Sub limine cerebri
Mi rammento: una malinconia terribile aveva invaso tutto il mio essere; avevo una gran voglia di piangere; tutto destava in me sorpresa e mi rendeva inquieto. In modo più spaventoso ancora, mi opprimeva la sensazione che tutto era, ai miei occhi, estraneo, e comprendevo benissimo che quell’essere tutto estraneo mi uccideva. Rammento di essermi sottratto a questa prostrazione e a quel buio la sera in cui, giunto a Basilea, misi piede sul suolo svizzero per la prima volta… Mi fece tornare in me il raglio d’un asino sulla piazza del mercato. L’asino mi colpì fortemente e, al contempo, mi piacque molto: e, da quel momento, tutto parve rischiararsi nella mia mente.
Poi ti vengono a dire “come mai odi la gente”. Sono lì, bello sereno elegante e tranquillo ad un banco all’ingresso di un convegno, pronto a registrare chi, tra i presenti, ha bisogno dei crediti ECM. Ora, poco importa sapere cosa effettivamente siano, sta di fatto che sono robe che interessano specifiche categorie di dottori. Ero lì, dicevo, tutto carino e disponibile; non sapevo che la nemesi della mia bile si avvicinava con passo imperioso.
– Devo fare qualcosa qua?
– Non lo so, signora, qua ci si può iscrivere se non lo si è ancora fatto, oppure ci si registra per i crediti ECM.
– E cosa sarebbero?
– Se non li conosce vuol dire che non la interessano. Sono crediti formativi in ambito medico: le servono?
– Direi proprio di no. Devo iscrivermi?
– Se non l’ha giá fatto da casa sì. Vuole cortesemente compilare questo modulo?
Le porgo sorridente la fotocopia del modulo, lei mi guarda come se le avessi lanciato contro un piraña; controllo il foglio, non ha denti nè aculei. Tentenno un istante, poi decido che non è il caso di addomesticarla col cibo e riprovo con la dialettica:
– L’iscrizione è obbligatoria per seguire il convegno.
– Ah.
Inizia a compilare, ogni tanto mi lancia delle occhiate di sottecchi come se stessi facendo la dimostrazione dell’aspirapolvere sull’arazzo di Bayeux. All’improvviso si anima, alza di scatto la testa come i vitelli alla parola “tonnato” e parla verso un signore che, da alcuni minuti, stava cercando di mesmerizzare la macchinetta del caffè.
– Devi iscriverti anche tu.
– Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.
– Ma senza tesserino non ti fanno entrare.
– Allora mi dia un modulo.
Prodigio del sillogismo. Glielo passo, nel mentre controllo l’operato della signora. Non ha compilato tre campi obbligatori, giusto quelli dove si dichiara cosa si è professionalmente e quali sessioni si intende seguire: come dire, la propria dichiarazione di esistenza nei confronti del convegno.
– Signora, dovrebbe compilare anche questi tre campi — dico indicandoglieli.
– Devo compilare tutto?
– No, solo quelli con l’asterisco, vede che sotto c’è scritto “obbligatori”?
– Ah.
Me lo ripassa, ha compilato la data.
– No signora, questi tre.
Nel mentre il signore, carico d’astio per l’insuccesso con la macchinetta del caffè, fissa il foglio con l’intensità di un topo verso il formaggio al centro del pavimento: subodora l’inganno, ma non sa da che parte possa arrivare la minaccia. Mi fissa con attenzione, sono l’elemento perturbatore nel suo fragile mondo, mi studia come gli esperti giocatori di poker. Prova ad ipnotizzarmi, poi a mettermi le monetine in tasca per un cappuccino, ma si accorge dell’errore e si rifugia nelle sue certezze:
– Mi interessa solo un intervento oggi pomeriggio.
– Sì, ma l’iscrizione è obbligatoria.
Nel frattempo la ragazza al banco con me pietosamente accetta il modulo della signora, fingendo di non accorgersi che mancano dei campi: tre, per essere precisi. La signora però è insoddisfatta.
– Magari sono io che oggi non capisco niente, però in queste fotocopie non si legge bene il programma.
– Le fotocopie servono solo per il modulo di iscrizione, i pamphlet originali sono sul tavolo all’ingresso, gliene vado a prendere uno.
– Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma, uno arriva qua e non capisce di cosa si parli.
– Si presume che chi si vuole iscrivere sappia di cosa si parli.
– Si ma nelle fotocopie non si legge bene il programma.
Nel frattempo il signore ha elaborato un piano, e una luce diversa gli brilla negli occhi cespugliosi; appoggia il foglio sul tavolo e proclama, con fiero cipiglio:
– Grazie ma non mi interessa.
La signora invece, ergendosi contro le avversità come un platano ai discotecari impasticcati, brandisce il badge appena consegnatole e chiede:
– Con questo posso entrare oggi pomeriggio?
– Si signora, glielo abbiamo dato perché si è iscritta.
– Ah. A oggi pomeriggio, allora.
– Arrivederci, signora.
Ora, che dire, mi dichiaro basito. Mi spiace vedere gente così fuori dal flusso globale di informazioni da non aver saputo che l’evoluzione cerebrale umana è proseguita oltre lo stadio australipitecino. Povera mentecatta indegna dell’ossigeno che consumi, cosa ci vieni a fare ad un convegno? Non so cosa fai nella vita, ma credo saresti più utile se restituissi i tuoi composti azotati al terreno. A te e le fotocopie e l’iscrizione e il pomeriggio e l’amico… Come recita la saggezza delle frasette nelle carte di Magic, “un giorno qualcuno ti perdonerà, ma non è questo il giorno e non sarò io a farlo”.
“Le tentazioni di Sant’Antonio”, di Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol
L’altrui follia si manifesta in multiformi aspetti.
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