre serate, in troppi raccontano con sguardo trasognato immortali nottate passate a Barcellona. In pochissimi si adoperano per dare una mossa alla propria vita: forse perchè questo richiede fantasia e applicazione, forse perchè occorre volontà. In effetti, è molto più comodo rimanere uguali a se stessi e traslarsi spazialmente in un luogo in cui ci si possa far portare dalla corrente, in cui la propria piattezza possa passare inosservata. Trovo sia un atteggiamento veramente vile nei confronti di se stessi.</p>
<p>Eppure mi sembra così naturale… coltivare degli interessi, parlarne in giro, inseguirli per tutt&#8217;Italia. Trascinarsi dietro qualcuno, in modo da ampliare anche gli interessi di tutti i propri conoscenti. <span style="font-style: italic;">Agire</span>, insomma, <span style="font-style: italic;">fare</span>. Ma è un discorso che cade nel vuoto. Molto più facile rimanere davanti al Mille, o al Balìn, o al Cafè de la Place, a bevacchiare e raccontarsi quella dall&#8217;uva, pianificando quell&#8217;unica settimana all&#8217;anno in cui inventarsi un nuovo vivere. Bello, per carità, simpatico e divertente, mi ci chiamo in mezzo anch&#8217;io: ma il fine settimana scorso ho conosciuto o reincontrato gente di Torino, Vicenza, Roma, Napoli, Catania. Ho parlato, ballato, riso. Ho pianificato viaggi, raccolto informazioni, imparato tecniche. E sono tornato a casa, sì nella morte civile, ma migliore e più completo: e la prossima volta sarà meglio, e ad ogni giro le possibilità di essere e rimanere felice aumenteranno di un poco. Perché altri non fanno scelte di questo genere? Perché annegarsi nell&#8217;inedia mentale?</p>
<p>Ecco cosa centrava Elio, all&#8217;inizio. Schiavi di abitudini insensate, sospinti da aspettative che verranno disattese per la propria incapacità di esibire una <span style="font-style:italic;">volontà</span>. In attesa di quella settimana di <cite>lieto ritornello, che non c&#8217;entra un cazzo, ma che piace ai giovani</cite>.</p>
<div class="pinacoteca_container"><h2>"L'assenzio", di Edgar Degas</h2><span>Seduti in quel caffè, a non pensare a nulla. <cite>E scappò via con la paura di arrugginire, il giornale di ieri lo dà morto arrugginito... I becchini ne raccolgono spesso, tra la gente che si lascia piovere addosso.</cite></span><center><img src="http://img457.imageshack.us/img457/2118/degasl27assenzio6cu.jpg" /></center></div>]]></content:encoded>
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